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Career Day
31 Oct
2011

Prima di parlarvi dell’esperienza lucchese, ho pensato di scrivere qualche riga sul Career Day (rinominato da Cely il “Carriola Day”, tanto per dare un’idea concreta dell’effettiva utilità di simili eventi ) organizzato dall’Università di Firenze e dedicato a tutte le facoltà: da ingegneria a lettere.
Sperando che quanto scritto verrà indicizzato da Google, fornisco la mia versione dei fatti ed una recensione accurata dell’iniziativa di modo che chi dovesse avventurarsi il prossimo anno sappia che cosa lo attende.
Ne approfitto per scusarmi di non aver fatto foto durante il convegno. Dal momento che ero in primissima fila e non avendo ricevuto disposizioni precise, ho ritenuto opportuno stare ad ascoltare.

Il Carrer Day si svolgeva, per tutti, presso la sede didattica di Via Laura n°48 facilmente raggiungibile da piazza San Marco. La via è tra le più fatiscenti del centro storico fiorentino, ma l’interno della sede è decisamente moderno ed accogliente. Fa decisamente rabbia sapere che noi di lettere, distanti da questa sede poche centinaia di metri, stiamo in edifici antidiluviani.
Le iscrizioni al primo piano, di fatto consistono nella consegna di una cartellina di colore diverso a seconda della tua facoltà. Noi di lettere avevamo la cartellina verde, mentre quelli di scienze della formazione, azzurra. Non si capisce perché, però, il colore di riferimento di lettere fosse il rosso, mentre quello di scienze della formazione viola. Non sarebbe stato più coerente tenere i colori della cartellina?
Dentro al raccoglitore c’era la fotocopia a colori del programma, un paio di fogli bianchi sui quali prendere appunti, la lista delle aziende che avrebbero partecipato al convegno, una biro e e il programma “Giovani Sì”, inutile come pochi per le ragioni che scriverò a seguito.

Ci fanno accomodare in un’aula ENORME  e lì inizia la presentazione della giornata.
Parla prima il preside della nostra facoltà il quale, bellamente, dice che un tempo l’Università se ne fregava di quello che facevamo dopo la laurea, che era giusto così (ma anche no! Vai all’estero e poi ne riparliamo! ) e che quasi dovevamo ringraziarli per aver fatto ciò che a loro non era dovuto, ovvero organizzare questo evento.
Prosegue poi la preside di SdF che dice, in barba a chi sostiene la natalità zero, che gli asili nido continuano a dare tantissimi posti di lavoro, nonostante la crisi.

Finita l’introduzione ecco che arriva la “psicologa” del lavoro la quale ci delizia con una guida su come scrivere un CV, una lettera di presentazione e su come presentarsi al colloquio di lavoro.
Tutte informazioni, per altro, che con internet si possono trovare in un nanosecondo e in forma ben più dettagliata… basta solo avere un po’ di pazienza e perseveranza.
Solo verso la fine del workshop, inevitabilmente, la folla inizia a dirottare il dibattito sull’ORIGINE del problema lavoro e cioè le istituzioni e le normative che regolano, di fatto, rapporti professionali non remunerati, condizioni svantaggiose e molto altro ancora.
La psicologa fa spalluccia e dice, in sostanza che:
“Noi non possiamo pretendere di guadagnare subito.”
“Noi non possiamo pretendere un lavoro tradizionale” specificando, poi, che per “tradizionale” si intende un lavoro “sicuro e fisso.”
“Noi dobbiamo sottostare a qualsiasi richiesta dell’azienda perché c’è gente là fuori che chinerebbe ben volentieri la testa al posto nostro.”
A queste dichiarazioni io e molte altre ci siamo iniziate ad incaxxare, alzando la voce e polemizzando.
La psicologa, evidentemente laureatasi con i punti dell’Esselunga, replica, con un tono tra il meravigliato e l’infastidito:
“Proprio non capisco il motivo della vostra rabbia.”

Nel secondo workshop sono tornati i presidi delle due facoltà più i rappresentanti di:
- Confesercenti
- Confindustria
- Beni culturali
Il preside di lettere mi ha dato ampiamente ragione, incavolandosi, per altro, quando ho fatto notare che nella scuola primaria e dell’infanzia si poteva insegnare l’inglese con un corso del caxxo in SdF mentre, secondo il mio avviso, sarebbe stato giusto dare il posto ai laureati in lingue.
A parte questa piccola soddisfazione personale, la parola è stata poi data a due donne di Confesercenti, le quali hanno consigliato, in assenza di lavoro nello statale, di considerare l’imprenditoria (ovvero, aprire una scuola di lingue privata).
All’osservazione di una ragazza che diceva:
“Peccato che i soldi non li abbiamo.”
Loro hanno replicato, con il sorriso tra le labbra, che i soldi sono la parte MENO IMPORTANTE perché prima di tutto si deve avere una buona idea di partenza.
Fermo restando che avere idee e spirito di iniziativa è essenziale, non capisco come si possa dire che il fattore economico non sia di fondamentale rilevanza.
Il tizio di Confindustria, invece, forse dimenticandosi di stare in mezzo a laureati, ci delizia con questa uscita, assolutamente fuori luogo:
“Voi laureati siete presuntuosi. Non vi sapete adattare. Non pensiate di essere migliori degli altri!”
Non capisco, se questa è l’opinione che ha di noi, perché DIAVOLO sia venuto a rompere i maroni al Career Day. Forse perché si beccava dei soldini, eh?!
A nulla è avergli fatto notare che “non è giusto generalizzare, perché ci sono tanti laureati che MERITANO il titolo che portano e moltissimi altri che hanno accettato e continuano ad accettare lavori di ogni tipo nonostante possano pretendere di più.”
La sensazione è che non ci fosse dialogo alcuno, ma solo un monologo di gente VECCHIA che non ha la benché minima concezione di quanto saturo e disumano sia il panorama lavorativo italiano.

Dopo questo workshop ne è seguito un altro sui master, le scuole di specializzazione e i dottorati.
Alle 13:15 è stato presentato l’inutile progetto “Giovanì Sì” che stanzia 200€ per un tirocinio a patto che l’azienda ne stanzi altri 200€ cosa che non farà MAI dato che può andare avanti con stagisti gratis.

In linea teorica dopo quest’ultimo appuntamento ci sarebbe dovuta essere una pausa pranzo cosa che, invece, non è avvenuta.
Il risultato è che ho saltato a pié pari il pranzo per cercare di fare quanti più colloqui possibili. Peccato che molte delle aziende se ne siano andate via dopo nemmeno un’ora, mentre altre non si siano nemmeno presentate.

Tutto sommato, se dovessi tirare le somme di questa giornata direi che i workshop sono INUTILI se non perfino lesivi della dignità di ragazzi che vorrebbero solo avere un lavoro dignitoso per tirare avanti (attenzione: “per tirare avanti” e non “per andare alle Hawaii”!).
Gli appuntamenti con le aziende, invece, potrebbero dare qualche possibilità in più oltre che snellire i tempi.
In linea di massima, anche se per pochissimo, è valso la pena saltare il primo giorno di Lucca per presenziare a questo convegno. Peccato per l’amarezza che ti rimane in bocca…

Postato da Marylain, alle 10 : 17
(permalink) (Real Life)


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[Frozendale] Pandora Hearts ep 16 – E il suo nome è…
27 Oct
2011

…continua

Postato da Marylain, alle 16 : 49
(permalink) (Anime, Pandora Hearts)


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Go Go Sanba
26 Oct
2011

- FRONT


- SAMPLE


- BACK


Titolo: Go Go Sanba
N° Pag: 11 + 6 speciali
Formato: B4
Caratteri: Scritti
Genere: Gag
Provenienza: Tales of Destiny
Personaggi: All Cast

Pubblicato il 22 Marzo 1998 dal circolo Ruito Ryou Shoushi, “Go Go Sanba” si presenta al pubblico come una serie di storie brevi. Nella prima parte abbiamo una ripartizione abbastanza regolare di ciascuna pagina per metà riportante l’illustrazione di un personaggio e per l’altra metà un 4koma avente come protagonista quello stesso personaggio. Nella seconda metà, invece, il lettore viene intrattenuto da altre vicende sempre a sfondo comico e da alcuni One Shot. Nonostante i contenuti a carattere leggero e frizzante, purtroppo il doujinshi viene parecchio mortificato da un “comparto grafico” deludente: il tratto è molto acerbo, gli sfondi inesistenti, i retini troppo pesanti e i lettering non così “elegante”. Anche dal punto di vista tecnico quest’opera non brilla: la cover è realizzata con un cartoncino poco spesso, mentre le pagine interne risultano molto lisce al tatto.

Postato da Marylain, alle 15 : 56
(permalink) (Doujinshi Database, Tales of Destiny)


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Video Londra
25 Oct
2011

Dato che ormai l’ho già postato e siccome non ho molto tempo a disposizione… ho deciso di inserire un video con tutte le riprese effettuate a Londra con il mio cellulare. L’intenzione iniziale era stata quella di portarci dietro la videocamera, ma non siamo riusciti a trovare i mini DVD.
Oltre a questo va detto che l’apparecchio ha una batteria la cui durata fa veramente ridere i polli (circa 1 ora, ma se ci smanetti anche meno!).
Mi dispiace un casino perché fu il regalo di laurea dei miei per la triennale, ma il suo utilizzo lo trovo quasi del tutto impossibile senza contare l’ingombro che è qualcosa di vergognoso.
Tonikaku, per chi lo volesse sapere, tutte le riprese sono state effettuate con la videocamera del mio fedele Nokia Mini N97 – benedetto il giorno in cui lo comprai dal venditore francese dato che lo pagai sui 150€ in meno rispetto al prezzo del mercato italiano SOLO perché era stato provato una volta.
Herr… comunque sia lascio una mini immagine sulla quale potrete cliccare per accedere al video – e già che c’ero ho pure sfruttato l’upgrade di Youtube!

Ditemi se vi è piaciuto, mi raccomando!

Per il resto penso di riuscire ad anticipare la successione di post che farò da qui ai primi giorni della prossima settimana. Di solito non mi piace pianificare pubblicamente i contenuti, ma dato che, tra Career Day e Lucca Comics mi sa che tornerò davanti alla tastiera del PC solo martedì, sono del parere che abbiate il diritto di… SAPERE!
Al mio ritorno recupererò due post che ho già scritto e che aspettano solo di essere ritoccati con scan e immagini. Nulla di particolare perché si tratta della recensione di un doujinshi e della puntata successiva di Pandora Hearts.
Dopo questi due articoli vi aggiornerò su tutte le ultime nuove sulla mia Real Life e poi vedrò di fare un breve reportage sulla mia esperienza lucchese – mi toccherà fare un tour de force assurdo domani tra doccia, capelli, lisciaggio e preparazione generale di tutta la roba da portare – che mai come quest’anno credo sarà molto breve, ma, mi auguro, intensa.

Postato da Marylain, alle 21 : 53
(permalink) (Real Life)


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Veterinario e video
24 Oct
2011

Il 5 Ottobre Loki e Cloe sono andati alla visita di controllo medica e a farsi il richiamo.
Portarli non è stata un’impresa molto facile: siccome i trasportini tanto “ini” non sono e dato che Loki pesa quanto un cinghiale, ho dovuto, gioco forza, fare due viaggi, il primo per scendere Cloe sul pianerottolo del quarto piano e il secondo per fare la stessa cosa con suo “fratello”.
Idem con patatine per ciò che riguarda le scale che dall’appartamento scendono giù nel cortile dei garage.
Siccome la mia vita non era già abbastanza complicata, noto con GRANDISSIMO “piacere” che un simpaticone aveva posteggiato la sua auto proprio davanti al bandone del MIO garage.
Inizio a citofonare a tutti quelli del condominio e finalmente trovo il colpevole che con notevole noncuranza, scendendo dalle scale mi fa, sempre con aria sfottò:
“Non pensavo desse fastidio.”
Dopo un attimo di silenzio, in cui mi chiedevo se c’era o ci faceva, gli rispondo, calma, ma risoluta:
“La sua auto è davanti al mio garage. Secondo lei come potrebbe non darmi fastidio?”
Quello mi fa spalluccia dicendomi che aveva messo lì il mezzo solo temporaneamente (e vorrei ben vedere! ). Io, sempre candidamente gli faccio notare che nel cortile è fatto divieto assoluto di posteggio, anche se temporaneo e che se lo ribeccavo mi sarei segnata la targa e portata alla polizia.
Dopo quanto detto sono fioccate le scuse.

Dal veterinario ho incontrato anche mia madre che era lì perché ai gatti ci tiene, anche se non vivono con lei.
Ci fanno accomodare e il dottor T. prima si concentra su Loki. Gli faccio presente che il gatto ha la fissa della cioccia, che tenta di puppare dai nostri vestiti quando siamo seduti alla TV perdendo addirittura bava. Il dottore ci dice che non dobbiamo assolutamente assecondarlo, ma che il problema va comunque risolto.
Ci spiega, infatti, che siccome il poveretto era stato strappato dalla mamma prima del compimento del primo mese di vita, era stato traumatizzato e ora aveva sviluppato questa forma ansiosa. Dato che potrebbe peggiorare, ci ha consigliato di spruzzare il Feliway per tutta casa di modo da rassicurarlo, cosa che stiamo già facendo.
Prima che passasse a Cloe gli faccio:
“Mi scusi, un’altra cosa… ma come mai il gatto ha sempre il culo pieno di merda?”
Il tutto con voce candida e volto serafico.
Attimo di silenzio.
Il veterinario, dopo avermi squadrata un attimo, inizia a ridere (non lo avevo mai visto ridere così! ), mentre mia madre, scandalizzata urla in tutto l’ambulatorio:
“AHHHH! MA CHE MODI DI PARLARE SONO QUESTI!!!”
Il povero medico cerca di alzare la coda di Loki, ma le risate si fanno copiose e lui non ce la fa. Lo aiuto. Loki è scandalizzato… Cloe dal trasportino, se solo potesse, farebbe un bel facepalm.
Il dottor T. riesce a vedere l’ano felino e mi dice, sempre soffocando le risate, che era tutto nella “norma”.

Con Cloe le cose sono andate meglio: la poveretta si è dovuta, però, sorbire il test delle feci su tamponcino per sicurezza.

Non ho immortalato l’attimo con la videocamera, però ho inserito un video (spero divertente) su Youtube. Cliccate sulla foto di Loki da piccolino per accedere alla pagina.

Sicuramente alcuni di voi non capiranno il senso della musica di sottofondo e di tutte quelle scritte in sovraimpressione per cui lascio dei ragguagli: ho voluto fare una specie di parodia felina alla famosa serie Metal Gear Solid dato che Cloe si era nascosta sotto di una scatola in “stealth mode” proprio come accade spesso nel gioco.

Spero di riuscire a fare un altro Neko Post molto presto!
Miau!

Postato da Marylain, alle 13 : 38
(permalink) (Neko Shrine)


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Emma – A Victorian Romance
21 Oct
2011

Nonostante lo avessi visionato prima di Steins;Gate e Madoka Magica, finisco con il recensire solo adesso una serie animata che forse non sarà all’altezza delle altre due (anche se qui siamo propriamente nel campo dei gusti personali ), ma che di certo merita un po’ di attenzione.
Per la cronaca, ho deciso di visionare la versione italiana rippata e muxata dal video originale – e tutto questo perché ci sono state delle censure – andata in onda su Hiro non so nemmeno quanto tempo fa.
Se il doppiaggio era globalmente molto buono, la stessa cosa non si può dire sulla “presentazione” di questa serie: “Emma” è stata, infatti, introdotta nel palinsesto come una sottospecie di shojo con tanto di canzoncina smelensa e terrificante della D’Avena, quando, invece, l’opera di Kaoru Mori è un seinen… porca paletta… un SEINEN!!!
Kaoru Mori…
Un’autrice che disegna in maniera a dir poco eccelsa e che riesce a gestire PERFETTAMENTE personaggi carichi di particolari negli abbigliamenti con una maestria che tanto dovrebbe insegnare ad altri (più blasonati) mangaka.
Ma non è del talento artistico della Mori che voglio parlarvi.

Al solito, avverto tutti i lettori che la recensione contiene spoiler.

La trama di “Emma” non potrebbe essere, di base, più banale: un giovane appartenente all’alta borghesia chiamato William Jones, nel far visita alla sua vecchia insegnante, si “scontra” con la sua cameriera. Tra i due c’è il tipico colpo di fulmine contrastato, tuttavia, dalle enormi differenze sociali che intercorrono tra i due.
Ostacolato dal padre che vorrebbe combinare il suo matrimonio con la nobile Eleanor Campbell, William, dopo un bacio fugace, pare essere costretto a rinunciare ad Emma quando questa, rimasta senza lavoro a causa della triste dipartita della sua padrona, decide di tornare al suo paesino per dimenticarsi di quell’amore impossibile. Il caso vuole, tuttavia, che la cameriera venga assunta da una famiglia aristocratica che, per ironia della sorte, si troverà ad avere contatti proprio con i Jones.

La serie è composta da due tronconi (o da due stagioni, come le volete chiamare) armonicamente suddivisi.

E’ evidente che “Emma” non punta all’originalità dei personaggi, quanto alla maestria dell’esecuzione e alla coerenza storico/stilistica delle vicende dell’epoca. Mi premeva sottolineare questa cosa perché molti spettatori hanno, forse, dimenticato quale fosse il setting della vicenda, accusando la Mori di aver creato personaggi stereotipati e/o troppo passivi.
Non vedo come la protagonista sarebbe potuta essere altrimenti.
Nel suo, Emma è una VERA eroina vittoriana ed è dannatamente coerente.
In un’altra circostanza l’avrei certamente trovata MOLTO fastidiosa, ma NON qui.
Emma è una donna povera che, fin da quando è nata, ha solo conosciuto la miseria di dover sempre tenere china la testa. Per questo, sebbene alcuni passaggi melodrammatici, la giovane difficilmente agisce e quando lo fa è solo per tornare tra le braccia di William.
Ripeto, può non piacere, ma se vi aprite un qualsiasi romanzo vittoriano inglese, personaggi di quel tipo agiscono tutti più o meno a quel modo, come è giusto e logico che sia.
Non esiste, inoltre, un escamotage che renda la relazione tra Emma e William “politicamente corretta” o “socialmente accettabile”. Nel troncare con i Campbell, i Jones rischiano seriamente il fallimento anche negli affari perché il padre di Eleanor, per vendetta, tenterà di mettere loro il bastone tra le ruote.
Si profila, però, al termine della serie, una sorta di anticipazione di quanto sarebbe avvenuto in futuro: la decadenza aristocratica e l’ascesa della borghesia.
I Jones riescono, infatti, ad uscire dall’empasse e a vivere a modo loro, presenti nella kermesse nobiliare, eppure ideologicamente distanti, ormai consapevoli della loro superiorità morale rispetto al parassitismo imperante e all’arroganza di quella società basata solo sui costumi e sulle apparenze.
La Mori, però, è molto attenta a non generalizzare: non tutti i nobili sono personaggi negativi e non tutte le donne sono succubi.
L’autrice realizza l’emancipazione di alcune figure femminili nell’unico modo possibile e consentito per il setting da lei scelto: esse sono nobili, prima di tutto, ed eccentriche. La prima vive isolata dal resto della società, rifuggita da quella serie di meccanismi dell’apparire che la stavano gradualmente fagocitando. La seconda può permettersi di simpatizzare con le sue dipendenti, incitare Emma ad accettare la proposta di William, solo grazie al sostegno di un marito che, pur restando in disparte, appare immediatamente ragionevole e tollerante. Benché non abbia problemi a parlare con le cameriere, nelle sue stanze, completamente nuda, ella è comunque una madre ed una moglie, inquadrata nel solito schema sociale.
Anche Eleanor, pur non essendo così disinibita, ma, sfoggiando una serie di comportamenti delicati, raffinati e femminili, al rifiuto di William si fa da parte senza riservare rancore.

Se si dovessero muovere delle critiche sullo sviluppo dei personaggi direi che forse andrebbero cercati tra alcuni secondari, primo tra tutti Al, il principe indiano amico di William. Resta ancora da stabilire, infatti, a che pro la Mori abbia deciso di farlo innamorare seduta stante di Emma e di averlo fatto dichiarare a lei nel giro di pochissimi minuti se poi non c’è stato alcun seguito. Al, infatti, dato il legame che lo unisce a William, decide di non insistere con Emma, rimanendo a Londra a ciondolare per una serie indistinta di puntate.
Il suo andi rivieni dall’Inghilterra al suo paese natìo è, inoltre, gestito forse in modo troppo frettoloso e dinamico, quando invece il giovane avrebbe dovuto impiegare parecchio tempo per spostarsi (con i mezzi di trasporto disponibili all’epoca).
Anche l’innamoramento di Hans nei confronti di Emma pare essere forzato: al termine della serie ci si potrebbe chiedere come mai ben tre uomini finiscano con il corteggiarla senza un’apparente funzione nella trama.
L’edizione animata, infine, non è forse delle migliori: ad alcuni episodi pilota, decisamente ben curati, seguono una serie di puntate realizzate in maniera del tutto opinabile.

Globalmente è un anime che mi ha piacevolmente colpita (se pur con alcune riserve), ma che non consiglio se non si è ben consapevoli degli impianti narrativi utilizzati nella letteratura inglese ottocentesca.

Postato da Marylain, alle 08 : 53
(permalink) (Anime)


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Eternal Sonata Video Story 114
20 Oct
2011

E siamo ai titoli di coda dopo non so quanti anni di pubblicazione qui sul blog.
Incredibilmente, però, devo avvertirvi che questo non è l’ultimo video di Eternal Sonata e che sarà mia cura e premura inserire quello mancante a breve di modo da chiudere il mio primo progetto in assoluto di video clip tratti da videogiochi.
In linea di massima questa “esperienza” mi ha aiutata a capire dove dovrei “migliorare”: non solo, laddove possibile, la qualità del filmato, ma anche e sopratutto la durata dello stesso e le tempistiche.
A tal proposito è mia intenzione chiedere a Serchan di prendere possesso, per lo meno, del progetto Valkyrie Profile 2 perché più che proporne altri (Xenoblade e Odin Sphere) mi piacerebbe concludere quelli che ho tra le mani.
Non credo che il mio amore tornerà a postare tanto presto tra capitolo 0, Dragon Age e altri impegni vari (tra i quali quelli puramente familiari) per cui vorrei non gravarlo di ulteriori disagi.
Vi farò sapere al più presto il nostro programma, dopo averlo concordato assieme.

YouTube Preview Image

Un’altra cosa che ci tenevo a specificare è che Youtube mi ha tolto (per la seconda volta) il limite dei 15 minuti garantendomi libertà assoluta in quanto a dimensioni e a durata.
Essendo già accaduto in precedenza ormai non so se fare affidamento su questa cosa – sarebbe dannatamente utile nel caso volessi fare delle recensioni o degli approfondimenti, tanto per dirne una -, ma resta il fatto che i miei “piani” sulla pubblicazione di Xenoblade sono rimasti più o meno invariati.
Le clip dureranno comunque sui 15 minuti, ma grazie a questo upgrade, anche se dovessi sforare di un pochino non dovrei star lì a tagliuzzare i file (processo che, tra le altre cose, mi porta via, nel bene o nel male, del tempo prezioso che potrei dedicare ad altro ).

Postato da Marylain, alle 09 : 54
(permalink) (Eternal Sonata, Video)


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Wish 4
19 Oct
2011

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- SAMPLE


- BACK


Titolo: Wish 4
N° Pag: 12 + 2 speciali
Formato: B4
Caratteri: Scritti
Genere: Gag / Drama
Provenienza: Tales of Destiny
Personaggi: Lion / Stahn

Pubblicato il 29 Dicembre 2001 da Kogetsubou, “Wish 4″ si presenta come una storia unica che trova la sua conclusione proprio in questo volumettoà. Gli eventi riprendono esattamente al punto in cui erano stati lasciati: l’avversario di Lion e Stahn è completamente impazzito perché, per qualche strana ragione, non riesce ad usare più i suoi poteri. Nella rabbia la creatura umanoide riesce perfino a ferire Stahn il quale lascia Lion completamente da solo nela battaglia. Per fortuna, però, lo spadaccino individua il punto debole del nemico (la gemma che tiene sulla fronte) e, distruggendola, lo sconfigge riducendolo in un cumulo di sabbia. Il doujinshi si conclude con un happy ending nel quale Stahn riprende i sensi e torna a viaggiare con i suoi compagni. Nonostante alcuni piccoli miglioramenti nel tratto e al fatto che il volume pare lievemente più curato degli altri (sono di nuovo presenti degli sfondi se pur poco accennati), l’artista continua ad avere dei seri problemi nella gestione delle scene d’azione. I colpi sembra che avvengano da lontano, i passaggi sono confusionari tanto che per il lettore risulta incomprensibile, ad esempio, come Lion abbia effettivamente colpito la creatura umanoide. Dal punto di vista tecnico “Wish 4″ si assesta su livelli medi. La cover è realizzata in cartoncino liscio, mentre le pagine interne sono di buona qualità e dotate di una certa consistenza.

Postato da Marylain, alle 08 : 52
(permalink) (Doujinshi Database, Tales of Destiny)


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Viaggio in Inghilterra (ultima parte)
18 Oct
2011

Chiudo il mio reportage dall’Inghilterra con questo post dispiacendomi del fatto di non essere riuscita ad organizzare una galleria di scatti decente in tempi umanamente possibili… Non appena avrò colto la giusta ispirazione, upperò tutto quanto su Facebook.

National Gallery: Questa è l’unica foto che sono riuscita a scattare alla National Gallery (la vista che si gode nella piazza antistante) perché, in buona sostanza, nell’intera galleria è assolutamente vietato fare foto o riprese di qualsiasi genere.
Anch’essa gratuita, la National Gallery non è poi così enorme da visitare dato che è più piccola del British Museum.
I quadri, purtroppo, non sono tra i più famosi e le luci sono piuttosto basse.
L’ambiente, però, non ci è piaciuto proprio per nulla.
Capisco che fare degli scatti rovina, in qualche modo, l’osservazione dei quadri, ma devi poter dare la libertà a chi vuole di portarsi un ricordo di quanto ha visto (magari una foto accanto al suo dipinto preferito). A peggiorare la situazione c’è anche l’estrema rigidità delle guardie che ti riprendono qualsiasi cosa fai. Appena metti piede lì dentro ti senti continuamente osservato, quasi come se ti trovassi su di un patibolo. Nessuno disegnava (probabilmente era vietato anche quello ), mentre il Louvre era stracolmo di artisti che, blocco di schizzi alla mano, si dilettavano a riprodurre le opere dando la sensazione, anche a chi si limitava a visitare le gallerie, di vivere dentro e per l’arte.
La National Gallery, invece, è stata un’esperienza fredda e distaccata… al punto in cui, a metà giornata, sfidando il brutto tempo e la stanchezza, abbiamo deciso di andarcene e di visitare altro.

Tate Modern: Tutt’altro posto è il Tate Modern, un museo d’arte moderna PAZZESCO, naturalmente gratis.
L’ambiente è giovanissimo: ci sono un sacco di posti per bivaccare, un ampio bar, diverse postazioni multimediali, un ristorante piuttosto economico posto all’ultimo piano dal quale si gode di una vista bellissima ed una serie di interessanti iniziative.
La galleria è impostata di modo da coinvolgere il visitatore: si gira intorno alle sculture, arrivando quasi a toccarle, con alcune di esse si interagisce perfino, ti puoi sedere per terra dove e come preferisci, disegnare e osservare l’opera da qualsiasi punto di vista.
Siamo passati dalla National Gallery, stracolma di gente anziana, all’interessante commistione generazionale e sociale del Tate Modern: uomini, donne, ragazzi, ragazze, punk, dark, pottini, gente ordinaria, bambini e chi più ne ha più ne metta. Non faccio fatica, adesso, a capire come mai molti utenti del web consigliavano assolutamente di visitare questo museo.
Penso che, assieme al The Globe e al London Eye, questa sia stata l’esperienza in assoluto più appagante tra tutte quelle provate.

Aeroporto di Heathrow: L’ultimo giorno siamo riusciuti a lasciare in albergo la valigia e questo ci ha permesso di fare un secondo, rapido, giro a Londra. In quell’occasione ho ripreso Carnaby Street (perché mio padre voleva assolutamente vedere quella strada ) dove ho visto un abito uguale identico a quello di Edgeworth (nella serie Saiban, non Kenji). Inoltre siamo riusciti a trovare anche diversi negozietti interessanti di cui uno stracolmo di plushie e gadget giapponesi posto proprio davanti ad un altro che vendeva solo roba avente a che fare con i… panda!
Abbiamo anche fatto una capatina a Westminster Abbey, ma restando fuori perché i biglietti, senza il London Pass, erano decisamente troppo onerosi da sostenere. Siamo anche andati a fare qualche foto, per la mamma del mio Serchan, a alla stazione di King’s Cross.
Non avendo più molto tempo ci siamo concessi un ultimo giretto in Hyde Park, abbiamo preso la valigia e siamo saliti sull’Heathrow Express che in 15 minuti circa ci ha portati all’aeroporto. C’erano alcuni negozi di elettronica che vendevano a prezzi davvero concorrenziali, per cui se per caso vi capita di partire da quell’aeroporto vi suggerisco di darci un’occhiata!
Ah!
Teoricamente la foto che vi ho mostrato (di una delle piste del terminale 4) è… illegale in quanto non è consentito fare foto. Un bel WTF ci stava tutto.

Postato da Marylain, alle 09 : 41
(permalink) (Real Life)


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Arrietty e colloqui
17 Oct
2011

Questo week end io e Serchan siamo andati all’UCI Cinemas per vedere Arrietty, il nuovo film dello studio Ghibli supervisionato da Miyazaki.
Dopo essere stata davanti all’armadio per circa un’ora a cercare un cavolo di completo che non fosse né troppo caldo né troppo freddo, sono riuscita a prepararmi e siamo arrivati lì con circa 30 minuti di anticipo. Nel fare i biglietti ci hanno pure dato dei poster cartonati (con dietro i giochi per i bambini ) che però il mio amore ha abilmente dimenticato sul sedile accanto del cinema. Grande amore!
Nell’attesa siamo andati all’AnimeImport, posto proprio dentro al multisala e ne abbiamo approfittato per acquistare i biglietti del Lucca Comics scegliendo quello per due giorni.
Non so se personalmente ne farò tre, come gli scorsi anni… resta il fatto che il 28 non posso andare (con mio sommo dispiacere perché così mi vedrò catapultata nella ressa del sabato senza sapere dove e cosa guardare ) perché ho il Career Day universitario, mentre per il week end ho già deciso, di comune accordo con Serchan, che o facciamo sabato o facciamo domenica perché non vale proprio la pena buttare la cesso un biglietto per venire spintonati come poveri disgraziati in balia di una folla famelica.
Oltre a questo vanno aggiunti altri due fattori deterrenti:
1) Il costo sempre più spropositato e ridicolo del biglietto
2) La qualità degli stand
Se ci pensate… sono entrambi interconnessi perché l’altro anno, a parte alcuni stand piuttosto originali, come quello delle t-shirt sagomate e quello che vendeva sake di vario tipo con sopra le donnine moe, mi sembrava tutto un copia-incolla dell’altro. Quanto ai prodotti esposti mi sembrava di essere nel regno della Shonen Jump, il che mi fa capire che gli stessi standisti non hanno più voglia di rischiare, con quel che costa un banchetto lì dentro, di avere merce invenduta. Gioco forza le cose di nicchia non vengono più vendute – materiale di Tales of l’ho trovato solo allo stand dell’associazione culturale di cosplayer, pensate voi a che livello siamo arrivati.
Se questo poi lo unite ai 14€ del biglietto singolo, beh… capirete che tanta voglia di tornare negli stessi stand per più di due giorni non c’è.

Dopo il giretto all’AnimeImport, siamo entrati in sala, tristemente sporca e con un sacco di bambinetti urlanti e di nonni rincojoniti che si sono messi a russare durante il film. Come ciliegina sulla torta, il cretino delle casse ci aveva sbattuti in una delle ultime file benché io gli avessi espressamente chiesto una centrale.
Naturalmente ce ne siamo fregati e ci siamo messi dove più ci piaceva.

La pellicola era tutto sommato gradevole, ma si vedeva lontano un miglio che era stata solo supervisionata da Miyazaki sia per l’aspetto grafico (qualitativamente inferiore a “Ponyo sulla scogliera”), sia per il messaggio veicolante, assolutamente non così chiaro come quello che viene lanciato da ogni opera del maestro.
Nonostante tutto Arrietty mi ha convinto più de: “I racconti di Terramare” e, in un certo qual modo, anche di Ponyo, forse un po’ troppo bambinesco ed infantile.
L’unica cosa che non mi tornava era come mai Arrietty e la sua famiglia venissero chiamati i Prendinprestito quando poi, di fatto, rubavano le cose dalla casa nella quale erano nascosti.
Pensavo si trattasse di un errore di localizzazione e invece, documentandomi un pochetto ho scoperto che, in effetti, questo film è stato tratto da un libro che si intitolava proprio: “The Borrowers”, il che non lascia adito a dubbi. A parte questo appunto, ho notato alcuni refusi nella traduzione del testo cinematografico.
L’idea di base era molto carina, ma ho avuto l’impressione che non sia stata sfruttata bene. Si perde un mucchio di tempo a far vedere Arrietty e suo padre esplorare l’abitazione degli umani in cerca di un fazzoletto e di una zolletta di zucchero da portare alla madre per poi soprassedere quasi completamente sui sentimenti dei vari personaggi – il che, in un film dello studio Ghibli è quasi imperdonabile.
Per fortuna che tutte le scene di esplorazione e di silenzio quasi assoluto – rotto solo da dei sospiri o da delle esclamazioni – vengono infiocchettate da una cura quasi maniacale dei dettagli e di tutti i sistemi ingegnosi messi in atto dal padre della giovane “gnoma” per raggiungere le sue “prede” (così vengono chiamati gli oggetti “presi in prestito”).
Il finale non mi ha convinta per nulla… ma per nulla proprio.
Pensavo che nei titoli di coda si sarebbe visto qualcosa di più e invece nulla.

Il resto della serata si è chiusa con una cenetta fuori e un giro al centro commerciale per digerire le abbondanti porzioni.

Quanto a oggi, sono andata ad un colloquio per un posto di segretaria/tutor in una scuola paritaria e di recupero crediti. La signora che mi ha accolta mi ha trattato con estrema gentilezza ed educazione, mi ha fatto parlare, mi ha ascoltato volentieri e mi ha fatto un sacco di domande, genuinamente curiosa di conoscermi.
Nonostante questo, dopo aver sostenuto un numero ormai indefinito di colloqui, sono quasi del tutto certa di essere stata scartata… almeno dal tono che la signora ha usato per salutarmi e dal fatto che, per più di una volta si è quasi “giustificata” dicendomi che anche se non venivo selezionata il mio profilo sarebbe rimasto comunque nella loro banca dati per future assunzioni.
Ieri ho mandato un altro paio di CV e anche io, come la mia best friend, mi sto lentamente, ma inesorabilmente abituando a sguazzare nel fondo… almeno per un innato istinto di sopravvivenza.

Fa un freddo tremenendo e devo andare a comprare frutta e verdura!

Postato da Marylain, alle 08 : 36
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