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- SPOILERS ALERT!!! -
Prima di iniziare a visionare la serie di Madoka Magica il primo pensiero che ebbi fu più o meno questo:
“Guardo tutte le puntate e poi le recensisco sul mio blog.”
Avrei voluto rispettare questo proposito e scrivere un articolo che raccogliesse più o meno tutte le mie impressioni in merito a questo anime… lo avrei voluto davvero. Peccato, però, che alla puntata 12, la famosa puntata 12, quella finale, quella che avrebbe dovuto chiudere il cerchio tutto si è disintegrato, polverizzato, atomizzato e la qui presente è stata sottoposta a una vera e propria doccia di fango improvvisa.
Già, perché guardare Madoka Magica è stato come stare 11 minuti sotto un getto caldo al punto giusto, circondata da deliziose bollicine di sapone e da un profumo gradevole per poi ritrovarsi, al dodicesimo minuto, inzozzata da capo a piedi.
Se lo avessi saputo prima mi sarei premunita, avrei preparato gli anticorpi, come feci con Code Geass, del resto, ma in questo caso no.
Perché dalle stelle si passa alle stalle.
Dal semi-capolavoro si passa al trash più assoluto.
Può sembrare una trollata assurda, una cosa assolutamente senza senso, ma per colpa di questa conclusione mi toccherà spendere più parole per argomentare le mie posizioni, piuttosto che per elogiare questa serie. 
Madoka Magica si presenta fin dai primi istanti, un anime apparentemente puccioso, apparentemente majokko, apparentemente rosa.
Madoka, la protagonista, sta di spalle, stringe la gonnellina di maghetta tra le sue mani e PIANGE. Il messaggio implicito è molto chiaro:
“Non mi piace essere ciò che sono. Non mi piace la magia. Tutto questo non è divertente.”
Ed in effetti è così.
Il chara design è volutamente pastellato, volutamente kawaii, volutamente colorato, ma le ambiemtazioni che circondano i vari personaggi sono cupe, così come sono cupe le tematiche trattate, a volte con una logica che ha del sorprendente, sebbene i riferimenti a Claymore (si… avete capito bene. A CLAYMORE.) siano abbastanza lampanti.
Gli sceneggiatori usano questa serie per decostruire con una forza ed una violenza assolute tutti gli stereotipi del genere majokko: Madoka, che è la protagonista, si trasforma “veramente” solo nell’ultima puntata, essere maghe è una fregatura, la morte può colpire chiunque… anche loro e, per ultimo… Kyubei, la mascotte, tanto mascottosa non è perché in essa si cela un essere davvero singolare, privo di qualsiasi emozione.

In realtà, a voler essere pignoli, la discesa qualitativa di Madoka Magica non inizia, improvvisamente, con la puntata 12, ma nei precedenti episodi, con due avvenimenti che mi avevano lasciata un po’ perplessa, ma che erano scivolati tutto sommato via, portati alla deriva da ottimi dialoghi, splendidi combattimenti e atmosfere uniche.
Più in particolare, gli avvenimenti disturbanti cui faccio riferimento sono i seguenti:
- La motivazione di Kyubei -
Ad un certo punto Kyubei spiega a Madoka il sistema che sta dietro alle Puelle: egli è un Incubator e viene da un pianeta che non si sa bene dove sia (questo non voler spiegare certe cose mi da sinceramente ai nervi ) popolato da mascotte come lui (?!) che non sono dotati di emozioni.
Queste “persone”, a fronte del fatto che l’universo sta per giungere ad uno stato di entropia, (?!!!!!) pensano bene di trovare un’energia alternativa che, GUARDA CASO, si trova nelle emozioni degli esseri umani. Emozioni che per l’essere non sono altro che interferenze.
Se la logica di Kyubei è dannatamente coerente e funziona, la stessa cosa non i può dire deli contenuti di ciò che va dicendo.
Innanzi tutto l’anime dà per scontato che l’universo finisca per “morte termica” quando questa teoria non ha certo più valore delle altre due esistenti. Anche giustificando questa presa di posizione, evidentemente necessaria ai fini della trama, non ci vuole certo un astrofisico per capire che la fine dell’universo (qualunque essa sia) non è dietro l’angolo come vorrebbe farci credere Kyubei, ma avverrà tra diversi miliardi d’anni.
MILIARDI.
Tempo che, credo, sia più che sufficiente per trovare una strada alternativa, sempre che si possa ritenere scientificamente accettabile il poter alimentare tutto il cosmo con le emozioni degli esseri umani. 
So che ad una prima visione i concetti tirati in ballo potrebbero sembrare fighi, ma se li analizzate con spirito critico, sono i tipici concetti buttati lì, senza alcuna cognizione di causa solo per far sembrare più “coerente” una scelta narrativa usata già dai tempi di Sailor Moon quando i cattivi risucchiavano l’energia a destra e a manca e facevano resuscitare le peggio cose.
- La spiegazione del potere di Madoka -
Homura è una Puella che viene da numerosi futuri alternativi. Ha il potere di tornare indietro nel tempo grazie al desiderio espresso nel contratto con Kyubei e da allora non fa altro che ripercorrere quegli stessi eventi per tentare di salvare Madoka, la sua migliore amica, dalla Notte di Valpurga (ennesimo concetto usato tanto per, dato che la vera notte di Valpurga non centra una mazza con tutta ‘sta storiella).
Fermo restando la devastante scopiazzatura da Steins;Gate (perché, per chi non lo sapesse, l’anime è tratto da un videogioco che ha la medesima storia e che è stato pubblicato nel 2009, quindi due anni prima di Madoka Magica) dove accade più o meno la stessa cosa, ma forse con più enfasi, al protagonista, in realtà tutta questa sotto-trama è stata costruita a sommo studio per decostruire un altro dei cliché delle maghette e cioè quello secondo il quale tutte le protagoniste sono le più potenti a priori.
In Madoka Magica la Puella rosa è la più forte, ma per effetto di un elemento esterno, ovvero… i viaggi nel tempo di Homura.
A costo di essere alternativi, gli sceneggiatori si sono tirati addosso fango e, in buona sostanza, l’hanno fatta fuori dal vaso. Se non avessero esagerato… se avessero fatto che Madoka era la più debole dall’inizio alla fine (come per Claymore con Claire), allora il meccanismo non si sarebbe inceppato.
Secondo Urobuchi, lo scrittore di questa serie, Madoka del presente attuale è diventata potentissima grazie alla disperazione delle altre Madoka nelle altre linee temporali (?!!!!) andando a inglobare in maniera del tutto arbitraria ed assurda la teoria del circolo chiuso di casualità in quella delle linee temporali alternative.
Insomma… sarebbe come sperare che l’olio si mischiasse con l’acqua, tanto per far capire. 
Non esiste NIENTE che possa avvalorare questa tesi, nessuna giustificazione non dico scientifica (perché è chiedere troppo dal momento che lo scrittore chiaramente non ha aperto un libro che sia uno sull’argomento), ma anche persino logica. Una linea temporale è parallela PROPRIO perché non ha niente a che spartire con l’altra, altrimenti ci sarebbe un circolo chiuso nel quale Homura ripercorre lo stesso tempo senza però addizionare alcuna disperazione sulle spalle di Madoka.
Ciò che per molti è stato ritenuto un plauso, è un’epocale cavolata.

Quello che poteva sembrare un attimo di defiance, finisce con l’estremizzarsi in maniera ossessiva fino a toccare punte di ilarità in quello che dovrebbe essere un episodio fatto di amore e di un puro sentimento di speranza.
Ne viene fuori, invece, un melodramma sorretto da scelte narrative talmente sciocche da sembrare uscite dalla mente di un bambino in preda a manie di onnipotenza giovanile.
In sostanza, per fermare la degenerazione di Homura (che sta per diventare Strega, così come… herr… le Claymore possono diventare Risvegliate, ma va beh ), Madoka dice di voler diventare una Puella e chiede a Kyubei, come suo desiderio, di poter essere capace di uccidere tutte le streghe esistite (anche quelle nel passato!).
A quel punto Kyubei se ne esce fuori con una strana battuta che recita più o meno così:
“Una richiesta come questa… trascende le regole. Tu diventerai Dio!”
Ora.
Il sistema di stoccaggio di energia e tutto il ciclo di degenerazione delle Puelle in Streghe non è una regola universale, ma è qualcosa che dipende dal sistema stesso… un sistema creato in maniera ARTIFICIALE, quindi non naturale, quindi non “divina” (ammesso e presupposto che esista un Dio ).
Sarebbe come dire che chi ha trovato sistemi alternativi per far funzionare dei congegni è diventato un Dio.
Madoka avrebbe avuto il potere di stravolgere QUEL sistema, ma nient’altro.
Kyubei acconsente al suo desiderio e la ragazzina inizia a liberare dall’agonia tutte le Puelle iniziando a prefigurare un happy ending luminoso. Ad un certo punto, però, Urobuchi dà inizio al suo delirio.
Non si sa come, non si sa perché, Madoka è diventata un Dio… la SPERANZA.
Mi vergogno persino a dirlo, figuratevi.
Far diventare Dio un personaggio e non sapere come gestire la cosa (e, credetemi, è quasi del tutto ingestibile se lo si vuole fare con cognizione di causa, come è logico che sia!) significa fare una figura di colossale e PURTROPPO è proprio questo il caso.
Anche ammettendo che Madoka possa essere diventata una divinità, come può un essere FINITO come Kyubei essere in grado di dare alla protagonista questo potere?
Far diventare un Dio un mortale equivale ad essere COME MINIMO un Dio a nostra volta.
Quindi infinito.
Quindi trascendentale.
Quindi senza limiti.
Quindi onnipotente.
Eppure Kyubei poneva centomila condizioni, non poteva riportare le Puelle al loro stadio originario né le streghe al suo stadio di Puelle e, cosa più importante di tutte, doveva attingere da loro per accumulare l’energia necessaria per l’universo.
Inoltre, da un personaggio presentato come un essere radicalmente logico ci si aspetterebbe, quanto meno che egli stesso utilizzi per sé questo potere perché consapevole del fatto che sarebbe in grado di adoperarlo meglio di una umana (tra l’altro manco così intelligente se volessimo tagliare il capello in quattro). Un Vulcaniano avrebbe fatto così. Lui no… si limita a commentare come un imbecille diventando una mera mascotte (e questa volta per davvero!) proprio quando avrebbe dovuto dominare l’intera scena.
Se poi volessimo accogliere l’interpretazione secondo la quale Kyubei si limita solo a fare uscire il desiderio usando l’energia della persona la cosa diventa ancora più ridicola perché sarebbe come dire che, attraverso un processo del tutto illogico (cui sopra), un essere umano può usare l’emozione, che è TIPICAMENTE immanente (o umana, per parlare un linguaggio meno forbito) per diventare Dio.
Filosoficamente è la più grande, immane, gloriosa caxxata che abbia mai sentito, ma evidentemente per gli sceneggiatori Dio è un concentrato di emozioni e quindi di imperfezione.
Un plot hole, insomma, che risucchia tutto ciò che di buono costruito fino a quello stesso momento come un gigantesco, spaventoso buco nero.
E non ci sono neutrini che tengano qui.
Purtroppo.
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