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Tanto si è detto in questi giorni sulla chiusura di Megaupload (e conseguente smantellamento di altri file sharing, molti di questi diventati a carattere prettamente privato come Dropbox).
In risposta alle proteste di molti è stato specificato che il creatore del noto servizio, il quale, a quanto pare, era arrivato a generare il 5% del traffico internet, non era stato arrestato per via dei file “illegali” inseriti dagli utenti – e quindi non da lui! – sui suoi server, ma per altre accuse tipo: riciclaggio, racket e chi più ne ha più ne metta.
Fin da subito, però, questa notizia mi è puzzata come il solito e bieco espediente per gettare addosso alla reputazione di un individuo affinché l’opinione pubblica non lo sostenga più, ma che, anzi se ne discosti.
Se fossero state veramente quelle le accuse come mai, nelle ore direttamente successive alla chiusura di Megupload, Filesonic e Fileserve sono diventati hosting personali, mentre molti altri hanno fatto piazza pulita di moltissimi file?
Sì, okay, potrebbe benissimo essere che abbiano cercato di tutelarsi, ma se la notizia fosse stata chiara non credo che ci sarebbe stata una mobilitazione di massa così grande.
Qui qualcosa non torna.
A parte l’infame legge SOPA e PIP(p)A, ciò che mi fa più paura, al momento, è una certa frammentazione in seno a Internet, quando invece la Rete, essendo attaccata oggi pesantemente, dovrebbe rimanere coesa sempre e comunque e seguire, per quanto possibile, un filo comune.
Ad esempio, mi sono dovuta sorbire scambi infelici di battute da parte di comunità di Torrent ed Emule che recitavano più o meno così:
“Ben gli sta a quelli del DD! Avevano sempre la pappa pronta! Sono degli egoisti perché volevano tutto e subito! Ora finalmente torneranno sui nostri circuiti!”
Pura follia.
In primo luogo perché i circuiti non dovrebbero scontrarsi l’uno contro l’altro, ma si dovrebbero fondere armonicamente e cercare di offrire un servizio multimediale – nel senso di “multi mezzo” – di modo che l’utente possa scegliere dove e come scaricare.
Non spetta a NESSUNO giudicare le motivazioni per cui un navigatore sceglie di scaricare da Megaupload anziché da Emule.
Non si tratta di una questione morale perché il principio che muove la diffusione di un file è sempre lo stesso: la sua condivisione con il mondo intero come è giusto e lecito che sia. 
Oltre a questa fetta di utenti, ce ne sono altri che, non si sa perché, sostengono le major e le istituzioni il che, in un ambiente democratico mi può anche star bene purché il tuo giudizio sia ben supportato da una chiara cognizione di causa cosa, che, purtroppo, mi sembra manchi.
Ad esempio: molti fanno della chiusura di Megupload una semplice questione legata ai diritti d’autore senza considerare minimamente che le disposizioni verso il noto sito di file sharing sono, per come la vedo io e per come la vedono in tantissimi altri, nient’altro che delle prove per spingersi oltre.
Al di là dei gusti personali, sostenendo l’arresto dell’owner sostieni, di riflesso, LA CENSURA che nasce non dal tentativo di difendere l’arte e/o la cultura, bensì i biechi interessi economici dei soliti noti, quali major ed editor che, nell’epoca di Internet stanno diventando sempre più superflui, sempre più inutili.
E questa cosa gli rode.
Come rode il fatto che sulla Rete circoli informazione LIBERA e che grazie alla filosofia meritocratica del mondo digitale si possano realizzare opere altrimenti impossibili.
Mi riferisco, tra le tante cose, alla produzione artistica in generale.
Un mese prima della chiusura di Megaupload, infatti, era stato fatto un annuncio che dichiarava come, di lì a poco, il sito di file sharing avrebbe proposto al pubblico due servizi aggiuntivi.
- Megabox: Questo servizio avrebbe sfruttato l’altissima visibilità di Megaupload per permettere a nuovi artisti emergenti (e non!) di vendere le proprie opere con un guadagno del 90% ad una comunità di circa 150 MILIONI di utenti che usavano regolarmente la piattaforma.
ma sopratutto…
- Megakey: Questo servizio avrebbe consentito di far guadagnare l’artista dal download GRATUITO della propria opera. Qualsiasi essa fosse. Il sistema era stato testato precedentemente su circa un milione di utenti e funzionava alla perfezione.
Come se non bastasse, molti artisti di fama mondiale, erano già pronti a firmare l’accordo dichiarando di essere stanchi di seguire un modello di business ormai vetusto e superato.
Il che mi porta dritto al mio pensiero… quello che ho sempre avuto fin da quando il Web ha iniziato ad evolversi.
Se prima l’unico modo per pubblicare – letteralmente… rendere PUBBLICA - la propria opera era quello di rivolgersi a un editore o una casa discografica adesso gran parte dell’informazione passa attraverso Internet e alla sua orizzontalità.
Ci si può far conoscere in totale autonomia.
Ci si può promuovere in totale autonomia.
E questo fa paura a molti, a mio avviso.
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