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Career Day
31 Oct
2011

Prima di parlarvi dell’esperienza lucchese, ho pensato di scrivere qualche riga sul Career Day (rinominato da Cely il “Carriola Day”, tanto per dare un’idea concreta dell’effettiva utilità di simili eventi ) organizzato dall’Università di Firenze e dedicato a tutte le facoltà: da ingegneria a lettere.
Sperando che quanto scritto verrà indicizzato da Google, fornisco la mia versione dei fatti ed una recensione accurata dell’iniziativa di modo che chi dovesse avventurarsi il prossimo anno sappia che cosa lo attende.
Ne approfitto per scusarmi di non aver fatto foto durante il convegno. Dal momento che ero in primissima fila e non avendo ricevuto disposizioni precise, ho ritenuto opportuno stare ad ascoltare.

Il Carrer Day si svolgeva, per tutti, presso la sede didattica di Via Laura n°48 facilmente raggiungibile da piazza San Marco. La via è tra le più fatiscenti del centro storico fiorentino, ma l’interno della sede è decisamente moderno ed accogliente. Fa decisamente rabbia sapere che noi di lettere, distanti da questa sede poche centinaia di metri, stiamo in edifici antidiluviani.
Le iscrizioni al primo piano, di fatto consistono nella consegna di una cartellina di colore diverso a seconda della tua facoltà. Noi di lettere avevamo la cartellina verde, mentre quelli di scienze della formazione, azzurra. Non si capisce perché, però, il colore di riferimento di lettere fosse il rosso, mentre quello di scienze della formazione viola. Non sarebbe stato più coerente tenere i colori della cartellina?
Dentro al raccoglitore c’era la fotocopia a colori del programma, un paio di fogli bianchi sui quali prendere appunti, la lista delle aziende che avrebbero partecipato al convegno, una biro e e il programma “Giovani Sì”, inutile come pochi per le ragioni che scriverò a seguito.

Ci fanno accomodare in un’aula ENORME  e lì inizia la presentazione della giornata.
Parla prima il preside della nostra facoltà il quale, bellamente, dice che un tempo l’Università se ne fregava di quello che facevamo dopo la laurea, che era giusto così (ma anche no! Vai all’estero e poi ne riparliamo! ) e che quasi dovevamo ringraziarli per aver fatto ciò che a loro non era dovuto, ovvero organizzare questo evento.
Prosegue poi la preside di SdF che dice, in barba a chi sostiene la natalità zero, che gli asili nido continuano a dare tantissimi posti di lavoro, nonostante la crisi.

Finita l’introduzione ecco che arriva la “psicologa” del lavoro la quale ci delizia con una guida su come scrivere un CV, una lettera di presentazione e su come presentarsi al colloquio di lavoro.
Tutte informazioni, per altro, che con internet si possono trovare in un nanosecondo e in forma ben più dettagliata… basta solo avere un po’ di pazienza e perseveranza.
Solo verso la fine del workshop, inevitabilmente, la folla inizia a dirottare il dibattito sull’ORIGINE del problema lavoro e cioè le istituzioni e le normative che regolano, di fatto, rapporti professionali non remunerati, condizioni svantaggiose e molto altro ancora.
La psicologa fa spalluccia e dice, in sostanza che:
“Noi non possiamo pretendere di guadagnare subito.”
“Noi non possiamo pretendere un lavoro tradizionale” specificando, poi, che per “tradizionale” si intende un lavoro “sicuro e fisso.”
“Noi dobbiamo sottostare a qualsiasi richiesta dell’azienda perché c’è gente là fuori che chinerebbe ben volentieri la testa al posto nostro.”
A queste dichiarazioni io e molte altre ci siamo iniziate ad incaxxare, alzando la voce e polemizzando.
La psicologa, evidentemente laureatasi con i punti dell’Esselunga, replica, con un tono tra il meravigliato e l’infastidito:
“Proprio non capisco il motivo della vostra rabbia.”

Nel secondo workshop sono tornati i presidi delle due facoltà più i rappresentanti di:
- Confesercenti
- Confindustria
- Beni culturali
Il preside di lettere mi ha dato ampiamente ragione, incavolandosi, per altro, quando ho fatto notare che nella scuola primaria e dell’infanzia si poteva insegnare l’inglese con un corso del caxxo in SdF mentre, secondo il mio avviso, sarebbe stato giusto dare il posto ai laureati in lingue.
A parte questa piccola soddisfazione personale, la parola è stata poi data a due donne di Confesercenti, le quali hanno consigliato, in assenza di lavoro nello statale, di considerare l’imprenditoria (ovvero, aprire una scuola di lingue privata).
All’osservazione di una ragazza che diceva:
“Peccato che i soldi non li abbiamo.”
Loro hanno replicato, con il sorriso tra le labbra, che i soldi sono la parte MENO IMPORTANTE perché prima di tutto si deve avere una buona idea di partenza.
Fermo restando che avere idee e spirito di iniziativa è essenziale, non capisco come si possa dire che il fattore economico non sia di fondamentale rilevanza.
Il tizio di Confindustria, invece, forse dimenticandosi di stare in mezzo a laureati, ci delizia con questa uscita, assolutamente fuori luogo:
“Voi laureati siete presuntuosi. Non vi sapete adattare. Non pensiate di essere migliori degli altri!”
Non capisco, se questa è l’opinione che ha di noi, perché DIAVOLO sia venuto a rompere i maroni al Career Day. Forse perché si beccava dei soldini, eh?!
A nulla è avergli fatto notare che “non è giusto generalizzare, perché ci sono tanti laureati che MERITANO il titolo che portano e moltissimi altri che hanno accettato e continuano ad accettare lavori di ogni tipo nonostante possano pretendere di più.”
La sensazione è che non ci fosse dialogo alcuno, ma solo un monologo di gente VECCHIA che non ha la benché minima concezione di quanto saturo e disumano sia il panorama lavorativo italiano.

Dopo questo workshop ne è seguito un altro sui master, le scuole di specializzazione e i dottorati.
Alle 13:15 è stato presentato l’inutile progetto “Giovanì Sì” che stanzia 200€ per un tirocinio a patto che l’azienda ne stanzi altri 200€ cosa che non farà MAI dato che può andare avanti con stagisti gratis.

In linea teorica dopo quest’ultimo appuntamento ci sarebbe dovuta essere una pausa pranzo cosa che, invece, non è avvenuta.
Il risultato è che ho saltato a pié pari il pranzo per cercare di fare quanti più colloqui possibili. Peccato che molte delle aziende se ne siano andate via dopo nemmeno un’ora, mentre altre non si siano nemmeno presentate.

Tutto sommato, se dovessi tirare le somme di questa giornata direi che i workshop sono INUTILI se non perfino lesivi della dignità di ragazzi che vorrebbero solo avere un lavoro dignitoso per tirare avanti (attenzione: “per tirare avanti” e non “per andare alle Hawaii”!).
Gli appuntamenti con le aziende, invece, potrebbero dare qualche possibilità in più oltre che snellire i tempi.
In linea di massima, anche se per pochissimo, è valso la pena saltare il primo giorno di Lucca per presenziare a questo convegno. Peccato per l’amarezza che ti rimane in bocca…

Postato da Marylain, alle 10 : 17
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