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Qualche tempo fa io e Serchan eravamo andati al centro commerciale I Gigli con l’intenzione di fare un paio di compere per poi recarci all’Uci Cinemas in cerca di un film da guardare.
Peccato che allora non c’era una pellicola che fosse una che ci ispirasse, per cui abbiamo passato. 
A questo giro, invece, siamo andati a colpo sicuro: in barba ai maledettissimi cinepanettoni, ci siamo goduti “Benvenuti al Nord”.
Nell’attesa che iniziasse lo spettacolo abbiamo dato un’occhiata nella hall e la nostra attenzione è caduta su:
° Una pellicola che uscirà il 10 Febbraio e che speriamo di riuscire a vedere il 18 in occasione dell’anniversario… herr… mensile (visto che l’anniversario annuale lo festeggiamo il 18 Ottobre ).
° Una pellicola che sembra la rivisitazione in chiave fantasy di Biancaneve. L’armatura di lei era troppo bella!!! 
° La versione in 3D di Titanic. Ora io mi chiedo… era davvero necessario?! Per quelle due scene in cui si vedono pezzi di nave cadere e spezzarsi dopo un’ora di lei che racconta, lui che disegna e loro che lo fanno in ogni angolo del transatlantico?!
In ogni caso “Benvenuti a Nord” ci ha convinti come il primo, nel caso di Serchan forse anche più del precedente, non fosse altro perché c’erano molti elementi legati alla cultura delle sue parti oltre che una serie di “luoghi comuni” alcuni dei quali non così… “comuni”.
Mi spiace non scrivere altro, ma non sono molto brava a fare “approfondimenti” su film comici, quindi preferisco evitare di far figuracce e tirare avanti con gli altri argomenti.
E il prossimo non posso far altro che dedicarlo a… RAGNAROK ONLINE 2!!!
Ci crederò solo quando lo vedrò, l’ho già scritto sul forum italiano, ma mi piace gridarlo a gran voce anche qui:
Il 22 Febbraio incomincerà la Open Beta ufficiale detta anche Grand Opening! 
… Ciò significa che:
1) Non ci saranno più wipe dei personaggi – salvo problemi, naturalmente!
2) Non ci saranno più periodi ristretti di gioco, il che mi consentirà di dedicarmi al testing in modo più UMANO perché davvero, le ultime fasi mi avevano sfiancata
Menzione speciale alla creatività della Gravity che pur di non catalogare le fasi in modo banale, anziché chiamarle semplicemente “CBT1-2-3 e OBT” ha preferito andare su nomenclature strambe come “R-Care Test”, “Limited Edition Test” e mo “Grand Opening”.
In ogni caso ha anche ribadito che, nonostante non ci siano ancora date certe sulla release ufficiale internazionale, altre compagnie estere hanno già firmato il contratto con l’azienda.
In chiusura vorrei innanzi tutto scusarmi per non aver risposto ai vostri commenti in questi ultimi giorni a causa delle condizioni di salute del mio Loki.
In secondo luogo ci terrei tantissimo a salutare creonte, oltre che Kotaro e Horus, due utenti importanti di Animeclick che sono passati di qui e hanno letto con piacere il mio blog. Inutile dire che siete sempre i benvenuti e che i vostri complimenti mi hanno riempita di entusiasmo. 
… e intanto mi sa che mi sono beccata qualcosa …
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Il grande sogno di Maya (47) |
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Non ricordo se lo avevo già scritto altrove, ma anche se fosse sempre meglio ribadirlo perché per me è una buonissima notizia.
Oltre alla trasposizione manga di “Cime Tempestose” e di altri romanzi da parte della Ronin, pare che verranno pubblicate in Italia, grazie alla Goen, tre delle maggiori opere di Jane Austen che saranno, nello specifico:
- Ragione e sentimento
- Orgoglio e pregiudizio
- Emma (sono fuori dal coro, lo so… ma è in assoluto il libro della Austen che più mi è piaciuto )
Inutile dire che ci metterò immediatamente le mani anche se tremo al pensiero che certe trame siano state condensate in un solo tankobon… specie “Cime Tempestose” che ormai so che seguirà inevitabilmente il solito orripilante taglio cinematografico.

Dunque, vediamo… considerando che lo recensii subito, tra lo scorso numero e questo sono passati ben sette mesi. E ripeto: sette.
E in Giappone, a quanto pare, la Miuchi sta riciclando molte delle sue tavole rinnegate con una bella pausa di due mesi che le farà riprendere la serializzazione del manga, di fatto, il 25 Febbraio.
Bella lì. 
Quando ho aperto il tankobon devo dire che sono rimasta un pochino disorientata: il volume 46, infatti, si chiudeva con Maya e Masumi di fronte alla camera dal letto supermega lussuosa e con uno scambio di sguardi tra il sorpreso e l’imbarazzato lasciando presagire che i due si sarebbero quanto meno baciati.
Nel 47, invece, Maya e Masumi, forse per via della presenza di qualche portale multidimensionale e multitemporale sono stati catapultati indietro e si trovano all’esterno della nave proprio mentre questa sta salpando dal porto. Segue scena di Masumi che invita la ragazza a cena e la visita al salone di bellezza dove lei viene truccata, acconciata e agghindata.
L’uomo d’affari capisce solo in quel preciso istante che Maya non è più una fanciulla.
Ella sta diventando una donna.
Dopo una piacevole serata danzante ecco che il biondino invita la giovane a dormire nella sua stanza rassicurandola del fatto che lui avrebbe trascorso la nottata sul divano.
Il che ci riporta al “presente” del tankobon 46.
Che cosa quanto meno curiosa. 
Maya, pensando che quella matrimoniale era stata riservata a lui e alla fidanzata Shiori, non ce la fa: si rimette gli abiti casual e restituisce la chiave a Masumi che, però, la getta in acqua in un chiaro segno di disprezzo verso quella gatta morta – avendo, per altro, già scoperto dell’assegno.
Per farla breve, quasi tutto il volume viene speso per siglare, finalmente, l’amore apparentemente impossibile tra l’uomo d’affari e l’attrice, salvo poi darci un paio di assaggi su quello che sarà l’andazzo dei capitoli a venire: Sakurakoji, infatti, sconvolto per aver scoperto il forte sentimento che unisce Maya a Masumi, finisce come un fesso addosso ad un camion rompendosi una gamba. Nel frattempo Ayumi pare abbia completato le prove riuscendo a recitare senza vederci.

La lettura di questo volume mi ha lasciata perplessa.
Anche se in molti (me compresa) si aspettavano qualcosina di più dall’incontro sull’Astoria, devo ammettere che la Miuchi è riuscita, senza usare “l’espediente” classico del bacio, a delineare con grande delicatezza, tatto, ma allo stesso tempo forza passionale, il vero legame che unisce le anime di Maya e di Masumi in una delle coppie in assoluto più apprezzabili che io abbia mai avuto il piacere di vedere in uno shojo.
Non c’è una dichiarazione d’amore ufficiale ed esplicita, eppure capiamo benissimo come ormai le carte siano state tutte scoperte: da Masumi che inizia a rivolgersi a Maya chiamandola per nome, ai due che parlano senza inibizioni, all’invito a condividere uno spazio intimo e riservato come il rifugio sull’isola di Izu, fino alla promessa di aspettarsi vicendevolmente.
Se poi il lettore non fosse ancora convinto, la Miuchi fa agire l’uomo d’affari con estrema chiarezza.
Il signor Hayami, infatti, chiede alla sua assistente di stimare i danni alla sua azienda qualora egli volesse annullare il matrimonio con Shiori.
Viene, dunque, stabilita una svolta forse tirata un po’ per le lunghe dalla presenza stessa di Shiori – voglio dire… dopo 40 volumi era davvero necessario inserire questo ODIOSO personaggio solo per ingarbugliare la trama e allungare il brodo?! 
La sensazione che l’autrice stia prendendo tempo è, dunque, molto forte.
Fermo restando che continuo a nutrire fiducia nella sua genialità, devo dire che fin’ora la Miuchi ha gettato alcuni incipit (e sta continuando a gettarne altri!) in quella che dovrebbe essere la CHIUSA della sua opera, senza, però, fornire spiegazioni del perché certi eventi stanno accadendo proprio ora.
Dato che non ha mai lasciato nulla al caso, non voglio credere che inizi a sparare eventi a random proprio adesso.
Per chi non capisse a cosa mi sto riferendo, faccio un breve elenco:
– La cecità di Ayumi: A che pro sta accadendo questo all’attrice rivale della protagonista?! In che modo può avvicinarla alla Dea Scarlatta? Che progressi ha fatto da quando ha avuto questo handicap?
– L’amore di Maya: Ora che il suo sentimento è espoloso e che Sakurakoji sa della sua relazione con l’affarista, la sua recitazione cambierà? In che modo? Stiamo ancora aspettando la VERA evoluzione che porta la giovane a identificarsi in tutto e per tutto con Akoya!
– L’incidente di Sakurakoji: Anche qui non capiamo come la frattura a una gamba possa aiutare il ragazzo a immedesimarsi meglio in Isshin. Non mi basta la scusa de: “Isshin era un brigante quindi è plausibile che fosse ferito a una gamba.” Qui il punto focale è L’AMORE del personaggio verso la Dea. E queste sono due cose ben diverse.
Insomma: da quando siamo entrati nella fase “Dea Scarlatta” sono passati parecchi volumi, ormai: prima i provini singoli di Maya e Ayumi, poi i preparativi per lo spettacolo dimostrativo, poi le prove che paiono essersi arenate in favore di altre tematiche, alcune utili, ma tirate per le lunghe (vedi la dichiarazione tra Maya e Masumi), altre del tutto superflue, come le trame di Shiori.
Ci si vede tra un annetto con altri filler. 
PS: Le immagini sono piccole… datemi un attimo che le allargo…
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Uppare questo video è stato un vero e proprio parto.
Nella fase di rendering, infatti, non so perché, ma l’audio è andato a farsi benedire e il guaio è che avevo già cancellato tutte le clip dalla chiavetta, quindi mi è toccato prendere, tornarare sul Medley e recuperare tutto quanto.
Nel frattempo ho deciso la mia “tabella di marcia” per quanto concerne gli acquisti e i preorder.
Final Fantasy XIII-2 l’ho già preso in versione liscia per Xbox 360 con guida strategica (anch’essa standard perché se è come quella del XIII posso benissimo passare ).
The Last Story lo prenoterò sicuramente in versione limitata approfittando anche del fatto che esce a fine mese, quindi non a ridosso di Final Fantasy XIII-2.
Quanto a Catherine sono dannatamente combattuta: fino a qualche minuto fa ero lanciata sulla “Love is Over Edition” perché più “nutrita”, ma poi ho visto che se prenoto il gioco mi becco anche la colonna sonora e l’artbook che si aggiungerebbero alla confezione contenente maglietta, sottobicchieri, poster e solita confezione della pizza. L’unico elemento mancante sarebbe il cuscino.
Altro elemento fondamentale è il prezzo. Se vado per la versione “Love is Over” mi tocca spendere sui 90€, mentre se compro lo “Stray Sheep” sono 20€ in meno il che non è poco.
Stesso prezzo anche in Inghilterra.
Dato che sono in argomento volevo rispondere a Devib per quanto riguardo le considerazioni di Farenz sul Gamestop.
Lungi da me difendere la catena di negozi, ma per esperienza personale ti posso dire che non mi hanno MAI perso un’edizione limitata che sia una. 
Non capisco da dove nasca tutta questa paura: forse (e ripeto… FORSE) i problemi ci sono se prenoti online, ma ti posso assicurare che se ti rechi ad un negozio e prenoti da lì il gioco te lo fanno avere anche perché penso siano perfettamente consapevoli del fatto che se ti danno la versione standard al posto di quella deluxe da te richiesta tu puoi benissimo recidere il contratto, chiedere indietro l’acconto e non acquistare nulla.
Semmai avrei più remore a prenotare la stessa versione deluxe da un negozietto privato perché spesso queste limited sono ESCLUSIVA Gamestop sicché PRIMA li trovi da loro e POI da altri rivenditori (e a prezzi spesso più elevati come fu per il caso di Final Fantasy XIII di cui acquistai la deluxe sia del gioco che della guida strategica).
Fossi in te farei un tentativo così almeno ti risparmi anche le spese di spedizione che su Gamestart sono piuttosto elevate.
Mi sono dilungata un pochetto senza commentare molto la clip, ma vi prometto che mi rifarò in risposta ad eventuali commenti oppure nel prossimo post. 
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Scrivo alla domenica il post di giovedì per cercare di mantenere il ritmo nonostante tutto.
Lo stesso “tutto” che mi ha allontanata un po’ dal blog in questi giorni e lo stesso “tutto” che mi ha fatto finire di renderizzare il video di Xenoblade solo stasera.

In quest’ultimo periodo Loki è ingrassato. Molto più di ciò che vedete in questa foto che è stata scattata diversi mesi addietro.
Tastandogli la pancia, però, ho notato che era tesa e piuttosto dura il che mi ha immediatamente messa sul chi va là e così, dopo aver aspettato di finire il sacchetto di crocchette dietetiche che gli avevo comprato all’occorrenza, notando che non avevano sortito alcun effetto, ho deciso di chiamare il veterinario e di fissare un appuntamento.
Mercoledì sera lo portiamo all’ambulatorio. Lui buonissimo… non miagola per tutto il tragitto.
Dopo aver confermato le mie preoccupazioni il veterinario gli preleva del sangue e mi chiede di telefonare l’indomani pomeriggio, cosa che faccio arrivando persino a saltare il corso di disegno perché non ci stavo assolutamente con la testa.
Al telefono il medico mi dice che i valori sono tutti “borderline”, quindi o al limite massimo al limite minimo, cosa che assolutamente non va in un gatto giovane come lui.
La chiamata è stata fin troppo sbrigativa perché in cinque minuti mi sono sentita parlare di:
“Valori renali alterati.”
“Ecografia”
E chi più ne ha più ne metta.
Per fortuna che poi, al successivo appuntamento (che poi era più che altro un consulto, dato che non ho portato il felino), il veterinario mi ha rassicurata dicendomi che non si tratta di insufficienza renale altrimenti sarebbe uscito fuori dall’analisi del sangue e che stando a regime forse il problema si risolverà da solo, senza interventi o senza medicine.
Il che mi porta a oggi.
In sostanza Loki dovrà mangiare un cibo terapeutico per 15 giorni scaduti i quali se dimagrisce continua la dieta fino a che non raggiunge il suo peso forma, altrimenti si dovrà procedere all’ecografia per investigare meglio la faccenda.
Inutile dire che io spero con tutto il mio cuore che il mio gattone reagisca al suo “Royal Canin Feline Obesity”.
A causa delle disposizioni del dottore, Loki e Cloe dovranno mangiare separati – il che ha destato fin da subito un po’ di sgomento da parte di entrambi – due diversi tipi di mangime.
Quanto al cibo fatto in casa mi sa tanto che se lo potrà gustare solo Cloe anche se penso che del merluzzo lesso sia sufficientemente leggero.
Fate tanti incrocini per Loki, vi prego! 
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Titolo: Kamabokoita
N° Pag: 24 + 2 speciali
Formato: B4
Caratteri: Stampati
Genere: Gag
Provenienza: Tales of Destiny
Personaggi: All Cast
Pubblicato nel Maggio del 1998 da Hiyoko Niwatori e Kino Kosuzume, “Kamabokoita” si presenta al pubblico come un volume di storie brevi suddivise in due “macro-narrazioni”. Nella prima Philia cerca disperatamente di cucinare qualcosa di buono, ma nonostante i suoi sforzi nei suoi piatti finiscono sempre dei vermi. Nella seconda Lion, durante la notte, ha degli incubi nei quali suo padre, assunta una forma un po’ spettrale, gli rivela di sapere tutti i suoi più intimi segreti. Alla fine del doujinshi, poi, Marian si ribella al suo rapimento e colpisce in testa l’uomo, mentre lo spadaccino tenta di salvarsi nella grotta. Una caratteristica peculiare dell’opera è che tutti i personaggi sono stati resi in stile tra il deformed e il super deformed il che, purtroppo, a volte guasta dando un senso di eccessivo infantilismo e di notevole confusione. Purtroppo il tratto non è sufficientemente maturo. I fondali sono quasi del tutto assenti, mentre l’uso dei retini è globalmente buono. La cover è realizzata in cartoncino lucido, mentre le pagine interne, se pur lisce e dotate di una certa consistenza, tendono ad ingiallire.
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Megaupload e i diritti negati |
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Tanto si è detto in questi giorni sulla chiusura di Megaupload (e conseguente smantellamento di altri file sharing, molti di questi diventati a carattere prettamente privato come Dropbox).
In risposta alle proteste di molti è stato specificato che il creatore del noto servizio, il quale, a quanto pare, era arrivato a generare il 5% del traffico internet, non era stato arrestato per via dei file “illegali” inseriti dagli utenti – e quindi non da lui! – sui suoi server, ma per altre accuse tipo: riciclaggio, racket e chi più ne ha più ne metta.
Fin da subito, però, questa notizia mi è puzzata come il solito e bieco espediente per gettare addosso alla reputazione di un individuo affinché l’opinione pubblica non lo sostenga più, ma che, anzi se ne discosti.
Se fossero state veramente quelle le accuse come mai, nelle ore direttamente successive alla chiusura di Megupload, Filesonic e Fileserve sono diventati hosting personali, mentre molti altri hanno fatto piazza pulita di moltissimi file?
Sì, okay, potrebbe benissimo essere che abbiano cercato di tutelarsi, ma se la notizia fosse stata chiara non credo che ci sarebbe stata una mobilitazione di massa così grande.
Qui qualcosa non torna.
A parte l’infame legge SOPA e PIP(p)A, ciò che mi fa più paura, al momento, è una certa frammentazione in seno a Internet, quando invece la Rete, essendo attaccata oggi pesantemente, dovrebbe rimanere coesa sempre e comunque e seguire, per quanto possibile, un filo comune.
Ad esempio, mi sono dovuta sorbire scambi infelici di battute da parte di comunità di Torrent ed Emule che recitavano più o meno così:
“Ben gli sta a quelli del DD! Avevano sempre la pappa pronta! Sono degli egoisti perché volevano tutto e subito! Ora finalmente torneranno sui nostri circuiti!”
Pura follia.
In primo luogo perché i circuiti non dovrebbero scontrarsi l’uno contro l’altro, ma si dovrebbero fondere armonicamente e cercare di offrire un servizio multimediale – nel senso di “multi mezzo” – di modo che l’utente possa scegliere dove e come scaricare.
Non spetta a NESSUNO giudicare le motivazioni per cui un navigatore sceglie di scaricare da Megaupload anziché da Emule.
Non si tratta di una questione morale perché il principio che muove la diffusione di un file è sempre lo stesso: la sua condivisione con il mondo intero come è giusto e lecito che sia. 
Oltre a questa fetta di utenti, ce ne sono altri che, non si sa perché, sostengono le major e le istituzioni il che, in un ambiente democratico mi può anche star bene purché il tuo giudizio sia ben supportato da una chiara cognizione di causa cosa, che, purtroppo, mi sembra manchi.
Ad esempio: molti fanno della chiusura di Megupload una semplice questione legata ai diritti d’autore senza considerare minimamente che le disposizioni verso il noto sito di file sharing sono, per come la vedo io e per come la vedono in tantissimi altri, nient’altro che delle prove per spingersi oltre.
Al di là dei gusti personali, sostenendo l’arresto dell’owner sostieni, di riflesso, LA CENSURA che nasce non dal tentativo di difendere l’arte e/o la cultura, bensì i biechi interessi economici dei soliti noti, quali major ed editor che, nell’epoca di Internet stanno diventando sempre più superflui, sempre più inutili.
E questa cosa gli rode.
Come rode il fatto che sulla Rete circoli informazione LIBERA e che grazie alla filosofia meritocratica del mondo digitale si possano realizzare opere altrimenti impossibili.
Mi riferisco, tra le tante cose, alla produzione artistica in generale.
Un mese prima della chiusura di Megaupload, infatti, era stato fatto un annuncio che dichiarava come, di lì a poco, il sito di file sharing avrebbe proposto al pubblico due servizi aggiuntivi.
- Megabox: Questo servizio avrebbe sfruttato l’altissima visibilità di Megaupload per permettere a nuovi artisti emergenti (e non!) di vendere le proprie opere con un guadagno del 90% ad una comunità di circa 150 MILIONI di utenti che usavano regolarmente la piattaforma.
ma sopratutto…
- Megakey: Questo servizio avrebbe consentito di far guadagnare l’artista dal download GRATUITO della propria opera. Qualsiasi essa fosse. Il sistema era stato testato precedentemente su circa un milione di utenti e funzionava alla perfezione.
Come se non bastasse, molti artisti di fama mondiale, erano già pronti a firmare l’accordo dichiarando di essere stanchi di seguire un modello di business ormai vetusto e superato.
Il che mi porta dritto al mio pensiero… quello che ho sempre avuto fin da quando il Web ha iniziato ad evolversi.
Se prima l’unico modo per pubblicare – letteralmente… rendere PUBBLICA - la propria opera era quello di rivolgersi a un editore o una casa discografica adesso gran parte dell’informazione passa attraverso Internet e alla sua orizzontalità.
Ci si può far conoscere in totale autonomia.
Ci si può promuovere in totale autonomia.
E questo fa paura a molti, a mio avviso.
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Sono ancora sotto shock per quanto riguarda la questione del file sharing (perché, a quanto pare, stanno attaccando tutti i siti che fornivano questo tipo di servizio, non solo Megaupload).
Meno male che questo post lo avevo già preparato la scorsa settimana altrimenti non credo che avrei avuto la voglia di scrivere sul blog oggi pensando che in alcune ore si è tornati a diversi anni addietro quando Megupload non era diffuso e l’unico modo per scaricare decentemente era il Mulo e il Torrent.
Mi auguro di ritrovare le parole perdute per domani. 
Nel frattempo ricordo che tra Sailor V e le Short Stories inserirò le mie “first impression” su Glass no Kamen e FMA, per cui portate un attimo di pazienza. 

Secondo ed ultimo volumozzo del prequel sailormoonesco nel quale si concludono tutte le vicende legate a Sailor V e al suo passato di guerriera prima ancora che Usagi si svegliasse dal suo torpore e incominciasse a lottare pure lei nei panni di una guerriera Sailor.
Redigere un riassunto su questo tankobon è, tutto sommato, piuttosto semplice: Sailor V continua ad essere impegnata in numerose battaglie contro i vari scagnozzi di Danburite tra cotte passeggere, delusioni amorose, situazioni comico-demenziali, momenti nonsense e chi più ne ha più ne metta. Solo nelle ultimissime pagine la giovane Minako riuscirà ad ottenere un ruolo in un film nel quale recita un noto ed affascinante attore di nome Ace del quale la ragazza, guarda caso, è innamorata – va bene che sei la Dea dell’amore e della bellezza, ma datti una regolata… 
Durante questa missione Sailor V sta quasi per consacrare il suo sentimento più puro ad Ace salvo poi scoprire, nel giro di pochissime pagine che:
– In realtà egli è un nemico che fa parte della Dark Agency;
– In realtà è proprio il capo della Dark Agency, quel famoso Danburite che si vedeva sempre nell’ombra;
– In realtà la sua seconda identità super-segreta è quella di Adonis, un soldato pazzamente invaghito di Sailor Venus che aveva fatto di tutto pur di raggiungere quella guerriera e attirare la sua attenzione.
Si ripercorrono, dunque, i ricordi di quando Minako serviva fedelmente, in qualità di principessa di Venere, la principessa Serenity sottolineando il fatto che la giovane sia, di fatto, la prima a riacquistare la memoria del passato. Grazie a questo momento epifanico la ragazza prende coscienza di sé e del suo VERO ruolo, getta la maschera e il costume di Sailor V e si scopre Sailor Venus.
Con la Dark Agency ormai fatta a pezzi, alla protagonista non resta che cercare le sue compagne.

Fatta eccezione per gli ultimi capitoli del tankobon, il senso di insoddisfazione nella lettura di questo volume è rimasto decisamente molto alto, fino a toccare picchi estremi come a pagina 113 dove abbiamo uno scambio di battute a mio modesto avviso, piuttosto infelici, che vi riporto brevemente.
Artemis: “Non sarà che… per aver mangiato troppe patate a pranzo…”
Mina: “Cosa ti metti a pensare? Questa non è una mia scorxxgia!” <- (come se, mettendo due “x” non si capisse che parola sia… )
(…)
Mina: “Venere, il mio pianeta madre riesce a trasformare in meravigliosa giustizia persino l’odore delle scorxxge!”
Ora.
Capisco la demenzialità, comprendo l’umorismo imperante – e a volte fin troppo pressante – dell’opera, ma, davvero… fare dell’ironia sulle score o su produzioni corporali mi sa tanto di opera bambinesca di serie B.
D’altra parte i problemi del manga non sono certo finiti qui: come accennai in occasione del mio “hand on” sul primo volume, Minako, che, se non altro nell’anime manteneva una certa serietà, catapultata, come era, in uno scenario ben più drammatico che la elevava al di sopra delle altre, qui fa la figura della perfetta imbecille e oca.
In tutta franchezza mi è davvero difficile stabilire come delle fan di questo personaggio possano trovare diletto nella lettura di “Sailor V”.
Che genere di eroina dovrebbe essere, in definitiva?
Indubbiamente la sua vitalità e la sua energia sono fattori positivi, ma altrettanto non si può dire dei suoi numerosissimi difetti e, sopratutto, del suo voler gettare continuamente la spugna per poter realizzare il “sogno di ogni ragazza”, ovvero quello di trovare un fidanzato bello e aitante per poi sposarselo.
Ma anche no.
E, in ogni caso, tutto questo servilismo femminile ben si scontra, a mio avviso, con il taglio che la stessa Takeuchi dà al resto della sua opera caratterizzata da donne che assurgono tranquillamente il ruolo di uomini, tris di fanciulle che diventano padri e madri di una figlia, amori totalizzanti che non guardano alle differenze di genere e molto altro ancora. Tutto nella più completa indipendenza dai canoni comuni.
In definitiva, dunque, trovo “Sailor V” non tanto un vero e proprio prequel a “Sailor Moon”, quanto un embrione della serie principale, tutto sommato ben collegato a quest’ultima. 
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[Frozendale] Pandora Hearts ep 22 – La rappresaglia dei perdenti |
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Titolo: Loss of Memory
N° Pag: 12 + 2 speciali
Formato: B4
Caratteri: Stampati
Genere: Gag / Drama
Provenienza: Tales of Destiny 2
Personaggi: All Cast
Pubblicato nel Luglio del 2004 dal circolo Pentacles di Ei Maisumi, “Loss of Memory” si presenta al pubblico con una raccolta di storie brevi a tema variabile che spazia tra l’introspettivo dalle tinte drammatiche alla gag pulita e mai demenziale. Per quanto riguarda il primo genere, le tavole conclusive ci mostrano un’ipotetica versione alternativa di quello che è il finale del videogioco: in questo caso Judas non è stato “bloccato” nello spazio-tempo, ma ha fatto naturalmente ritorno al tempo di Kyle. Lì egli donerà dei soldi all’orfanotrofio di sua sorella e si toglierà per sempre la maschera proprio quando sta andando via, alle spalle del suo vecchio amico e del figlio di lui. Un simpatico siparietto comico lo abbiamo, invece, verso metà doujinshi quando Riala entra in scena uscendo da una porta anziché apparire in fasci luminosi come era accaduto nel videogioco. Rendendosi conto che l’entrata in scena era tutt’alro che dignitosa, la ragazza decide di rifarla da capo. I disegni di Maisumi, benché con qualche incertezze, sono decisamente molto gradevoli: il suo tratto è pulito e vagamente somigliante a quello della Inomata stessa. L’uso dei retini è appropriato, gli sfondi sono presenti, anche se non brillano per cura nei dettagli. Il volume presenta una cover patinata e pagine che, se pur dotate di una certa consistenza, tendono ad ingiallire.
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Raccomandazioni prima di partire a palla con questo articolo:
- E’ pieno zeppo di spoiler. Avrei tanto voluto evitarli, ma per poter argomentare le mie posizioni sono stata costretta a fare delle anticipazioni.
– Trattandosi di un post che propone una valida alternativa ad un titolo “main stream” è chiaro che se per voi Code Geass è un indiscutibile verbo, la lettura di questo brano non è per nulla consigliata.
– Lo dedico a Harujon perché è dalle sue osservazioni che ho preso spunto.
Detto questo direi di passare all’incipit della questione che si potrebbe, in realtà, riassumere con queste due semplici immagini:
VS 
Al di là della presenza di mecha e di tematiche fantapolitiche (buttate un po’, tanto per…), sia dalle considerazioni di Harujon che da quelle di molti altri sostenitori della saga, mi sembra di aver capito che il succo della questione, il motore trainante del “fascino” di Pelouche Daperugia risiede sia nel suo ruolo che nel senso di “sacrificio” di cui egli si farebbe, a quanto pare, portavoce.
Ormai ho parlato di Code Geass fino alla nausea, per cui cerco di farla breve e di concentrarmi SOLO sul personaggio senza divagarmi sui vari plot hole e deus ex machina presenti nella trama.
In sostanza, Pelouche è un anti-eroe che ottiene un potere maledetto, lo usa (male) per vendicarsi della morte di sua madre e per creare un mondo migliore per sua sorella Nunnaly. Passo dopo passo, però, il suo ruolo di leader ha il sopravvento su tutto sicché il giovane si trova persino a geassare prima Euphemia, che incestuosamente amava, e poi sua sorellina.
Le vicende dell’anime ci suggerirebbero che il tanto combattuto diciassettenne abbia sacrificato tutta la sua vita per il Bene del mondo, passando il messaggio, per altro abbastanza opinabile che è molto meglio vivere nella menzogna perché il mondo non riesce ad accettare la Verità – e infatti i personaggi che sostenevano quest’ultima vengono tristemente eliminati dalla scena.
Sempre per la stabilità mondiale, Pelouche pensa bene di diventare lui stesso l’Imperatore di Britannia, dopo la dipartita insensata di suo padre, e di passare la maschera al suo migliore amico Suzaku sicché egli potrà ucciderlo, in veste di Zero proprio davanti alla folla, ristabilendo l’ordine, la pace e l’armonia tra i popoli ed ergendo ancora una volta Zero come simbolo di ribellione e di libertà.
I pianti e le lacrime del protagonista, uniti a qualche sfiga qua e là, hanno colpito molti spettatori – tendenzialmente di sesso femminile -.
Si è formata, dunque, un’opinione comune che vede Lelouch come:
1) Un grande tattico e/o stratega (tanto per molti è la stessa cosa );
2) Un ottimo leader;
3) Un povero martire che ha compiuto un gesto di estremo sacrificio con la sua morte, voluta, all’ultima puntata;
4) Una persona che ha vissuto continuamente nella sofferenza perché ha perduto le persone che ama;
Eppure basta guardare fuori dal seminato del mainstreaming per capire che non basta qualche lacrima per creare angoscia, non basta farsi uccidere per creare il senso di martirio, non basta piazzare qualche bomba in terra per essere considerati grandi tattici.
Anche distaccandomi da quella che è la mia personale visione dell’anime di Code Geass, c’è un personaggio, nascosto in un manga semi-sconosciuto e non eccellente in quanto a veste grafica, che è capace di ergersi ben al di sopra di Lelouch.
Ed è basandomi su questo personaggio che vorrei spiegare la differenza tra un “finto anti-eroe” e un VERO “anti-eroe”.
Alla fine della lettura vi posso assicurare che troverete la vita del principino di Britannia tutto sommato gradevole, piatta e spensierata.
Detto questo… detto tutto.
Mi sto riferendo a Rosa Rossa Strauss, protagonista del fumetto “Record of Fallen Vampire”.
Non mi voglio dilungare troppo su una recensione dell’opera perché non è questo il mio intento, sicché andrò direttamente al succo.
Strauss, così come è Lelouch è un leader, ma non di un gruppo di fanatici terroristi, bensì di un intero regno… ovvero quello della Notte, abitato da vampiri e Damphir.
E così come nel caso di Code Geass, gran parte della trama viene spesa a favore della fantapolitica: per riassumere brevemente, Strauss scopre di essere un vampiro talmente potente da non essere scalfito dalla luce del sole. Questo (e altri fattori, quali la sua grande competenza politica) gli desteranno non pochi problemi destabilizzando, di fatto, l’equilibrio tra i territori abitati dagli umani e quelli abitati dai vampiri.
In una incursione in un villaggio, Strauss prende con sé una fanciulla umana di nome Stella della quale si innamora perdutamente. Stella rimane presto incinta di lui e sembra che questo possa ristabilire l’ordine se non fosse che Maria, la madre putativa di Stella e leader degli umani, vergognandosi della condotta della giovane e piena di rabbia verso Strauss, la uccide, la smembra (letteralmente!) e scompare nel nulla.
Le tensioni continuano ad aumentare e Strauss, senza star lì a versare lacrimucce, mette da parte tutta l’angoscia per l’orribile perdita della sua compagna affinché il suo dolore non finisca per creare odio e disprezzo verso gli esseri umani. Alla fine, però, Strauss accetta di essere condannato a morte per portare fine alla guerra e per poco non viene eliminato.
Adelaide, la sua promessa sposa, che fino a quel momento si era tenuta da parte anche per via di Stella, prima cerca di prendersi la colpa della morte di lei al fine di alleviare la responsabilità di Strauss, ma poi, alla vista della sua morte, la principessa va del tutto in berserk provocando panico e distruzione.
Quel periodo di forte crisi è, paradossalmente (ma nemmeno tanto!), l’occasione in cui umani, vampiri e damphir si uniscono per far fronte a un problema comune.
Da lì il protagonista, scampato al decesso, capisce che NON deve morire.
Prendendo i punti che ho elencato prima, direi di congiungere i primi tre in un unico nodo.
Lelouch è mosso dalla vendetta e si fa uccidere alla fine della serie pretendendo di propinarci la sua giustificazione come Verità indiscussa.
Poiché lui era il tiranno, va da sé che se si fa uccidere, tutti i conflitti avranno fine.
In realtà Lelouch compie la scelta in assoluto più FACILE, STUPIDA ed EGOISTICA che si potesse intraprendere.
Facile perché non c’è nulla di più semplice che perdere la propria vita.
Stupida perché così egli dimostra di non aver capito NULLA di politica estera.
Egoistica perché così egli impone, di fatto, la sua visione delle cose, ovvero quella di costringere il popolo ad una continua messa in scena privandolo della Verità.
Anche Strauss veste i panni del tiranno di turno, ma lo fa con un’intelligenza e una sensibilità che hanno del disarmante.
Egli, infatti, sa bene che per mantenere l’armonia tra i popoli DEVE restare in vita. Così facendo egli sarà il nemico comune e lo sarà fino a che lui avrà la forza di muoversi e di reagire. Rosa Rossa non penserà MAI di vendicarsi di Stella uccidendo Maria, ma si concentra su ciò che è bene per tutti.
Strauss, a differenza di Lelouch che realizza la cosa solo dopo il piagnisteo di Shirley, sa benissimo fin dall’inizio che sarà costretto ad uccidere delle persone, ma fa in modo di limitare AL MASSIMO i decessi continuando, però, a focalizzare tutto l’odio e il rancore su di sé.
In una scena Rosa Rossa elenca, in ordine di uccisione, tutti i nomi di chi aveva eliminato.
Questo elenco è il modo che ha lui per dimostrare quanto fossero importanti quelle vite e quanto lui avrebbe voluto preservarle, se questo fosse stato possibile.
Non è un ragazzino che gioca a scacchi ben nascosto nell’ombra dove nessuno può toccarlo, pensando che ogni pedina sia la sua pedina, un essere inanimato e senza alcun valore, ma è un “uomo”, un re, un leader.
Anzi.
IL LEADER.
Mentre Lelouch si fa infilzare e chi s’è visto s’è visto, Strauss, pur desiderando la morte, continua a vivere, braccato, isolato, disprezzato da tutti, persino dalla sua figlioccia. Continua a vivere e a lottare in nome della pace per il suo popolo… e per fare questo ci vogliono due attributi grandi così.
Rosa Rossa è il coraggio con la “C” maiuscola.
Quanto al terzo punto molte lacrime sono state spese sulla morte di Euphemia e di Shirley e sul fatto che Lelouch ha tanto penato per la loro triste dipartita in un aumento forzato della drammaticità legata al personaggio.
Tra coloro i quali gli danno la caccia, Strauss ha un nemico più potente di tutti gli altri… il Cigno Nero.
Si tratta di una creatura, dall’aspetto di una ragazza, che ad ogni decesso si reincarna ed eredita tutta l’esperienza e la forza accumulate dagli altri cigni neri.
Ebbene: questo essere è stato creato da Maria in persona dai CADAVERI di Stella e della bambina che portava in grembo.
Il Cigno Nero è, insomma, la reincarnazione unificata della compagna e della figlia messi assieme, creata APPOSITAMENTE per uccidere Strauss il quale, ben consapevole di questo e sempre per il senso di sacrificio ASSOLUTO cui sopra è COSTRETTO a eliminare ancora.
E ancora.
E ancora.
E ancora.
Mentre Lelouch dice addio a Euphemia e a Shirley, quasi impazzendo di dolore per una morte provocata, indirettamente, dai suoi egoistici interessi, Rosa Rossa è vittima delle circostanze e vive nella morte dell’amata, ciclicamente.
Come se, per assurdo, Lelouch avesse 50 fidanzate e ad ogni puntata gliene morisse una.
Immaginatevi… dopo quante si sarebbe fatto di Refrain? Poche… MOLTO poche, a mio avviso.
Non credo, in definitiva, che sia necessario spendere altre parole su cosa sia veramente dramma, sacrificio e dolore.
La sola storia di Rosa Rossa parla per sé e lo fa con un grido lancinante che copre quel poco di luttuoso presente in Code Geass.
Un grido che proviene dall’Abisso.
Quello vero, però.
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