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Sailor V (2)
23 Jan
2012

Sono ancora sotto shock per quanto riguarda la questione del file sharing (perché, a quanto pare, stanno attaccando tutti i siti che fornivano questo tipo di servizio, non solo Megaupload).
Meno male che questo post lo avevo già preparato la scorsa settimana altrimenti non credo che avrei avuto la voglia di scrivere sul blog oggi pensando che in alcune ore si è tornati a diversi anni addietro quando Megupload non era diffuso e l’unico modo per scaricare decentemente era il Mulo e il Torrent.
Mi auguro di ritrovare le parole perdute per domani.
Nel frattempo ricordo che tra Sailor V e le Short Stories inserirò le mie “first impression” su Glass no Kamen e FMA, per cui portate un attimo di pazienza.

Secondo ed ultimo volumozzo del prequel sailormoonesco nel quale si concludono tutte le vicende legate a Sailor V e al suo passato di guerriera prima ancora che Usagi si svegliasse dal suo torpore e incominciasse a lottare pure lei nei panni di una guerriera Sailor.
Redigere un riassunto su questo tankobon è, tutto sommato, piuttosto semplice: Sailor V continua ad essere impegnata in numerose battaglie contro i vari scagnozzi di Danburite tra cotte passeggere, delusioni amorose, situazioni comico-demenziali, momenti nonsense e chi più ne ha più ne metta. Solo nelle ultimissime pagine la giovane Minako riuscirà ad ottenere un ruolo in un film nel quale recita un noto ed affascinante attore di nome Ace del quale la ragazza, guarda caso, è innamorata – va bene che sei la Dea dell’amore e della bellezza, ma datti una regolata…
Durante questa missione Sailor V sta quasi per consacrare il suo sentimento più puro ad Ace salvo poi scoprire, nel giro di pochissime pagine che:
– In realtà egli è un nemico che fa parte della Dark Agency;
– In realtà è proprio il capo della Dark Agency, quel famoso Danburite che si vedeva sempre nell’ombra;
– In realtà la sua seconda identità super-segreta è quella di Adonis, un soldato pazzamente invaghito di Sailor Venus che aveva fatto di tutto pur di raggiungere quella guerriera e attirare la sua attenzione.
Si ripercorrono, dunque, i ricordi di quando Minako serviva fedelmente, in qualità di principessa di Venere, la principessa Serenity sottolineando il fatto che la giovane sia, di fatto, la prima a riacquistare la memoria del passato. Grazie a questo momento epifanico la ragazza prende coscienza di sé e del suo VERO ruolo, getta la maschera e il costume di Sailor V e si scopre Sailor Venus.
Con la Dark Agency ormai fatta a pezzi, alla protagonista non resta che cercare le sue compagne.

Fatta eccezione per gli ultimi capitoli del tankobon, il senso di insoddisfazione nella lettura di questo volume è rimasto decisamente molto alto, fino a toccare picchi estremi come a pagina 113 dove abbiamo uno scambio di battute a mio modesto avviso, piuttosto infelici, che vi riporto brevemente.
Artemis: “Non sarà che… per aver mangiato troppe patate a pranzo…”
Mina: “Cosa ti metti a pensare? Questa non è una mia scorxxgia!” <- (come se, mettendo due “x” non si capisse che parola sia… )
(…)
Mina: “Venere, il mio pianeta madre riesce a trasformare in meravigliosa giustizia persino l’odore delle scorxxge!”
Ora.
Capisco la demenzialità, comprendo l’umorismo imperante – e a volte fin troppo pressante – dell’opera, ma, davvero… fare dell’ironia sulle score o su produzioni corporali mi sa tanto di opera bambinesca di serie B.
D’altra parte i problemi del manga non sono certo finiti qui: come accennai in occasione del mio “hand on” sul primo volume, Minako, che, se non altro nell’anime manteneva una certa serietà, catapultata, come era, in uno scenario ben più drammatico che la elevava al di sopra delle altre, qui fa la figura della perfetta imbecille e oca.
In tutta franchezza mi è davvero difficile stabilire come delle fan di questo personaggio possano trovare diletto nella lettura di “Sailor V”.
Che genere di eroina dovrebbe essere, in definitiva?
Indubbiamente la sua vitalità e la sua energia sono fattori positivi, ma altrettanto non si può dire dei suoi numerosissimi difetti e, sopratutto, del suo voler gettare continuamente la spugna per poter realizzare il “sogno di ogni ragazza”, ovvero quello di trovare un fidanzato bello e aitante per poi sposarselo.
Ma anche no.
E, in ogni caso, tutto questo servilismo femminile ben si scontra, a mio avviso, con il taglio che la stessa Takeuchi dà al resto della sua opera caratterizzata da donne che assurgono tranquillamente il ruolo di uomini, tris di fanciulle che diventano padri e madri di una figlia, amori totalizzanti che non guardano alle differenze di genere e molto altro ancora. Tutto nella più completa indipendenza dai canoni comuni.
In definitiva, dunque, trovo “Sailor V” non tanto un vero e proprio prequel a “Sailor Moon”, quanto un embrione della serie principale, tutto sommato ben collegato a quest’ultima.

Postato da Marylain, alle 22 : 19
(permalink) (Angolo Manga)