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Puella Madoka Magica (un finale… un perché)
30 Sep
2011

- SPOILERS ALERT!!! -

Prima di iniziare a visionare la serie di Madoka Magica il primo pensiero che ebbi fu più o meno questo:
“Guardo tutte le puntate e poi le recensisco sul mio blog.”
Avrei voluto rispettare questo proposito e scrivere un articolo che raccogliesse più o meno tutte le mie impressioni in merito a questo anime… lo avrei voluto davvero. Peccato, però, che alla puntata 12, la famosa puntata 12, quella finale, quella che avrebbe dovuto chiudere il cerchio tutto si è disintegrato, polverizzato, atomizzato e la qui presente è stata sottoposta a una vera e propria doccia di fango improvvisa.
Già, perché guardare Madoka Magica è stato come stare 11 minuti sotto un getto caldo al punto giusto, circondata da deliziose bollicine di sapone e da un profumo gradevole per poi ritrovarsi, al dodicesimo minuto, inzozzata da capo a piedi.
Se lo avessi saputo prima mi sarei premunita, avrei preparato gli anticorpi, come feci con Code Geass, del resto, ma in questo caso no.
Perché dalle stelle si passa alle stalle.
Dal semi-capolavoro si passa al trash più assoluto.
Può sembrare una trollata assurda, una cosa assolutamente senza senso, ma per colpa di questa conclusione mi toccherà spendere più parole per argomentare le mie posizioni, piuttosto che per elogiare questa serie.

Madoka Magica si presenta fin dai primi istanti, un anime apparentemente puccioso, apparentemente majokko, apparentemente rosa.
Madoka, la protagonista, sta di spalle, stringe la gonnellina di maghetta tra le sue mani e PIANGE. Il messaggio implicito è molto chiaro:
“Non mi piace essere ciò che sono. Non mi piace la magia. Tutto questo non è divertente.”
Ed in effetti è così.
Il chara design è volutamente pastellato, volutamente kawaii, volutamente colorato, ma le ambiemtazioni che circondano i vari personaggi sono cupe, così come sono cupe le tematiche trattate, a volte con una logica che ha del sorprendente, sebbene i riferimenti a Claymore (si… avete capito bene. A CLAYMORE.) siano abbastanza lampanti.
Gli sceneggiatori usano questa serie per decostruire con una forza ed una violenza assolute tutti gli stereotipi del genere majokko: Madoka, che è la protagonista, si trasforma “veramente” solo nell’ultima puntata, essere maghe è una fregatura, la morte può colpire chiunque… anche loro e, per ultimo… Kyubei, la mascotte, tanto mascottosa non è perché in essa si cela un essere davvero singolare, privo di qualsiasi emozione.

In realtà, a voler essere pignoli, la discesa qualitativa di Madoka Magica non inizia, improvvisamente, con la puntata 12, ma nei precedenti episodi, con due avvenimenti che mi avevano lasciata un po’ perplessa, ma che erano scivolati tutto sommato via, portati alla deriva da ottimi dialoghi, splendidi combattimenti e atmosfere uniche.
Più in particolare, gli avvenimenti disturbanti cui faccio riferimento sono i seguenti:

- La motivazione di Kyubei -
Ad un certo punto Kyubei spiega a Madoka il sistema che sta dietro alle Puelle: egli è un Incubator e viene da un pianeta che non si sa bene dove sia (questo non voler spiegare certe cose mi da sinceramente ai nervi ) popolato da mascotte come lui (?!) che non sono dotati di emozioni.
Queste “persone”, a fronte del fatto che l’universo sta per giungere ad uno stato di entropia, (?!!!!!) pensano bene di trovare un’energia alternativa che, GUARDA CASO, si trova nelle emozioni degli esseri umani. Emozioni che per l’essere non sono altro che interferenze.
Se la logica di Kyubei è dannatamente coerente e funziona, la stessa cosa non i può dire deli contenuti di ciò che va dicendo.
Innanzi tutto l’anime dà per scontato che l’universo finisca per “morte termica” quando questa teoria non ha certo più valore delle altre due esistenti. Anche giustificando questa presa di posizione, evidentemente necessaria ai fini della trama, non ci vuole certo un astrofisico per capire che la fine dell’universo (qualunque essa sia) non è dietro l’angolo come vorrebbe farci credere Kyubei, ma avverrà tra diversi miliardi d’anni.
MILIARDI.
Tempo che, credo, sia più che sufficiente per trovare una strada alternativa, sempre che si possa ritenere scientificamente accettabile il poter alimentare tutto il cosmo con le emozioni degli esseri umani.
So che ad una prima visione i concetti tirati in ballo potrebbero sembrare fighi, ma se li analizzate con spirito critico, sono i tipici concetti buttati lì, senza alcuna cognizione di causa solo per far sembrare più “coerente” una scelta narrativa usata già dai tempi di Sailor Moon quando i cattivi risucchiavano l’energia a destra e a manca e facevano resuscitare le peggio cose.

- La spiegazione del potere di Madoka -
Homura è una Puella che viene da numerosi futuri alternativi. Ha il potere di tornare indietro nel tempo grazie al desiderio espresso nel contratto con Kyubei e da allora non fa altro che ripercorrere quegli stessi eventi per tentare di salvare Madoka, la sua migliore amica, dalla Notte di Valpurga (ennesimo concetto usato tanto per, dato che la vera notte di Valpurga non centra una mazza con tutta ‘sta storiella).
Fermo restando la devastante scopiazzatura da Steins;Gate (perché, per chi non lo sapesse, l’anime è tratto da un videogioco che ha la medesima storia e che è stato pubblicato nel 2009, quindi due anni prima di Madoka Magica) dove accade più o meno la stessa cosa, ma forse con più enfasi, al protagonista, in realtà tutta questa sotto-trama è stata costruita a sommo studio per decostruire un altro dei cliché delle maghette e cioè quello secondo il quale tutte le protagoniste sono le più potenti a priori.
In Madoka Magica la Puella rosa è la più forte, ma per effetto di un elemento esterno, ovvero… i viaggi nel tempo di Homura.
A costo di essere alternativi, gli sceneggiatori si sono tirati addosso fango e, in buona sostanza, l’hanno fatta fuori dal vaso. Se non avessero esagerato… se avessero fatto che Madoka era la più debole dall’inizio alla fine (come per Claymore con Claire), allora il meccanismo non si sarebbe inceppato.
Secondo Urobuchi, lo scrittore di questa serie, Madoka del presente attuale è diventata potentissima grazie alla disperazione delle altre Madoka nelle altre linee temporali (?!!!!) andando a inglobare in maniera del tutto arbitraria ed assurda la teoria del circolo chiuso di casualità in quella delle linee temporali alternative.
Insomma… sarebbe come sperare che l’olio si mischiasse con l’acqua, tanto per far capire.
Non esiste NIENTE che possa avvalorare questa tesi, nessuna giustificazione non dico scientifica (perché è chiedere troppo dal momento che lo scrittore chiaramente non ha aperto un libro che sia uno sull’argomento), ma anche persino logica. Una linea temporale è parallela PROPRIO perché non ha niente a che spartire con l’altra, altrimenti ci sarebbe un circolo chiuso nel quale Homura ripercorre lo stesso tempo senza però addizionare alcuna disperazione sulle spalle di Madoka.
Ciò che per molti è stato ritenuto un plauso, è un’epocale cavolata.

Quello che poteva sembrare un attimo di defiance, finisce con l’estremizzarsi in maniera ossessiva fino a toccare punte di ilarità in quello che dovrebbe essere un episodio fatto di amore e di un puro sentimento di speranza.
Ne viene fuori, invece, un melodramma sorretto da scelte narrative talmente sciocche da sembrare uscite dalla mente di un bambino in preda a manie di onnipotenza giovanile.
In sostanza, per fermare la degenerazione di Homura (che sta per diventare Strega, così come… herr… le Claymore possono diventare Risvegliate, ma va beh ), Madoka dice di voler diventare una Puella e chiede a Kyubei, come suo desiderio, di poter essere capace di uccidere tutte le streghe esistite (anche quelle nel passato!).
A quel punto Kyubei se ne esce fuori con una strana battuta che recita più o meno così:
“Una richiesta come questa… trascende le regole. Tu diventerai Dio!”
Ora.
Il sistema di stoccaggio di energia e tutto il ciclo di degenerazione delle Puelle in Streghe non è una regola universale, ma è qualcosa che dipende dal sistema stesso… un sistema creato in maniera ARTIFICIALE, quindi non naturale, quindi non “divina” (ammesso e presupposto che esista un Dio ).
Sarebbe come dire che chi ha trovato sistemi alternativi per far funzionare dei congegni è diventato un Dio.
Madoka avrebbe avuto il potere di stravolgere QUEL sistema, ma nient’altro.
Kyubei acconsente al suo desiderio e la ragazzina inizia a liberare dall’agonia tutte le Puelle iniziando a prefigurare un happy ending luminoso. Ad un certo punto, però, Urobuchi dà inizio al suo delirio.
Non si sa come, non si sa perché, Madoka è diventata un Dio… la SPERANZA.
Mi vergogno persino a dirlo, figuratevi.
Far diventare Dio un personaggio e non sapere come gestire la cosa (e, credetemi, è quasi del tutto ingestibile se lo si vuole fare con cognizione di causa, come è logico che sia!) significa fare una figura di colossale e PURTROPPO è proprio questo il caso.
Anche ammettendo che Madoka possa essere diventata una divinità, come può un essere FINITO come Kyubei essere in grado di dare alla protagonista questo potere?
Far diventare un Dio un mortale equivale ad essere COME MINIMO un Dio a nostra volta.
Quindi infinito.
Quindi trascendentale.
Quindi senza limiti.
Quindi onnipotente.
Eppure Kyubei poneva centomila condizioni, non poteva riportare le Puelle al loro stadio originario né le streghe al suo stadio di Puelle e, cosa più importante di tutte, doveva attingere da loro per accumulare l’energia necessaria per l’universo.
Inoltre, da un personaggio presentato come un essere radicalmente logico ci si aspetterebbe, quanto meno che egli stesso utilizzi per sé questo potere perché consapevole del fatto che sarebbe in grado di adoperarlo meglio di una umana (tra l’altro manco così intelligente se volessimo tagliare il capello in quattro). Un Vulcaniano avrebbe fatto così. Lui no… si limita a commentare come un imbecille diventando una mera mascotte (e questa volta per davvero!) proprio quando avrebbe dovuto dominare l’intera scena.
Se poi volessimo accogliere l’interpretazione secondo la quale Kyubei si limita solo a fare uscire il desiderio usando l’energia della persona la cosa diventa ancora più ridicola perché sarebbe come dire che, attraverso un processo del tutto illogico (cui sopra), un essere umano può usare l’emozione, che è TIPICAMENTE immanente (o umana, per parlare un linguaggio meno forbito) per diventare Dio.
Filosoficamente è la più grande, immane, gloriosa caxxata che abbia mai sentito, ma evidentemente per gli sceneggiatori Dio è un concentrato di emozioni e quindi di imperfezione.

Un plot hole, insomma, che risucchia tutto ciò che di buono costruito fino a quello stesso momento come un gigantesco, spaventoso buco nero.
E non ci sono neutrini che tengano qui.
Purtroppo.

Postato da Marylain, alle 15 : 32
(permalink) (Anime)


6
Torta all’arancia e cacao
28 Sep
2011

Avrei voluto scrivere prima questo post, ma, chi mi sta seguendo via Facebook (maledetta piattaforma di pseudo-micro blogging… mi sta succhiando tutte le energie! ) sa già che l’inizio di questa settimana non è stata tra le migliori.
Un compleanno sola fino alle 17:00, poi in coda alle poste per un’ora e mezza con Serchan per pagare le crocchette ai gattini e un altro paio di commissioni improrogabili. Ciliegina sulla torta – ed in effetti, siamo proprio in tema – è mia madre che mi tratta da schifo al telefono e poi si inventa una versione tutta sua da raccontare a mio padre.
Che bel quadretto invitante.
E pensare che avevo preparato questa torta per loro, per festeggiare i loro rispettivi compleanni perché, in sostanza, non avendo più il becco di un quattrino, manco per spedire un pacchetto alla mia migliore amica, non potevo regalare loro nulla.
Il dolce è stato molto apprezzato e, con ogni probabilità, è stato anche quello che mi è riuscito meglio tra tutti quelli preparati fino ad ora. Peccato che mia madre è costantemente a dieta e che mio padre, poveretto, goloso com’è, è diabetico.

Per il resto volevo ringraziare la mia best friend, Cely e tutti quelli che mi hanno sostenuto il 26 qui o su Faccialibro. Ringrazio anche Nekovale che mi ha scritto una email: anche se erano due righe il solo fatto di aver ricevuto un tuo pensiero mi ha fatto un grandissimo piacere e, anzi… mi dispiace che anche per te non sia un bel periodo così come non lo, evidentemente, pure per il povero Tristano.
Ganbatte a tutti, insomma… prima o poi questo periodo di sfiga collettiva finirà e che caxxo!
Prima di passare alla ricetta, volevo complimentarmi con Pixel per l’articolo sul “presunto aumento della difficoltà nei videogiochi”. L’ho letto davvero con piacere, ma mi scuso per non essere riuscita a commentare… è una cosa che non faccio da molto tempo, ma rimedierò appena ritroverò una mia collocazione in questo quadro desolante.

Beh, cominciamo con gli ingredienti per 8 persone:
175g di zucchero
175g di burro (più qualcosa in più per lo stampo)
3 uova
175g di farina autolievitante
2 cucchiai di cacao amaro
2 cucchiai di latte
3 cucchiai di succo d’arancia
scorza grattugiata di mezza arancia

Per la glassa:
175g di zucchero a velo
2 cucchiai di succo d’arancia

Per decorare:
Cioccolato fondente fuso

Devo dire che ho parecchio interpretato la torta a questo giro. Per ciò che concerne il burro ho fatto un mix tra quello normale e quello light che già avevo.
Per il succo d’arancia ho preso una “bottiglietta” di Skipper all’arancia rossa, ma ho evitato di inserire le scorze aumentando, piuttosto, i cucchiai di arancia dentro al preparato. Se non volete sentire troppa essenza d’arancia nell0impasto, allora fate come me, altrimenti grattugiate.
Per ciò che concerne il cioccolato fuso, siccome non avevo una barretta di cioccolato mi sono arrangiata con le gocce per la decorazione dei dolci, aggiungendoci anche del latte quando stavano in bagnomaria. Il latte, invece, avendo già quello di riso in casa ho usato quello e vi posso assicurare che la torta è venuta comunque deliziosa.

In una terrina ho iniziato a mettere il burro con lo zucchero e lì, come al solito, siccome non ho un cavolo di robottino, mi è venuta una sincope al braccio. Dovete fare in modo che il composto diventi spumoso e a quel punto aggiungere piano piano un uovo alla volta e gradualmente la farina.
A questo punto ho preso un piatto fondo e ho diviso il composto in due parti. All’inizio mi pareva una cavolata questo passaggio della ricetta… in realtà ha una sua ragione di esistere. Da una parte aggiungete cacao e latte, mescolando con cura, mentre dall’altra versate il succo d’arancia (e la scorza se avete deciso di mettercela).
Prendete lo stampo circolare per torta, imburratelo per bene e a questo punto, alternativamente e senza provare troppo a mischiare, buttateci dentro prima un cucchiaio di impasto al cacao e poi un altro all’arancia. Il motivo di questo passaggio è presto detto: in questo modo, quando la torta sarà cotta, una volta che la aprirete, l’impasto sarà bicolore e quindi più “kawaii” a vedersi.
Preriscaldate il forno, mettetlo a 190° e fate cuocere per 25 minuti.
Una volta tirata fuori la torta, nell’attesa che si intiepidisse, ho preso un altro piatto fondo e ho iniziato a fare la glassa. Basta mettere dentro tutto lo zucchero a velo e il succo d’arancia. Nella ricetta c’è scritto “due cucchiai”, ma io vi consiglio di mettercene tre (e non di più) di modo che il composto sia meno “rigido”, ma non così tanto liquido da scivolare prepotentemente ai bordi della torta, qualora vi si incurvasse come nel mio caso.
Messa la glassa ho infilato la torta nel frigo per fare indurire il tutto e nel frattempo ho messo a bagnomaria il cioccolato, aggiungendo del latte di riso, per fare la decorazione.
Ho tirato di nuovo fuori la torta e ho “disegnato” le fantasie con uno stuzzicadenti, spolverizzando anche un po’ di zucchero a velo.
La glassa, se usate l’arancia rossa, diventerà di un colore rosa molto carino. Se odiate il rosa (anche io lo odio, ma va beh ), usate arance gialle.

Postato da Marylain, alle 09 : 39
(permalink) (Cookie Time)


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Hard Rock Cafe
23 Sep
2011

Ieri mi sono concessa una gradevolissima rimpatriata con le mie colleghe universitarie, alcune delle quali non vedevo da un sacco di tempo.
Ed in effetti, se mi fermo a pensarci, forse la giornata di ieri è stata tra le migliori in quest’ultimo periodo, caratterizzato da un continuo andi rivieni verso e dai centri dell’impiego che più che aiutarti sembra quasi si divertano a metterti il bastone tra le ruote.
Pensavo di essere io la sfigata, io quella che non “funziona”, io che evidentemente, a causa del mio carattere molto particolare, non riesco a rapportarmi in maniera adeguata alla gente e invece, sentendo le mie compagne, ho notato che la situazione è buia un po’ per tutte, sopratutto per noi studentesse di lingue specializzate in inglese… un idioma ingiustamente catalogato come quello “che anche cani e porci sanno”, ma che, in realtà, non parla bene praticamente NESSUNO.
Ho sentito cose allucinanti, specialmente da M. la quale ha risposto ad un annuncio per segretaria salvo poi accorgersi che il lavoro non si sarebbe dovuto svolgere ad una scrivania… quanto piuttosto SOTTO.
Io le ho risposto dicendo che gli annunci di escort e roba simile sono più che leciti, purché siano espliciti. Francamente detesto l’ipocrisia che pervade l’Italia. Quando sono andata a Londra, infatti, mi è capitato di prendere un paio di copie di un giornale gratuito e tra le offerte di lavoro c’era anche quella in cui si cercavano porno star.
No. Non sto scherzando.
Magari c’è chi tra voi penserà:
“Oddio mamma!”
Ma io dico… non sarebbe molto meglio sapere PRIMA di che cosa si tratta esattamente il lavoro?! In questo modo eviti di far perdere tempo alle persone.

Tonikaku, tornando alla rimpatriata, S. ci ha proposto di farla all’Hard Rock Cafe di Firenze, aperto all’ex Gambrinus, il cinema in cui, lo ricordo ancora, andai a vedere il film di Final Fantasy in una sala tristemente vuota eppure così bella ed elegante (penso sia stato il cinema in assoluto più bello in cui mi sia capitato di andare).
Il locale, di chiaro taglio “straniero”, era davvero spettacolare e lo dice una a cui il rock non piace particolarmente.

Appena entrati si accede alla zona bar dove vendono anche le famigerate T-shirt, poi, scendendo un paio di scalini si passa alla zona ristorante, piena zeppa di tavoli e… di divanetti, comodi come non mai!
Il cameriere, un romano D.O.C, si presenta come una sorta di “tutor” o comunque di “assistente alle ordinazioni”, ma noi lo mandiamo via perché non abbiamo ancora scelto nulla.
Non appena ho aperto il menu non ho potuto fare a meno di notare i prezzi elevati della carta: TUTTI i panini, infatti, venivano dai 13-14€ in sù!
Sgrano gli occhi e aspetto che le altre decidano, ma alla fine siamo costrette a chiedere aiuto proprio al “tutor” il quale ci spiega che il panino più buono è il Local Special di Firenze… un MOSTRO con dentro sugo al pesto, insalata, pomodori, bresaola, mozzarella, hamburger di manzo e una cascata di patatine di accompagnamento.
Ordiniamo tutte quante quello più un vino novello nel quale affoghiamo i nostri dispiaceri di precarie e di inoccupate.

Dalla foto non sembra, ma il piatto era gigante e il paninozzo pure tanto che ci siamo viste tutte negli occhi della serie:
“Come si fa a mangiarlo?! Mo aspetto che una di noi faccia la prima mossa!”
Alla fine ci siamo arrese e abbiamo preferito “dividere” i vari piani e mangiarli uno per volta.
Ridendo e scherzando si è fatto tardissimo e, dopo una manciata di foto fatte anche sotto il palco, abbiamo deciso di farci un giro per smaltire non solo il cibo, ma sopratutto tutto l’alcol che ci eravamo scolate beatamente. Dopo un giro all’HM e all’Edison, me ne sono andata via e sono rincasata che erano le 18:00 passate!

Anche se sembra il contrario, a giudicare dalla mia insolita discontinuità con la quale posto e rispondo ai commenti, non è che non stia facendo nulla.
Diciamo meno rispetto a quello che riuscivo a combinare, paradossalmente, quando ero piena d’impegni universitari fino alla punta dei capelli.
Sto proseguendo Xenoblade senza bloccarmi troppo e questo perché so già che se lo accantono per qualche giorno, conoscendomi, finisco per non riprenderlo più. La mia intenzione è quella di velocizzare al massimo la pubblicazione dei video, ma sopratutto di portare a termine il progetto dato che la storia è, a mio modesto avviso, decisamente pregevole e dalla sua struttura dovrebbero imparare molte SH.
Trasversalmente, la sera mi sono ributtata con tutta me stessa al famigerato capitolo zero… o incubo come ormai lo chiamiamo sia io che Serchan. Ci lavoro dalle 21:30 fino alle 23:30 circa quasi tutte le sere e per ora, in quanto a lineart e inchiostrazione (digitale) ho superato la metà, ma manca ancora di mettere i retini e gli sfondi oltre che organizzare tutto il resto del volume, magari aggiungendo i profili dei personaggi principali et simili.
Questo volume però mi ha aiutato a capire che:
1) Ho messo troppi retini e che dovrò diminuirli nel progetto definitivo
2) I tempi di inchiostrazione, pur recuperando il ritmo, sono davvero troppo elevati anche sopratutto per via del numero piuttosto elevato dei particolari degli abiti, non sempre così facili da gestire. Siccome non ho intenzione di semplificare il chara design – anzi, nel mio piccolo l’ho reso più dettagliato – dovrò trovare qualche espediente per velocizzare la cosa e riuscire a completare almeno 2 tavole a sera.

PS: Il barman all’Hard Rock Cafe che voleva fare le evoluzioni con il mixer e che manca poco me ne sbatteva uno in testa è stata un’esperienza UNICA!

Postato da Marylain, alle 08 : 59
(permalink) (Real Life)
Il mio Ego  emoticon


4
Steins;Gate [Finale]
20 Sep
2011

Non volendo divagare in inutili e noiosi preamboli, come il titolo stesso suggerisce, questo articolo tratterà della seconda ed ultima parte della serie in 24 puntate Steins;Gate con particolare enfasi proprio sull’ultimo episodio. Dato il numero a dir poco abnorme di spoiler, onde evitare che ci incappiate per sbaglio, ho deciso di frazionare il post di modo da dare la possibilità solo a chi ha finito di vedere l’anime di visionare, a scelta, la mia recensione.
Vi auguro buona lettura e fatemi sapere i vostri pareri a riguardo, mi raccomando!

…continua

Postato da Marylain, alle 22 : 41
(permalink) (Anime)


3
Nuovi Tales e Ragnarok
16 Sep
2011

Ho atteso fino a questo momento perché volevo vedere che cosa avrebbe tirato fuori dal cappello magico la Namco, così da fare il punto della situazione per ciò che concerne l’orizzonte dei Jrpg (e affini) “secondo Marylain”.

Iniziamo con i titoli che ho di già.
Xenoblade lo sto continuando e mi sta prendendo tantissimo non solo per l’immensità del mondo e delle cose da fare, ma anche per la storia che sembra non scendere mai tanto di ritmo e di intensità.
A tal proposito ringrazio sentitamente Devib per avermi scovato tutti i seiyuu… non mi meraviglio che Serchan avesse riconosciuto la voce di Sharla visto e considerato che è la stessa doppiatrice di Villetta Nu in Code Geass (come dire… si passa dalle stelle alle stalle! ).

Quanto a Tales of Xillia, alla fine la copia che mi prenderò sarà una coreana (solo il libretto e la cover sono scritti in hangul. Per il resto testo a schermo e voci sono nipponiche) da Ebay. Purtroppo il prezzo è più elevato rispetto a quello di Playasia – versione asiatica, ovviamente… quella giapponese ha un prezzo assurdo ed inspiegabile -, ma dato che quei pochi ordini che ho effettuato da quel maledetto sito non sono MAI giunti a destinazione sono giunta alla conclusione che alle poste locali la roba che viene da quel negozio non piace per niente sicché ho rinunciato all’impresa.
Ho anche atteso ad acquistare ToX per il semplice fatto che gira su FW 3.6 e questo mi impedisce di lanciarlo da HDD sfruttando il CFW della mia console PS3 che non ho intenzione di upgradare per un solo gioco… questo sia bene inteso.
Girando per alcuni forum ho scoperto un paio di cose molto interessanti a tal proposito:
1) A fine Settembre uscirà una sorta di dongle chiamato E3 Flasher che si installa con una manciata di saldature sulla mobo della console. In sostanza il simpatico aggeggino consentirà, usando due HDD, un dual boot con due FW diversi, evidentemente il CFW 3.55 e il FW 3.70 (o superiore). Il prezzo si aggira sui 90$ se ben ricordo.
2) Si vocifera che gli hacker PS3, sempre in quel periodo, publicizzeranno un nuovo modo per giocare da HDD senza andare ad interpellare la schifosa lente BR. Pare, inoltre, che il percorso intrapreso di creare Custom Firmware sarà abbandonato in favore di un nuova metodologia di lancio più “universale”. Per questa ragione molti consigliano di aspettare prima di acquistare il mod del punto 1.

Subito dopo il lancio di ToX la Namco ha anche annunciato questi due “nuovi” titoli:

Su Tales of Innocence R mi domando:
“Era veramente necessario riproporlo?!”
Okay, avete rimaneggiato la trama (si spera arricchendola o sistemando le varie incogruenze, cosa che avreste fatto molto meglio a fare per ToD2 che invece avete lasciato intatto con quell’odioso happy ending forzatissimo per qualche misterioso deus ex machina), avete aggiunto i FMV, ma ci troviamo di fronte all’ennesimo simi-porting. Scrivo “simil-porting” semplicemente perché, ad essere onesti, hanno ritoccato un po’ i modelli, ma solo a livello di antialiasing e forse di risoluzione perché il numero dei poligoni rimane pericolosamente molto basso e tutto da la sensazione di piattume.
Atro punto a sfavore è che i geni del male hanno pensato bene, da quel che ho capito e spero di aver capito male, di far cantare ai Kokia una nuova OP quando quella originale era quanto di più interessante potesse esistere non fosse altro perché si discostava dal filone delle sigle classicamente Jpop.
Questo, unito al fatto che si tratta di un gioco per PSVita, mi porta a lasciarlo sullo scaffale a meno che non vinca al lotto, naturalmente.

Veniamo a Tales of Mus… herr… Tales of Heroes.
Anche qui rimango piuttosto perplessa.
Sono certa che questo gioco venderà un fottio, considerando anche l’indice di gradimento verso questo sotto-genere videoludico, ma io credo proprio che passerò ancora una volta perché a me la roba tipo Dynasty Warriors non è che mi abbia mai particolarmente colpita.
Se avessero fatto un Tales di appuntamenti, come giustamente suggerito da Seles, (sia per donne che per uomini) ammetto che ci avrei fatto un pensierino anche perché conquistare Lion sarebbe stato facilissimo: vestirsi da cameriera, capelli lunghi, fare la puccia, preparargli una tonnellata di budini e… via!

Sempre sul fronte Vita:

Gravity si sta veramente comportando in maniera a dir poco inqualificabile.
Ha in ballo un caxxo di progetto da ANNI (considerando sia GotW sia solamente LotS), è ferma da Agosto alla patch 99, ha lasciato tutti i server chiusi – sinonimo, questo, che non ci stanno più in alcun modo lavorando – che ha tantissime buone potenzialità e una grafica che, se ben curata e ritoccata, non sarebbe affatto male, anche stando agli standard odierni e… che fa?!
Perde tempo con degli spin off!
Dopo il penoso RO su DS, ci riprovano proponendo un mondo completamente rivisitato e in 3D ed un gioco che si avvicina molto ad un Action Game piuttosto che ad un JRPG.
Il problema più grande di questo RO Odyssey è che, sostanzialmente, di RO ha veramente quasi solo il titolo e poco altro.
Le classi presenti nel gioco sarebbero le stesse del titolo originale, ma il chara design è completamente diverso, fatta eccezione per l’assassino e, un po’, per l’hunter. Come se non bastasse, molti dei nemici sono completamente inventati ex-novo e infatti sono riuscita solo ad intravedere un Poring ed un Orc Warrior in tutti gli screen messi a disposizione.
Tra le altre cose Gravity (divisione Giappone, ovvero Gung Ho), ha ancora in ballo il simpaticissimo Ragnarok Battle Offline che ricordo ancora con grandissimo piacere. Si erano fermati dopo 3 patch di espansione, ma dovevano ancora inserire un sacco di locazioni. Secondo me questa sarebbe stata l’occasione perfetta per chiudere il cerchio e proporre al pubblico un titolo veramente attinente con il MMORPG e con il minimo sforzo di programmazione perché, in sostanza, il sistema era già stato progettato.

Postato da Marylain, alle 08 : 39
(permalink) (GDR)


2
Xenoblade 002
13 Sep
2011

Vedo di recuperare i post “in ritardo” postando una nuova clip di Xenoblade adoperandomi di modo che la prossima sia quella di Eternal Sonata che però dovrò dividere o mettere da qualche altra parte perché è lunga 17 minuti.
Ho deciso, inoltre, di mantenere il formato 4:3 di modo da non schiacciare troppo l’immagine e mi scuso se questo video è particolarmente corto: non ho intenzione, infatti, di fare come con gli altri progetti e cioè di isolare cut scene per cut scene, ma ne inserirò diverse fino ad arrivare alla massima durata consentita da Youtube.
Lo faccio anche perché, da quello che sto vedendo, la componente narrativa di questo gioco è decisamente presente e la storia parecchio lunga.

YouTube Preview Image

Stavo anche cercando una cavolo di pagina web con la lista dei doppiatori giapponesi, ma tutto quello che sono riuscita a trovare è qualche informazione sulle voci anglosassoni che, a detta di chi ci sta giocando con quel doppiaggio, non sono poi così male.
La mia curiosità nasce dal fatto che mi pare di aver già sentito alcune di queste voci per cui se qualche lettore del blog riconosce i seiyuu in questione me lo faccia sapere!

Postato da Marylain, alle 10 : 08
(permalink) (Xenoblade)


8
Magiche agenzie
12 Sep
2011

Tanto per tornare un po’ con i piedi per terra, dopo aver a lungo parlato di videogiochi, vediamo di riassumere brevemente che ne è della mia Real Life in quest’ultimo periodo.
Sostanzialmente, dopo essere tornata da Londra ho iniziato a mandare CV a ruota di collo e, nonostante avessi scommesso il contrario, sono riuscita, nell’arco di meno di 10 giorni, a sostenere tre colloqui il che sarebbe anche una cosa positiva se non fosse che, in tutti e tre i casi, mi sono cadute letteralmente le braccia.
Siccome voglio prendere le cose con filosofia per non stare troppo ad impazzire, ho deciso di riderci sopra e di condividere con voi queste esperienze karmiche.

AGENZIA 1
Il colloquio si teneva in quel di Empoli.
Per raggiungere il posto mi sono letteralmente bagnata da capo ai piedi senza contare che il treno era in ritardo e che mi sono dovuta sorbire un’attesa di più di un’ora alla stazione perché ero arrivata in fortissimo anticipo (colpa del fatto che la tratta Firenze-Viareggio ha un buco di due ore durante il quale non passa praticamente nulla ).
Arrivo, grazie ad una mappa strategica, all’agenzia di mediazione culturale.
Mi aspettavo un ufficio carino e invece… già alle 14:00 nella via circolavano brutti ceffi ed una volta dentro mi trovo in uno… sgabuzzino. Cioè… proprio uno sgabuzzino in cui appena entri ti trovi sulla sinistra un bancone di legno e di fronte a te due porte: una per il bagno e l’altra per un ufficio, anch’esso un metro per un metro.
Il tizio che mi doveva fare il colloquio era un panzone, molto probabilmente straniero perché più di una volta, mentre parlavo, capiva fischi per fiaschi.
Dopo avermi detto che la mia laurea serve solo per tradurre e fare l’interprete (peccato che abbia 18 crediti di glottodidattica, altri 18 in geografia culturale con corsi sul turismo sostenibile e 12 in sociologia, tanto per citare tre materie a caso…) ad un certo punto se ne esce fuori con questa domanda:
“Lei in che cosa sarebbe migliore? Che cosa sarebbe disposta a fare in più rispetto alle altre candidate?”
Sottolineo: “candidate”.
Sono tutte donne? Dovrei dire che cosa posso fare io in più di altre donne?! Ad un uomo che mi guarda con aria strana?!!
Replico cordialmente:
“Mi rifiuto di rispondere a questa domanda, mi scusi.”
E quello, facendomi un sorrisetto strano mi fa:
“Ma non c’è nulla di male in quello che ti ho chiesto. Ad esempio…” e qui forse voleva distendere l’atmosfera: “… l’altra candidata mi ha risposto che poteva garantire massima puntualità perché abita dietro l’angolo.”
Evidentemente il fattore vicinanza sovrasta qualsiasi tipo di competenza e/o abilità pregressa perché il simpaticone mi fa notare ripetutamente che io vivo troppo lontano quando poi, al termine del colloquio, mi dice che il periodo di prova consiste nel… rispondere a delle domande sul loro sito!
Cioè, ma se è un telelavoro che te ne frega di dove abito?

AGENZIA 2
Situata a Lucca, ricercava 6 “Data Entry” per un punto commerciale.
Prima di partire mi dico:
“Massì… vediamo il loro sito così so già prima in che ambito lavorano questi.”
Al posto della loro pagina web (che non hanno nemmeno), Google mi riporta, tra le prime voci in assoluto, dei forum nei quali alcuni utenti descrivono la loro (atroce) esperienza con quella che viene definita da molti “una manica di buffoni delinquenti”.
Scuoto la testa, mi rifiuto di pensare che esista davvero un’azienda che alle 8:20 organizza “incontri motivazionali” con tanto di inni di dubbia natura al fine di gasare i dipendenti il cui unico scopo nella vita è andare a far firmare contratti, di altrettanta dubbia natura o liceità, ad ignare persone.
Mi rifiuto e giacché ero già vestita decido comunque di andare a dare un’occhiata.
L’appuntamento era alle 15:30, ma non si trattava di un appuntamento vero e proprio perché a quella stessa ora avevano convocato una ventina di persone, tutte incalcate in una sala d’attesa rosso sangue e tutte con facce sgomente. Quando arriva il mio turno, fortunatamente già preparata, specifico che io sto rispondendo all’annuncio di Data Entry e che per NESSUNA ragione al mondo avrei accettato di fare la venditrice porta a porta (o, tradotto in soldoni, la scassa palle ). Aggiungo che se vogliono possono mandarmi pure il calendario per il giorno di prova, ma che sia un giorno di prova per questo profilo professionale. NON per altri.
La tipa rimane un po’ sconcentrata dalla mia decisione e mi dice che avrebbe mandato per email le date di incontro.
A oggi ancora niente… chissà come mai.

AGENZIA 3
Un ufficio dell’impiego che cercava una persona da inserire, previo periodo di formazione, nel suo organico, questa volta sita a Monsummano Terme… a pochi chilometri da casa mia.
Telefono per chiedere le modalità di candidatura e loro mi rispondono che devo semplicemente passare lì con il CV per affrontare il colloquio e così faccio la mattina dopo.
La tipa mi guarda sgomenta come se avesse visto un alieno dicendomi subito:
“Ma qui sono già venuti altri candidati.”
Specifico alla signora che avevo telefonato solo ieri della serie: “mica è passato un mese”.
Mi fa accomodare e, ad un certo punto, come un fulmine a ciel sereno mi fa:
“Come mai ha deciso di candidarsi qui dato che non fa parte dell’ambito richiesto?”
Rimango un attimo interdetta, recupero un po’ di amor proprio e rispondo candidamente:
“Mi scusi, ma non cercavate un laureato in campo umanistico?”
“Sì, appunto, ma vedo che lei ha conseguito una laurea in lingue.”
Non ci posso credere. No… mi RIFIUTO di pensare che esista una persona tanto DEMENTE a questo mondo e così faccio:
“La laurea in lingue… fa… parte del campo umanistico.”
“Ah sì?” E’ stata la risposta del mononeurone il quale, per altro, era preoccupata perché abitavo troppo lontano dal posto di lavoro. Sì… 9km che posso farmi con la mia auto è una distanza spaventosa. Mamma mia. Uscirei distrutta da questa esperienza.

Postato da Marylain, alle 08 : 33
(permalink) (Real Life)
Il mio Ego  emoticon


2
Controversie videoludiche
08 Sep
2011

Sto ancora cercando di fare una cernita di foto di Londra anche se so che per ogni luogo visitato finirò col mettere una o due immagini massimo altrimenti appesantisco il post delegando il resto dell’album a Facebook.
Nel frattempo penso proprio che vi intratterrò con un altro post bello lunghetto, per cui mettetevi comodi, rilassatevi e leggete tutto d’un fiato (se ce la fate! ).

Avevo appena finito di parlarvi di Portal 2 che subito vi ripropongo l’argomento.
Probabilmente i fan della “serie” già lo sapranno, ma io ne sono venuta a conoscenza la settimana scorsa e, in tutta franchezza, ho dovuto assimilare bene la cosa prima di poter esprimere a parole quello che penso. Mi sto riferendo ad una notizia che ha semplicemente dell’assurdo legata proprio al titolo Valve:


(cliccate sull’immagine per guardarvi la clip)

Per chi avesse problemi con l’inglese o per coloro i quali – giustamente – vogliono preservare i propri neuroni da cotanta stupidità, riassumo brevemente il succo della questione, rammentandovi che sia il video che questo mio articolo contengono spoiler su Portal 2.
Sostanzialmente un padre indignato ha scritto a questo telegiornale dicendo che Portal 2 è altamente diseducativo e offensivo nei confronti dei bambini adottati tant’é vero che la sua piccola, una tenera fanciulla cinese orfana di padre e madre, dopo aver visto un certo spezzone del gioco si è traumatizzata a tal punto che l’uomo ha dovuto spegnere la console.
Segue poi la clip in cui Wheatley insulta Chell dicendole:
“Fatty fatty no parents”, ovvero: “Cicciona, cicciona, orfana.”
Okay.
Premessa scontata, ma necessaria: io ho tutto il massimo rispetto per gli orfani e in parte anche per chi ha parecchi chili in più (francamente non riesco ad appoggiare chi, perfettamente sano e senza problemi di tiroide o di chicchesia, si ingozza volontariamente di cibo salvo poi lamentarsi di essere additato come “persona in sovrappeso” – ma questo è un altro discorso che non ritengo opportuno affrontare adesso ).
Qui… però… si sfiora veramente il ridicolo e per diverse ragioni che cercherò di isolare andando, laddove possibile, in ordine logico.

- Innanzi tutto la clip scelta per dimostrare questa tesi… non ha senso e, anzi, se proprio volessimo essere pignoli è la meno indicata di tutti.
Nel video, infatti, Weathley non fa altro che CERCARE goffamente di imitare non solo le funzioni di GLaDOS, ma anche il suo atteggiamento. Per questa ragione, dunque, mi sarei aspettata di vedere una delle TANTISSIME clip in cui è GLaDOS ad insultare, non certo questa qui. Le offese dell’AI originale sono, infatti, ben più dirette, pesanti e, se volete, “cattive” rispetto a quelle del core azzurro.

- La censura e il destinatario dell’offesa
Un altro fatto che mi ha dato ai nervi è la censura applicata alla clip troncata praticamente a metà. Nella seconda metà, infatti, GLaDOS, ormai isolata dal Mainframe e collegata alle memorie di Caroline, dice una cosa decisamente rilevante, dopo aver assistito alla pessima performance di Weathley:
“Essere orfani è TERRIBILE.”
Questa affermazione è di una rilevanza gigantesca perché dimostra la vera natura di GLaDOS e porta a riflettere su tantissime implicazioni. Lei… l’AI che prima non aveva alcuna sensibilità verso i problemi umani, adesso prova empatia verso Chell. Com’è possibile tagliare questa battuta e far finta che non sia stata mai detta? Forse il padre avrebbe dovuto tenere la console accesa per qualche secondo o forse, cosa più probabile, tutto questo teatrino è stato concepito a regola d’arte per screditare anche uno dei giochi, a mio parere, più inattaccabili dal punto di vista educativo.
Mentre sento rumore di unghie sui vetri vorrei anche aggiungere che tutti gli insulti che si sentono nel gioco NON sono rivolti a chi si trova sul divano con il pad in mano, ma… A CHELL.
Sembra una cavolata, ma da come era stato messo il servizio, sembrava quasi che Wheatley avesse offeso la bimba cinese.

- Giustificazione del mittente
Fermo restando che gli insulti a Chell sono solo UNA PARTE del gioco e non rappresentano in alcun modo il modus operandi del sistema videoludico in questione, essi sono comunque giustificati da un semplice fattore: il ruolo del mittente. Wheatley è definito fin da subito: “Il core progettato per essere specificatamente il più stupido tra gli stupidi… un concentrato di coglionaggine espressamente condensata in un unico nucleo, evidentemente corrotto.”
Chell, a quel punto della storia lo sa di già ed è una DONNA.
Ora, anche mettendovi nei panni di Chell, voi vi sentireste offesi da un idiota con la “i” maiuscola, dopo esservi propinati senza problemi le maldicenze di GLaDOS?
E poi, anche se Wheatley fosse intelligente, rimane comunque il “cattivo”, se la vogliamo mettere in maniera estremamente semplicistica perché io ho già spiegato come mai in Portal non esistono veri e propri “cattivi”. Non ci può, dunque, aspettare, anche da un titolo dai 10 anni in su, che l’antagonista non si ponga in contrasto con il protagonista.

- Ignorare tutto il resto
Partendo da questo assunto mi pare incredibile come, di tutto ciò che accade in Portal 2, si abbia usato i primi secondi di quella clip per dimostrare che il titolo della Valve è promotore di violenza.
Anche rimanendo concentrati su Wheatley, ci siamo forse dimenticati come il simpatico AI tenti ripetutamente di uccidere Chell con spunzoni, trappole e quant’altro?
A questo punto un moralista potrebbe dire:
“E allora vedi che il padre ha ragione?”
Al che mi sentirei volentieri di rispondere che se i tentativi di Wheatley di ammazzare Chell sono ritenuti violenti, allora andrebbero censurati tutti quei cartoni in cui abbiamo un antagonista deficente che tenta di far fuori il protagonista buono, ma senza mai successo. In tal senso non vedo grossa differenza tra un “Tom e Jerry” e un “Wheatley e Chell” nelle pure dinamiche d’azione.

- Incomprensione e infantilità
Tornando su GLaDOS… è vero.
Indubbiamente i suoi attacchi verbali non sono goffi come quelli del core azzurro, ma anche qui va saputa interpretare la psicologia del personaggio.
Come dice giustamente Serchan (e come sostengono in molti), GLaDOS è tanto evoluta dal punto di vista informatico, quanto limitata dal punto di vista emotivo-relazionale. Infondo, se ci pensate bene, non potrebbe essere altrimenti dato che la parte in assoluto più difficile, quando si programma un’AI, è proprio quella di farla interagire con l’essere umano.
In tal senso GLaDOS ha l’emotività di una bambina… un modo di approcciarsi semplice ed infantile almeno quanto quello che potrebbero avere i compagni di scuola della “vittima” indicata dal servizio giornalistico.
Quindi ora io mi chiedo: è possibile che la bimba, andando a scuola, non sia stata in qualche modo denigrata da qualche compagno di classe per essere orfana? E’ possibile che sia stata così fortunata da essere circondata solo da coetanei sufficientemente maturi da non prendersi MAI gioco di lei? E’ possibile che l’unica umiliazione che abbia subìto, per altro in maniera del tutto ingiustificata per le ragioni cui sopra, sia venuta da un giochino per computer?
Io credo proprio di no.
Chi di noi, infatti, non è stato vittima di soprusi, a volte anche pesanti, a scuola?
Per dirvi… io all’elementari ho visto un bambino picchiare così forte una mia compagna che era sbiancata e manca poco finiva all’ospedale. Sempre all’elementari, per difenderla, ho rischiato di essere picchiata anche io. Al liceo (e io qui parlo di gente dai 14 anni in su!!) sono stata additata come “lesbica schifosa” perché di sesso e di ragazzi non me ne fregava nulla (mi reputavo ancora acerba per poter avere rapporti sessuali con un uomo).
In tal senso, dunque, anche gli insulti di GLaDOS, risultano essere del tutto inoffensivi, perché la sensazione che si ha è che siano pronunciati da una bambina e, per di più, senza trasporto e senza particolare malvagità.
L’AI, infatti, non è mai così tanto evoluta da poter veicolare le proprie espressioni verbali in modo violento e distruttivo: anche le offese sono asettiche, dette così per dire, perché considerate ottimi deterrenti per Chell della serie: “Se le rammento che nessuno la vuole perché è sola al mondo, lei rimane qui a fare i test con me.” e non: “La umilio perché voglio che soffra come un cane, perché desidero che la sua vita sia un inferno.”
Sono due forme mentis completamente diverse.

Ben consapevole del fatto che il servizio è l’ennesimo esempio di come si tenti di screditare il mondo videoludico (che ormai riesce, in alcuni casi, a produrre storie ben più interessanti di quelle ci propinano al cinema, tra un cinepanettone e l’altro ) a qualsiasi costo, anche rendendosi ridicoli, sono del parere che il caro paparino, anziché perdere tempo a telefonare alla Sony - non alla Valve che ha ideato e prodotto il gioco… ma alla Sony che ne è il semplice distributore -, avrebbe fatto molto meglio a spiegare, ammesso che l’avesse capite, tutte queste cose alla sua bambina che, almeno nel video, mi pareva tutto meno che traumatizzata.

 

Postato da Marylain, alle 08 : 12
(permalink) (Online Game Life)


4
Portal
07 Sep
2011

Mentre stavo riorganizzando tutte le foto di Londra, la mia testa continuava a pensare a ciò che avrei scritto dopo i post della mia trasferta… e più ci pensavo, più mi saliva una voglia tremenda di aprire il pannello di amministrazione del mio blog e buttare su “carta digitale” tutti i miei pensieri.
Avrei dovuto farlo dopo, ma sono una pigra sconclusionata che fa e disfa tutto quanto, cambiando continuamente le carte in tavola per cui eccomi qui, in barba a qualsiasi pronostico, a parlarvi di uno di quei fulmini a ciel sereno, uno di quei titoli sui quali non scommetteresti nemmeno un euro, ma che poi ti rimangono indelebilmente nel cuore.
Sto parlando della “serie” di Portal, edito da Valve e disponibile su Steam.


Piccola premessa prima di partire in quarta: io NON ho giocato a nessuno dei due Portal. Inizialmente Serchan aveva provato Portal perché incluso nell’Orange Box e perché incuriosito dall’idea di base, voleva vedere di che si trattava. Già, perché questo titolo non è solo una sorpresa a livello di storia, ma anche a livello ludico. Non voglio entrare troppo in merito alla questione perché non è questo il mio campo (mi sento specializzata solo in JRPG ), ma in sostanza, Portal è un FPS dove… NON si spara a nessuno. Non si uccide nessuno. Non ci sono nemici dietro ogni angolo. Se ci pensate un attimo è una cosa a dir poco geniale. La grafica è volutamente asettica, minimalista e “fredda” ed il motore è supportato da uno studio sulla fisica che è qualcosa di spettacolare.
Ho intenzionalmente tagliato corto su questi aspetti perché quelli di mio particolare interesse sono due: storia e personaggi.
Come vi stavo dicendo prima, ho visto (o, più precisamente, “intravisto”) Portal grazie alle sessioni di gioco di Serchan. Non mi era poi molto difficile, dato che i nostri due PC sono l’uno accanto all’altro.
In un primo momento l’idea che mi ero fatta era che si trattasse di un prodotto esclusivamente focalizzato sulle dinamiche e sulle sessioni di test, ma che mancasse completamente di contenuti. Che, insomma, fosse un gioco tipo Puzzle Bubble, nel quale la storia o non c’era o c’era in misura infinitesimale.
E forse nel primo Portal si potrebbe dire che le cose stavano davvero così.
Poi, un giorno al Mediaworld, Serchan trova il secondo capitolo e, senza starci a pensare su due volte, piacevolmente colpito dal precedente, lo compra e se lo porta a casa. Da lì ricomincia la trafila alla quale il precedente titolo ci aveva abituati: Chell, una povera ragazza muta, è, letteralmente, una CAVIA di laboratorio, costretta a compiere test comportamentali in continuazione, armata solo con una pistola portale, un simpatico aggeggino che spara due portali, uno giallo ed uno azzurro dai quali entrano ed escono le cose. La povera sfortunata creatura si fa il mazzo tanto, tutta da sola, per cercare di sfuggire al capo (o meglio… LA CAPA) dell’impianto presso il quale è prigioniera, salvo poi essere risbattuta indietro al termine del primo Portal – sì, lo so, potrebbe essere uno spoiler, ma in effetti non lo è dato che il finale non cambia di una virgola la situazione iniziale della ragazza.
Di nuovo nei laboratori di Aperture Science, pare che a Chell non rimanga altro da fare che continuare a sparar portali dalla mattina alla sera, ma… ad un certo punto, ecco che il gioco ci propone una svolta: una svolta talmente eclatante, ma talmente eclatante, che piano piano ho cominciato a spiare sempre di più le sessioni di gioco di Serchan sino ad appassionarmi come, se non più di lui, a questo titolo pur non avendolo, di fatto, MAI giocato.
Facendo qualche passo indietro, l’intera struttura della narrazione si basa essenzialmente su di lei (e non sto scherzando! ):

… e, in misura minore, su un altro personaggio del quale vi parlerò tra non molto.
GLaDOS, così si chiama l’AI, in un acronimo che sta per “Genetic Lifeform and Disk Operating System”, è, per l’appunto, una sorta di gigantesco Mainframe che controlla l’intero impianto, ormai caduto in disuso e privo di qualsiasi presenza umana, se non quella delle povere cavie addormentate e di Chell. La sua funzione è quella di testare, testare e ancora testare il comportamento del soggetto dotato di una pistola portale.
Detta così sembra una caxxata epocale, roba da film di fantascienza di serie C: la povera umana intrappolata dal computer cattivo nel laboratorio di scienziati pazzi ormai morti.
In realtà è tutto l’esatto opposto: da un incipit apparentemente banale, ne è uscito fuori un capolavoro.
[SPOILER alert!]
Mi dispiace dover mettere il tag spoiler, ma mi è letteralmente impossibile argomentare le mie posizioni senza fare anticipazioni sulla trama.
GLaDOS è un personaggio che da solo ne vale mille: non è una semplice AI, ma è dotata, in maniera sempre più palese, di una curiosa, eppur affascinante, commistione tra fredda logica computeristica e sentimenti umani. Da qui nasce il suo sarcasmo, le sue battute fredde e pungenti, ma sempre naturalmente distaccate, perché infondo lei è un Mainframe.
Sì, perché in sostanza questo è ciò che fa per tutto il corso del gioco: offende e denigra Chell ricordandole quanto è misera la sua vita, quanto sia sola e quanto tutto questo le sia indifferente.
Da queste premesse chiunque direbbe:
“Accipicchia che gran figlia di tr**a che è questa GLaDOS!”
In realtà, come al solito, la faccenda è molto più complessa di quanto si possa pensare perché capire GLaDOS non è affatto una cosa scontata e richiede una forma mentis “informatica” – il che, se ci pensate, è una cosa incredibile perché evidentemente la Valve è riuscita nell’intento di creare un personaggio/AI credibile e coerente!
Punto numero 1) GLaDOS è un’AI la cui vita è, in parte, istruita dal Mainframe cui essa è collegata: è come se qualcuno ti inculcasse l’idea di di dover fare una cosa e tu vieni portata a farla. Il comando primario è quello di fare test, per cui per il personaggio è impensabile concepire comprensione nei confronti di Chell. Se lo facesse dovrebbe liberarla e questo determinerebbe la fine del suo scopo. Lo scopo per il quale lei è lì. Questa per noi umani è una cavolata, perché siamo dotati di libero arbitrio, ma per un’AI non lo è affatto.
Punto numero 2) E forse il più importante… GLaDOS è un computer. Forse voi adesso direte:
“Lo sapevmo già prima”
Il fatto è che, PROPRIO perché è un computer, una volta installato nel Mainframe, esso ha accesso a risorse informative enormi. Un elaboratore VIVE di dati e ne richiede di più. In un certo senso, l’AI collegata al Mainframe viene “tecnicamente” investita di un senso del potere e di un’onnipotenza che potrebbero essere paragonati all’effetto di una droga pesante su di un essere umano. Torneremo su questo punto tra poco.
Nonostante questo abbiamo come il sentore che GLaDOS sia diversa. Ed in effetti lo è perché dentro di lei c’è una parte “umana” derivante i ricordi di una donna di nome Caroline, che, a suo tempo, fu la cara assistente del capo di Aperture Science, poi morto negli anni ’80.
In sostanza, GLaDOS ricorda continuamente a Chell di essere sola per far sì che l’umana non abbia desiderio di uscire dall’impianto, che non faccia confusione, che stia al suo posto.
Ma non lo fa per cattiveria (perché NESSUNO in Portal è cattivo): semplicemente Chell è l’unica persona con cui l’AI può interagire e, nonostante Chell distrugga il computer al termine del primo episodio, al termine del secondo, tra GLaDOS e la protagonista si instaurerà un insolito, ma UNICO rapporto di curiosa amicizia.
Ad un certo punto di Portal 2, infatti, Chell, nel cercare di fuggire di nuovo dall’impianto, approfittando del fatto che la sua “nemesi” era stata debellata, incontra un altro Core (i Core sono i nuclei che vengono impiantati nel Mainframe. GLaDOS, ad esempio, è un Core di colore giallo) azzurro di nome Wheatley.


Wheatley, a differenza di GLaDOS, pur essendo anche lui una macchina, appare subito più “umano”: ride e scherza con Chell, non la umilia e si dice intenzionato ad aiutarla.
E non solo: Weathley sbaglia.
E sbaglia di continuo.
Piani, progetti, ragionamenti… hanno tutti un che di assolutamente sconclusionato, il che da vita a dei teatrini talmente esilaranti che non te li saresti MAI aspettati dopo ore ed ore di gioco nel quale fai sostanzialmente solo test. La curiosa coppia decide di andare al Mainframe, così che Wheatley possa azionare l’ascensore che avrebbe ridato la libertà alla protagonista.
Dopo diverse avventure nelle quali Wheatley ci delizia con le sue stupidità, ecco l’ennesima mossa sbagliata del Core azzurro: nel cercare di accendere una banale lampada nell’oscuro Mainframe, egli, di fatto, aziona il ripristino del sistema andando, di fatto, a “resuscitare” GLaDOS e a nulla valgono i suoi imbarazzanti tentativi di hackeraggio della password: “A-A-A-A… A. Ora provo con questa: A-A-A-A… C!”, perché in pochi minuti GLaDOS torna in vita.
E anche qui una genialata degli sceneggiatori: giustamente GLaDOS, che NON è un essere umano, pur essendo stata fatta a pezzi da Chell e costretta, per via del modo con il quale è stata progettata, a rivivere continuamente gli ultimi 5 sgradevoli minuti prima della sua “morte” al fine di analizzarli al meglio, NON prova alcun risentimento nei suoi confronti. Più semplicemente, nella sua freddezza, all’AI interessa solo ritornare a fare test. In tal senso, uccidere Chell le avrebbe impedito di espletare le sue funzioni e quindi, in sostanza, la protagonista viene risbattuta di nuovo nelle camere di test tornando a tramare con Wheatley.
Poi… la svolta epocale.
Verso la seconda metà del gioco Wheatley e Chell riescono a tornare al cospetto di GLaDOS andando ad azionare la modalità di sostituzione del Core. In breve, Chell mette nel Mainframe Wheatley e toglie GLaDOS la quale, solo dopo essere stata disconnessa, si ricorda di chi fosse VERAMENTE il Core azzurro.
Accade, dunque, l’impensabile (o, per i più attenti, l’inevitabile): Wheatley, che aveva promesso a Chell di liberarla, di fatto non lo fa, perché, travolto dai comandi del Mainframe viene portato anche lui a voler fare dei test. Nonostante il numero abnorme di dati, però, Weathley rimane un imbecille e sicché, anziché usarli in modo inoculato come faceva GLaDOS, egli inizia a distruggere pezzo per pezzo l’impianto, perché essenzialmente incapace di gestirlo. Weathley umilia sia Chell, inveendo contro di lei, sia GLaDOS che, da una posizione di supremazia e di potere assoluto viene costretta a vivere dell’energia di un’umile patata.

Le due, poi, vengono sbattute giù in un pozzo con atroce violenza. GLaDOS si “congratula” con Chell per aver avuto quella brillante idea: Weathley, infatti, era stato progettato per essere un concentrato di stupidità. Sarebbe dovuto essere un Core che, una volta installato su GLaDOS, l’avrebbe limitata, come un “tumore al cervello che trasmette idee terribili al computer”. E naturalmente le idee terribili, per un’AI, non sono spaventose.
Sono stupide.
La stupidità è, infatti, il peggior incubo per un’AI.
“… e tu lo hai messo a capo dell’intero impianto! *suono preimpostato di applausi*”
Dice GLaDOS, rimandando la resa dei conti al termine del gioco quando, a causa della demenza di Weathley, l’impianto rischia di scoppiare. Nel tentare di porre rimedio a quanto aveva fatto, Chell rischia di rimanerci secca, ma viene salvata proprio da GLaDOS che, avendo riacquistato memoria del luogo dove erano stati conservati i ricordi di Caroline, ha nel frattempo assunto un carattere più umano.
Per controllarla e tenerla a bada, infatti, gli scienziati avevano installato su di lei Core di ogni genere (compreso Wheatley) i quali trasmettevano al suo “cervello” voci che non erano la sua, bombardandola di continuo e costringendola a qualcosa che per lei era innaturale.
GLaDOS aveva, così, imparato a diffidare di quelle voci, a trovarle terrificanti, fino a che, ridotta ad un patata ed isolata dall’incessante marea di dati provenienti dal Mainframe, ella ritrova Caroline. La sua voce, forse, è quella che, però, la inquieta di più perché è proprio la sua, la sente per la prima volta… E LE TRASMETTE SENTIMENTI.
Da qui riusciamo a capire che anche la vita di GLaDOS è stata miserevole, così come miserevole è stata la sua solitudine.
Nel bene o nel male Chell è stata la sua unica, vera amica, perché le ha permesso di assecondare i suoi bisogni di macchina.
Il gioco si chiude con GLaDOS che comunica a Chell, non solo di aver cancellato per sempre Caroline (cosa di cui chiunque dubita per via di quanto viene detto nella canzone finale), ma, sopratutto, di aver intenzione di liberarla perché ormai obsoleta (l’AI aveva trovato due robot capaci di sostituirla).
Da quando Chell si era svegliata, la vita di GLaDOS, prima relativamente tranquilla, era stata sconvolta da numerosi eventi: era stata distrutta, poi riattivata, poi spodestata e infine costretta a vivere in una patata.
Cose a dir poco inconcepibili che l’avevano distratta dalla sua routine, ma che, di fatto, avevano permesso di creare un legame di complicità tra le due – e infatti l’impressione è che sia tutta una facciata e che GLaDOS stia cercando solo una scusa che esuli dai sentimenti umani pur di allontanarla… forse perché lo stretto contatto con Chell la stava facendo tornare, nei limiti del possibile, Caroline.

Al di là del fascino di una trama che si sorregge solo SU DUE AI E SU UNA RAGAZZA MUTA, va detto che gran parte del merito va ai doppiatori.
Perché voci con i controcaxxi americane CI SONO e questa è la dimostrazione lampante.
La McLain, con la sua voce dolce, ma asettica, per aver interpretato GLaDOS si è meritata pure un premio: in una delle sue dichiarazioni, l’attrice e cantante, ha dettk di aver posto molta attenzione alla respirazione, nel senso che ha fatto sempre in modo di non far sentire allo spettatore il suo respiro perché “i computer NON respirano”.
Sembra una caxxata, ma è una deduzione geniale che indica quanta cura sia stata riposta anche nel doppiaggio.
Wheatley è, invece, Merchant, un comico britannico che, davvero, sembra un demente allo stato puro. Anche qui siamo su livelli di eccellenza perché Merchant è stato perfettamente capace di variare la sua interpretazione da imbecille, a pazzo scatenato con crisi d’identità e senso di inferiorità… ma pur sempre imbecille.
Anche qui sembra facile fare la parte del cretino, ma, come dice giustamente mio padre, se sei capace di fare una parte comica allora sei in grado anche di farne una drammatica perché è molto più complesso interpretare uno stupido che una persona “normale”.
[FINE SPOILER]

Che dire… se siete arrivati fin qui siete dei santi, dei fan di Portal o gente della Valve… non lo so.
Raccontare tutta l’esperienza di Portal è limitante: non ci sono, infatti, abbastanza parole per descrivere il modo in cui i doppiatori parlano nel gioco, l’atmosfera che si respira e la cura meticolosa dei dialoghi. Se vi volete fare un’idea di chi siano veramente GLaDOS e Wheatley non vi rimane altro che guardarvi qualche cut scene del gioco. Se dovessi trovare un Let’s Play con i sottotitoli in italiano e senza commenti sarò ben lieta di linkarvelo.
Nel frattempo vi lascio con le due canzoni di GLaDOS (un assaggio della sua logica e della sua caratterizzazione, anche se la traduzione della prima sigla non è che sia ‘sto granché):

Portal – “Still Alive”
Portal 2 – “Want you gone”

Postato da Marylain, alle 07 : 39
(permalink) (Online Game Life)


6
Xenoblade 001
02 Sep
2011

Dopo aver a lungo riflettuto sul da farsi (in realtà solo 24 ore! ), ho deciso di rimandare tutti i post relativi alla mia trasferta in Inghilterra a lunedì semplicemente perché non ho ancora fatto la cernita delle 450 fotografie scattate!
A onor del vero ho fatto anche dei video, ma sono ancora a marcire sul mio cellulare e l’attuale postazione, mezza fallata, di Win 7 non mi consente di gestire come vorrei tutti i miei progetti tra LAN che non funziona, programmi con notevoli problematiche a seguito, Internet Explorer che non gestisce i controlli ActiveX e chi più ne ha più ne metta.
Così oggi ho preso una chiavetta USB di fortuna e ho trasferito la prima clip di Xenoblade.
Siccome era lunga 17 minuti circa ho dovuto, mio malgrado, spezzettarla perché dopo un brevissimo periodo in cui ero diventata partner di Youtube, sono tornata al limite classico di 15 minuti.
Come potete vedere ho operato la stessa scelta di Eternal Sonata: voci in giapponese e sottotitoli in italiano… questo fermo restando che in America di voci OTTIME ne hanno, ma non si capisce perché non le vogliano usare. Di questo argomento ne parlerò, però, tra qualche giorno, in occasione di un post che ho intenzione di dedicare ad un altro videogioco che mi ha colpita parecchio.
Dopo parecchie prove di encoding ecco cosa mi proporrò di fare per i prossimi video:
1) Eliminare, laddove sia possibile, i caricamenti. A tal proposito vogliate scusare il loading di 20 secondi all’inizio… non avevo voglia di riaprire Vegas per eliminarlo.
2) Cercare di fare qualcosa per il formato. Non capisco, in primo luogo, perché sia uscito in 4:3 anche se., effettivamente, il formato iniziale è proprio quello sicché ne approfitto per chiedervi: preferite il 16:9 (con aumento di grandezza del file e quindi maggiori tempi di caricamento, oltre che appiattimento dell’immagine di partenza) o il quadrato che fa molto old style, ma almeno non deforma?
Nell’attesa posto il video e poi rispondo ai vostri precedenti commenti.

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@Devib: Graces è stato confermato per il 2012, ma di Xillia non si sa nulla, quindi potrebbe benissimo essere che rimane in giapponese. Resta il fatto che ToX uscirà l’8… una data parecchio a ridosso con quella occidentale di Xenoblade… un titolo mastodontico in quanto a contenuti. Oltretutto le limited di Xillia sono IMPROPONIBILI come prezzo, ma questo è un altro discorso.
@Zory: Tranquilla amika  mia! Ci sentiremo quando ti è più comodo. La prossima settimana passo in posta sicché ti volevo chiedere se sono ancora in tempo a spedire a casa tua o no. Inoltre, se ti è possibile, ce la fai a vedere anche Xenoblade e a darmi un tuo parere? Ci terrei moltissimo, perché io mi sto davvero appassionando alla trama!
@Pixel: Se vuoi dare una sbirciatina a quello che ti attende a Natale… fai pure!

Io, nel frattempo, mi trattengo dalle considerazioni personali e le rimando alla prossima clip.
Spero di aver fatto cosa gradita ai miei lettori.

Postato da Marylain, alle 20 : 58
(permalink) (Xenoblade)