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Il castello nel cielo
01 May
2012

A distanza di sole due settimane siamo tornati al cinema, questa volta all’UCI dato che questa pellicola non la davano a Lucca e aggiungerei “stranamente” visto e considerato che il capoluogo di provincia dovrebbe anche rappresentare, a livello mondiale, il fumetto a 360 gradi.
Quando eravamo in coda per il biglietto abbiamo realizzato due cose:
1) Che dentro al Multisala c’è una pizzeria in franchising (ebbene sì!) che prepara delle pizze davvero molto buone – e infatti fu la stessa Cely, napoletana DOC, a consigliarmelo.
2) Che prenotando lì la cena si aveva diritto ad uno sconto sul biglietto di circa 3€ – il che non è affatto male se si considera che il biglietto intero viene 8,3€!
Idioti noi che non ci eravamo accorti di questa straordinaria comodità!
Dato che eravamo parecchio in anticipo abbiamo pensato bene di ammazzare il tempo comprando dei pop corn, ma abbiamo esagerato perché il formato “grande” era effettivamente… TROPPO grande!
La sala era dannatamente calda, senza un minimo di condizionatore acceso e sebbene non ci fossero tanti bambini, sfiga vuole che siamo capitati proprio davanti ad un trio di ragazzi rompicojoni.
Avete presente la Gialappa’s?
Ecco.
Questi qui commentavano, spesso a sfottò, ogni-caxxo-di-fotogramma-del-film e vi giuro, stavo seriamente per lanciargli addosso qualcosa, qualsiasi cosa.
Anche a me capita di fare qualche battutina, ma cerco di sussurrarla più piano possibile, ma sopratutto di trattenermi.

Dementi a parte… mamma  mia. Potrei riassumere tutte le mie impressioni a riguardo con un bel:
“Ne è valsa davvero la pena”
Nonostante la veneranda età della pellicola – quasi la stessa di chi scrive, per giunta! – le animazioni erano superbe, così come le ambientazioni e, per quanto mi è possibile giudicare, la regia. L’unico vero segno del tempo, se proprio lo si doveva cercare, era la cromatura: i colori, a differenza dell’immagine che ho postato, non erano poi così brillanti, o per lo meno, non ai livelli del pigmentatissimo Ponyo (ma del resto l’ultima fatica di Miyazaki era un’opera chiaramente destinata a meravigliare i più piccoli in un vortice variopinto senza fine).
Sheeta e Pazu fin da subito mi sono apparsi i genitori spirituali di almeno un paio di anime.
Tanti sono stati i rimandi sia a “Conan il ragazzo del futuro” e “Nadia e il mistero della pietra azzurra”. Se, infatti, il pendente di Sheeta era simile a quello di Nadia, nel suo aspetto ho rivisto molto Lana.
L’incipit e una serie pressoché infinita di situazioni e/o di scene hanno dato origine ad altrettanti magici momenti dell’animazione nipponica.
E’ davvero impressionante, dunque, come anche i derivati abbiano tratto così tanto giovamento da Laputa dando la riprova, del resto, di quanto sia geniale Miyazaki e di quanto siano immortali le sue opere, sopratutto se visionate sul grande schermo dove i voli nel cielo di Pazu e di Sheeta mi sono sembrati veramente maestosi, liberi, leggiadri.
Vogliamo, poi, parlare dei silenzi?
SOLO un capolavoro come questo si può permettere di proporre decine di secondi di assoluto silenzio rendendo la quiete assolutamente sacrale, come quando i due giovani atterrano per la prima volta sull’isola volante misteriosa. A volte si sentiva unicamente un flebilissimo rumre di vento, altre volte nemmeno quello.
Quei pochissimi minuti di esplorazione solitaria in quel luogo mistico mi sono sembrate ore. La solitudine del robot che porta mestamente dei fiori sulla tomba degli antichi abitanti, il passare del tempo, la natura incontrastata, le fontane e quei muri magici.
Mononoke Hime e La città incantata rimaranno sempre nel mio cuore come le più grandi espressioni artistiche del maestro, ma di certo Laputa entrerà per sempre e con garbo nella mia memoria.

Postato da Marylain, alle 20 : 27
(permalink) (Movie e Drama)


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Spice and Wolf (3)
30 Apr
2012

Non ha molto a che vedere con il manga o il mondo dei manga, ma… che roba è il nuovo uploader di Flickr?
Perché cavolo devo prima editare il file (si presuppone gli abbia già dato il nome che volevo…), aggiungere tag e quant’altro e solo dopo dare conferma dell’upload? Non ha molto senso, per come la vedo io.
Così come non ha senso il nuovo diario di Facebook che purtroppo mi hanno appioppato in maniera del tutto coatta.
Tornando ai fumetti, la scorsa settimana sono passata dal mio fumettaro per vedere se c’era il secondo numero di Jade’s Secret Memories, ma me ne sono tornata a casa a mani vuote – non l’ho nemmeno visto tra gli albi in uscita… chissà quanto dovremo aspettare.
In compenso, però, ne ho approfittato per ordinare il primo volume di Bokurano alla modica cifra di 9,5€ – per fortuna, però, che il volume è un malloppone enorme -.
Secondo me certe casi editrici si sono bevute il cervello… e, ah! Ho rinunciato a comprare il manga di Peter Pan così, tanto per…
Già il romanzo mi stava sul caxxo prima, mo che lo hanno pubblicato prima di Cime Tempestose (amore mio! ), mi sta ancora di più sui maroni…

Rivivere una delle fasi in assoluto più belle della prima serie su carta e sopratutto… senza quella scassaombrelli di Chloe che proprio non sopportavo, è stata un’esperienza unica!
Dopo un inizio piuutosto lento e forse un po’ troppo “teorico”, la storia ci somministra una buona dose di azione, condita con sentimenti e trasporto al punto giusto, con un equilibrio e una finezza decisamente apprezzabili: Holo e Lawrence, infatti, stanno ancora fuggendo da quelli della Medio nelle fogne della città.
Messo alle strette in un vicolo cieco, il protagonista avrebbe la possibilità di salvarsi semplicemente accettando la proposta del suo ormai ex amico Yarei: entrare in affari con lui e abbandonare il Saggio Lupo al suo triste destino.
Nonostante la ferita pulsante al braccio, però, Lawrence sceglie di far fede al “contratto” stipulato con quella strana ragazza e così la giovane, sinceramente colpita da quel gesto, sentendosi in fortissimo debito con il mercante, leccandogli un po’ di sangue, riprende il suo aspetto originario per mettere in fuga tutti quanti.
La seconda parte del volume, più breve rispetto alla prima, stacca da questo primo “arco” per addentrarsi nel secondo ed ultimo.
Fa, dunque, la sua prima apparizione Nora, una giovanissima e umile allevatrice di pecore che lavora per la Chiesa, già abbondantemente descritta come corrotta (tant’è vero che il parroco, se pur in maniera MOLTO velata, fa intendere un chiaro interesse sessuale verso la povera pastorella ).
Nel frattempo Holo e Lawrence hanno ripreso il loro cammino e, naturalmente, le loro trattazioni.

Ho già detto quanto sia fantastico il modo di coadiuvare una tematica di per sé ballosa all’inverosimile come l’economia e il mercato, con l’azione?
Al di là della presenza fastidiosissima di Chloe, secondo me Spice and Wolf è una di quelle opere che funziona molto meglio su carta rispetto che su pellicola. Si ha il tempo di sfogliare con attenzione le pagine, di stare attenti ai particolari, di notare alcune piccole sfumature.
Nasce come romanzo. Nasce come descrizione. Nasce con l’esigenza stessa di essere scandito dal fruitore.
Tutta la scena della fuga ingloba in modo assolutamente armonico una serie di sensazioni forti: la ferita di Lawrence al braccio, il sangue che scorre, la concitazione, la spossatezza, la determinazione e un sentimento celato da un “contratto”, tanto per sottolineare come il commercio sia, in fondo, alla base persino dei rapporti umani, in una continua metafora mai troppo forzata.
Holo, d’altro canto, si prende la scena con la “prepotenza” (in senso buono! ) di un lupo: prima ulula in forma umana… un ululato muto dato che il protagonista si tappa bene le orecchie (è incredibile come un grido che smuove i muri non venga percepito dall’uomo ), poi riprende le sue sembianze.
Vivide sono le reazioni degli uomini: c’è chi se la fa letteralmente addosso, c’è chi, invece, sbava e cade a terra per shock.
E poi, di nuovo, sentimento imbevuto di commercio: lo straziante tentativo del protagonista di fermare Holo ricordandole il grosso debito di denaro che aveva nei suoi confronti.
Forse l’unico punto che stona è la reazione del mercante quando scopre che la sua compagna di viaggio aveva fatto acquisti al mercato… non aveva ancora capito che era rimasta con lui? Eppure il capo della Milone glielo aveva detto.

Infine… Nora.
Chi mi conosce sa che, in linea di massima, i personaggi come quello di Nora mi stanno pesantemente sulle scatole.
Eppure Nora fa un’eccezione tanto che non riesco a dirvi se mi piace più lei o più Holo come elemento femminile. Nonostante la sua dolcezza imperante e la sua debolezza fisica, non c’è una tavola che sia una in cui non traspare con una certa veemenza l’infinita desolante solitudine nella quale versa la pastorella.
Solitudine mista a una miseria altrettanto infinita e desolante.
Eppure la stessa allevatrice, quando si trova nella prateria di notte trasuda un senso di appartenenza alla natura che ha dell’incredibile.

Postato da Marylain, alle 08 : 03
(permalink) (Angolo Manga)


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Xenoblade 010
27 Apr
2012

Era da Marzo che non postavo un video di Xenoblade… mamma mia!
In questo periodo sto sempre più realizzando la mia incapacità di focalizzarmi su di un jRPG. Un tempo mi imponevo di iniziare un titolo nuovo solo quando quello vecchio era terminato, mentre allo stato attuale delle cose inizio moltissimi videogiochi, poi, prima o dopo mi stufo e vedo il resto su Youtube.
Xenoblade è ancora esente da questo trattamente visto che l’ho lasciato in standby, ma mi sono risparmiata qualsiasi tipo di spoiler, mentre, invece con Tales of Graziella (tanto per citare un gioco a caso) arrivai, vi giuro, all’ultimo dungeon, ma visto e considerato che non finiva mai e che a quel punto mi ero veramente scassata i maroni della storia – una delle più bruttine che abbia mai avuto il dispiacere di vedere in un Tales -, chiusi tutto e mi anticipai le cut scene.

YouTube Preview Image

E a proposito di cut scene… su questa ho davvero pochino da dire visto che riguarda principalmente il passato di Sharla/Karna e l’esplorazione della cava.
Per fortuna, però, vi dico subito che la parte che seguirà sarà davvero MOLTO interessante.
Ricordo che, a suo tempo, molti giocatori avevano avuto non poche difficoltà a scontrarsi con il boss finale della zona – anche io ho giocato malissimo le mie carte (come potrete vedere poi), ma dato che ero overuppata sia di livello che di equip, non ho avuto la benché minima difficoltà a batterlo.

Postato da Marylain, alle 14 : 26
(permalink) (Xenoblade)


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Love is the Destiny
26 Apr
2012

- FRONT


- SAMPLE


- BACK


Titolo: Love is the Destiny
N° Pag: 8
Formato: B5
Caratteri: Scritti
Genere: Drama / Gag
Provenienza: Tales of Destiny
Personaggi: Lion / Stahn

Pubblicato il 3 Maggio del 1998 dal circolo Azuma, “Love is the Destiny” si presenta al pubblico come un’unica storia di carattere interpersonale nella quale Lion, costretto a letto per via del mal d’aria, interagisce con il suo compagno Stahn. Nei dialoghi il protagonista esprime tutta l’ammirazione per lo spadaccino e per la sua straordinaria forza mentre quest’ultimo, invece, è devastato dalle sue incertezze. Purtroppo ad accompagnare un incipit fin troppo sfruttato, c’è anche un’impostazione grafica tutt’altro che di spicco: a parte la quasi totale mancanza di azione giustificata, comunque sia, dalle circostanze, i disegni di questo doujinshi sono molto acerbi. Molto c’è ancora da lavorare sull’espressività dei personaggi, sull’anatomia, sul panneggio, sui chiaroscuri. Migliore è la disposizione delle tavole e l’uso dei retini che comunque non risulta essere sufficiente a risollevare le sorti di questo volume. Il lettering è fatto a mano, ma piuttosto leggibile. La cover è realizzata in cartoncino patinato, mentre le pagine interne sono di buona qualità e non ingialliscono. Rudimentale, ma nel complesso buona la rilegatura.

Postato da Marylain, alle 10 : 35
(permalink) (Doujinshi Database, Tales of Destiny)


2
Artigianato Strikes Back!
25 Apr
2012

Così come accadde tre anni orsono, anche quest’anno, per il 25 (che abbiamo ribattezzato “La festa dalla grande fuga”), abbiamo deciso di trascorrere la giornata libera in quel di Firenze, per la precisione alla mostra dell’artigianato.

La mattina ci siamo svegliati verso le 8:00 e abbiamo preso il treno delle 10:51 – colpa mia che dovevo prima lavarmi i capelli -.
La giornata ci ha regalato gli ultimi passaggi di questa lunghissima turbolenza e poi ci ha lasciati sotto il sole, appianato da tanto sano vento fresco.
Arrivati in città senza nemmeno un minuto di ritardo, il che avrebbe già di suo del miracoloso, abbiamo deciso di farci un giretto per il mercatino di San Lorenzo, fino ad arrivare in via San Gallo prima di tornare indietro verso la stazione dove ci attendeva, nelle dirette vicinanze, il ritorno a quel famoso ristorante giapponese nel quale avevo trascorso un piacevole pomeriggio con le mie colleghe universitarie – non sto parlando di quel vomitevole Kaiten.
A questo giro, non solo io e Serchan siamo stati fatti accomodare ad un tavolino piuttosto intimo con tavolo e buco centrale, ma abbiamo deciso di provare insieme il famoso Okonomiyaki reduci da Ukyo di Ranma!
Abbiamo accompagnato l’Okonomiyaki a un menù fisso abbondantissimo a soli 14€ cadauno.
L’impressione che ho avuto mangiando questa pietanza è stata piuttosto buona: si tratta di una sorta di pasticcio fatto con l’uovo e altri elementi, nel quale avevano aggiunto verdure e pesce.
Ottimo, ma da considerarsi piatto unico a basso prezzo (8€), sicché se siete soli e avete già divorato qualcos’altro di sostanzioso vi conviene passare. Noi siamo riusciti a finirlo solo perché ce lo siamo divisi in due.

Usciti satolli e piacevolmente appagati dal ristorante ci siamo diretti alla mostra dove abbiamo fatto una breve coda, pagato il biglietto che in due ci è costato la metà di uno singolo per il Lucca Comics,  e poi dritti tra gli stand.
Purtroppo le piantine erano quanto di più misero potesse esistere – di fatti non c’era nemmeno una macrocategorizzazione della disposizione standistica -, per cui abbiamo girato come meglio potevamo senza, facendo letteralmente zig zag.

C’era un’enorme spazio fiera tutto dedicato alle varie regioni d’Italia che vendevano dai prodotti alimentari, all’oggettistica fino ad arrivare alle piccole e grandi creazioni.
Statue, mobili, ma sopratutto abiti, alcuni dei quali davvero molto belli, ma carissimi.
Avevo adocchiato una gonnellina in simil-jeans davvero spettacolare, con alcune splendide decorazioni… vado a vedere il prezzo… 150€!
Con tutto il rispetto per il lavoro a mano, ho trovato il costo spropositato considerando che si trattava di una misura standard e di un lavoro sicuramente ben realizzato, ma non così complicato.

Dopo aver visitato tutta l’area italiana uscendone letteralmente a mani vuote – meglio vuote che bucate -, abbiamo fatto un giretto all’esterno anche per prenderci una bella boccata d’aria.
Ad un certo punto ci siamo imbattuti in… QUESTO!

Anche se non sono un’estimatrice sfegatata di MenmaVOGLIO ASSOLUTAMENTE IL CAMIONCINO DELLA LAILAC!!!

La visita alla zona internazionale è stata ancora più traumatica: la folla si accalcava ovunque, si fermava nei posti meno opportuni e c’era davvero poco “spazio di manovra”.
In compenso ce la siamo sbrigata piuttosto rapidamente non fosse altro perché quasi tutti gli stand appartenevano alle stesse nazioni: India e Thailandia per la zona asiatica, monopolio quasi assoluto dell’Africa e poca Europa.
Sono rimasta molto delusa nel constatare che non c’era assolutamente NIENTE di coreano e solo un paio di negozi giapponesi, tra cui il “Distretto di Kyoto” presente anche tre anni fa, se non vado errata.
Dopo aver dato un’occhiata ad altre strutture ci siamo andati a prendere dell’acqua ad un barroccino dentro la Fortezza.
E lì le vere risate perché una cliente dopo di me fa:
“Mi scusi, ce l’ha una bottiglia d’acqua?” <- non capisco ancora perché glielo avesse chiesto dato che io avevo ordinato per l’appunto la medesima cosa.
La tizia del bar scrolla le spalle e fa:
“Ohsignora! Unn’ho venduto altro tutto il giorno!”
Il tipico, sano, splendido, cattivissimo, ma adorabile umorismo fiorentino.

Primavera… ci sei ora?!

Postato da Marylain, alle 21 : 29
(permalink) (Real Life)
Il mio Ego  emoticon


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Curiosità feline
24 Apr
2012

Dato che in questo week end non è accaduto nulla di particolare, ho deciso che dedicherò il post di martedì per una serie di curiosità feline che ho raccolto sulla rete.

Nel caso, tuttavia, che qualcuno si stesse domandando:
“Ma possibile che non sia accaduto proprio nulla?!”
Rispondo che sì.
In realtà quando sabato siamo andati al Decathlon per prendere una tuta da corsa (abbiamo in progetto di fare jogging con la bella stagione e ci mancava da vestirci ) e un tappetino per gli addominali a Serchan, nello scegliere il modello di quest’ultimo ecco che si avvicina un tizio che, bellamente, ci dice che uno solo non era sufficiente e che dovevamo prenderne due.
A nulla è servito dirgli che un tappetino lo utilizzavo di già e mi ci trovavo benissimo.
Lui continuava ad insistere e la cosa mi dava parecchio fastidio.

Ma questa è un’altra storia… e comunque, già che ci sono, posto anche lo screen del disco della versione cinese di Tales of Destiny 2.

… E ora le curiosità feline!

° I gatti possono saltare fino a sei volte la loro altezza
° Uno dei gatti che visse di più fu Puss, morto alla veneranda età di 36 anni (WTF!!! Spettacolo! )
° I gatti hanno la tendenza a nascondersi
° La corretta dieta per un gatto NON è composta da sola carne, ma anche da altri alimenti
° Le gatte di solito partoriscono cucciolate in numero dispari (vi giuro, questa non la sapevo…)
° Lo Sphynx è talmente delicato che ha bisogno di una protezione solare (poveretto!)
° A 30 giorni di vita il gattino è perfettamente in grado di pulirsi da solo

Miau! Ops… volevo dire… “ciao”!

Postato da Marylain, alle 21 : 12
(permalink) (Real Life)


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TotA Jade’s Secret Memories (1)
23 Apr
2012

Di norma sarei andata avanti con gli hand-on delle serie che sto già seguendo, ma per me qualsiasi cosa che riguardi il mondo dei Tales of ha la priorità assoluta sul mio blog… da qui la pubblicazione di questo articolo.
Aggiungo che, non sapendo quando riuscirò a passare di nuovo in fumetteria a causa di alcune spese fatte questo mese – in primis le statuette -, non so se riuscirò a trattare il secondo (e ultimo volume) il prossimo lunedì.

Partiamo innanzi tutto da alcune premesse “tecniche”. Noiose, inutili per alcuni, ma doverose per la sottoscritta.
L’edizione della GP è come sempre molto buona: ottima brossura, rilegatura OK, carta di qualità… peccato per l’assenza delle pagine a colori. Peccato davvero perché l’effetto finale è davvero penoso.
Restano, comunque, invariati tutti i miei dubbi sulla validità di questa pubblicazione.
Come avrete già capito, “Jade’s Secret Memories” non è altro che uno spin off del noto videogioco Namco, “Tales of the Abyss” incentrato sul personaggio di Jade Curtiss, l’oscuro necromante dall’altrettanto oscuro passato.
Ora.
Fermo restando che la qui presente è grandissima estimatrice di questo carismatico personaggio che da solo ha più personalità di tutto il cast di Graziella messo assieme, mi chiedo che senso abbia, oltre a quello prettamente economico, portare in Italia un’opera del genere quando l’humus necessario per darle la giusta visibilità manca del tutto.

Mi riferisco al fatto che il manga di “Tales of the Abyss” non sia stato distribuito preventivamente.
Forse la GP ha puntato sull’uscita europea della versione 3DS (sulla dubbia utilità della console e sull’atrettanta dubbia utilità di un porting sìfatto preferisco non discutere altrimenti non riuscirei a parlare del volume che ho appena letto), ma mi domando se sia sufficiente questa base per poter giustificare l’acquisto di una storia come questa, con l’aggravante, ahimé da rilevare, della scarsa qualità grafica.
Ayumi Kanou ha ancora del dilettantesco nelle sue tavole: bocche e occhi storti, retini usati a volte impropriamente o in modo eccessivamente massiccio, imperfezioni anatomiche, specie per quanto riguarda le mani… sfogliare questo volume cercando di non far caso a tutto questo necessita di una sola cosa e una solamente.
Tanto, ma tantissimo amore verso Jade.
Superato questo enorme scoglio, si può dire che il resto del percorso prosegue tutto sommato in discesa.

Per esigenze di spazio tutto ciò che riguarda la trama “originale” viene dato per scontato – vi basti pensare che non c’è a corredo nemmeno una breve sinossi dei fatti storici più rilevanti.
Si fanno solo brevissimi accenni nelle prime pagine per poi buttarsi a capofitto nella storia vera e propria, ovvero, la ricerca dei piani per far “rivivere”, attraverso la tecnica del Fomicry, la defunta Gelda Nebilim, docente di Jade, Peony e Saphir.
Nel rileggere il passato già conosciuto del necromante, non ho potuto fare a meno di notare, ancora una volta, le numerose similitudini con Full Metal Alchemist, eppure, nonostante i rimandi, anche il dramma di questo personaggio mi è parso convincente.
Il vero punto di svolta, però, lo abbiamo con l’entrata in scena di Jasper, un vecchio compagno di scuola di Jade e ora impiegato presso i servizi segreti del regno di Malkuth.
L’ufficiale, di fatti, rivela al gruppo (e anche ai lettori!) i numerosi segreti del necromante, gettando la sua infanzia sotto una luce ancora più sinistra e inquietante.
A cominciare dall’incisione dei gruppi fonici nelle pupille per amplificarne a dismisura i poteri (da qui il colore dei suoi occhi), fino al culminare del suo ultimo, disperato tentativo per riportare Nebilim alla vita collegando al corpo della replica i ricordi del giovane scienziato… tutta l’esistenza di questo personaggio appare visceralmente votata a questo scopo, tanto che, anche dopo la rinuncia, Jade continua a sentirsi in parte morto dentro di sé.

Postato da Marylain, alle 21 : 39
(permalink) (Angolo Manga)


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Ano Hana
20 Apr
2012

Vi avverto: sono reduce dal megapost e quindi quelli a seguire, per la legge di compensazione, saranno lievemente ridotti rispetto al solito.
In sostanza è terminato Ano Hana (non metto il titolo per intero altrimenti si fa notte ) sui Rai4 ragion per cui ho deciso di prendermi un attimo di tempo per digerire tutto quanto – come faccio di solito e scrivere le mie impressioni su questa serie.
Avrei dovuto, in linea teorica, recensire anche Ergo Proxy, ma si tratta di un titolo fin troppo impegnativo che richiederebbe approfondimenti al pari di quelli ingiustamente dati a Madoka e di certo una seconda visione per carpirne tutte le sfumature.

Onde evitare di continuare a “preambolare”, vado direttamente al nocciolo della questione.
La storia è relativamente molto semplice: sei bambini, uniti dagli stessi interessi ludici, passano le loro giornate tra scuola e gioco, in una sorta di rimessa che per loro rappresenta la base segreta dei “Super Busters della Pace”, dei paladini della giustizia impegnati a portare serentità nei cuori della gente.
Un giorno, però, accade un terribile incidente: una bambina del gruppo, tale Menma (il cui nome ha una curiosa quanto inquietante assonanza con “melma”), cade in un ruscello che sarà stato profondo quanto una vasca da bagno e… muore.
Di lì il dramma del decesso, i sensi di colpa che attanaglieranno così tanto gli altri ragazzi da farli dividere per sempre fino a che, un “bel” giorno, Menma torna dal leader del gruppo, tale Jintan, misteriosamente cresciuta e sottoforma di spirito.
Al protagonista toccherà l’ingrato compito di riunire tutti i suoi vecchi amici e, assieme a loro, cercare di realizzare il desiderio di Menma… desiderio che lei stessa non rammenta.

Prima di partire con le mie impressioni riguardanti la serie vorrei fare qualche premessa:
1) Ci sono spoiler, ma questo penso sia ormai assodato in ogni mio articolo.
2) Non sono mai stata amante degli slice of life. Si potrebbe forse dire che sono partita prevenuta nei confronti della serie… chi lo sa. So solo che non voglio essere tanto ipocrita da dire che non è vero o robe simili. Anche se mi sono sforzata di tenere un atteggiamento il più possibile oggettivo, è altrettanto oggettivo che una commedia non avrà mai presa sulla mia persona quanto un’opera di natura particolarmente cruenta.

Anche considerando il secondo punto, vi dirò… vedere Ano Hana non è stato un compito gravoso, anzi.
Direi che la sua visione, se pur dilazionata ogni domenica, è stata tutto sommato gradevole, quindi immagino che per gli amanti del genere questo anime rappresenti il plusultra della passata stagione.
Resta il fatto che sono pignola e che non riesco a non muovere le mie obiezioni.
E l’obiezione più grande legata a questa serie, al di là di alcune contraddizioni e problematiche che elencherò rapidamente, riguarda la densità degli eventi.

Partiamo da Menma: la sua morte viene letteralmente oscurata in un continuo ripetersi della stessa scena (lo zoccolo che galleggia nel fiumiciattolo – tipo il Pescia, solo più piccolo!). Quanto al suo ritorno, ci sarebbe da chiedersi come mai non si avvenuto subito dopo il suo decesso e, sopratutto, come sia riuscito il suo spirito ad assumere una forma più adulta – eppure più infantile di quella di Anaru e Tsuruko.
Anche la sua “materialità” mi ha subito lasciata perplessa, ma poi mi sono venute a mente alcune opere che consentivano ai fantasmi di interagire con lo spazio e quindi non ci ho fatto più molto caso.
Il resto del cast, Jintan compreso, soffre della solita sindrome tipicamente nipponica del “bambino iper-responsabilizzato”: impossibile che a quell’età i vari personaggi della storia fossero riusciti a sviluppare sentimenti così intensi da condizionare in modo così massiccio la loro esistenza da adolescenti.
Posto che l’innamoramento, visto come attaccamento dalle caratteristiche simili o tendenti a quelle adulte, avviene solo all’età di 14-15 anni, tutti i comportamenti messi in atto dai vari personaggi appaiono immediatamente spropositati.
In tal senso, forse l’unico caso più verosimile potrebbe essere quello di Poppo, che, nell’assistere al decesso di Menma, ha subìto un trauma.
Se il baricentro dell’azione si fosse spostato più in avanti (lasciando che il passato corrispondesse alla gioventù, mentre il presente all’età adulta), tutta l’opera ne avrebbe tratto giovamento anche perché, tolto questo difetto, le relazioni interpersonali del cast tutto sommato funzionano.
Per assurdo, ho molto apprezzato, ad esempio, i meccanismi di difesa di Yukiatsu (oltre che il suo personaggio di per sé). Folli, inspiegabili, forse persino esecrabili per alcuni, ma così dannatamente disperati, così viscerali, così penosi che non ho potuto fare a meno di sentire molta più sofferenza in lui che in Jintan il cui atteggiamento, a tratti egoista e a tratti indolente, mi infastidiva non poco.
Nella controparte femminile, invece, Anaru è delineata in modo vivido come il tipico esempio di adolescente in preda a pulsioni represse, desideri mai realizzati, conflitti interiori esplicati in un modo di vestirsi non corrispondente al suo vero Io. Il tormento fatto persona, insomma… e l’essenza stessa dell’essere umano.

Ano Hana, se pur accompagnato da un chara design davvero interessante, ha, tuttavia, un ultimo punto debole: la sua densità.
O meglio. La sua “non densità”.
L’azione, i contenuti e i messaggi insiti nella trama non sono direttamente proporzionali al numero delle puntate. L’impressione è che si sia spesso perso del tempo, si sia targiversato, si sia riempito spazio con vuoti inutili o con scene non funzionali a qualcosa.

Postato da Marylain, alle 09 : 48
(permalink) (Anime)


0
Kienai
19 Apr
2012

- FRONT


- SAMPLE


- BACK


Titolo: Kienai
N° Pag: 18
Formato: B4
Caratteri: Stampati
Genere: Romance / Drama / Shonen Ai
Provenienza: Tales of Destiny 2
Personaggi: Judas / Kyle

Pubblicato il 4 Maggio del 2003 dal circolo Noco Project, “Kienai” si presenta al pubblico come un’unica storia, a carattere intra e interpersonale avente come unici personaggi, Judas e Kyle. Durante una notte i due giovani scoprono di non riuscire a dormire. Kyle chiede a Judas di togliersi la maschera e il ragazzo lo fa, anche se con un attimo di esitazione. A quel punto Kyle rivela al suo amico che il vederlo in volto gli trasmette strane sensazioni, ma nello scusarsi del tono usato, il protagonista farà sorridere il suo compagno. Nella discussione, poi, Kyle finisce con il baciare Judas sulle labbra, mentre l’oscuro sedicenne rivedrà il suo vecchio amico Stahn in lui. Al di là del leggero tocco di labbra, non esistono altri elementi Shonen Ai nel doujinshi. Anche se le tematiche trattate sono essenzialmente le stesse, l’esecuzione è molto buona. Il tratto del circolo è decisamente molto gradevole: delicato, etereo, anche se in alcuni casi abbastanza incerto o abbozzato. Molto belle le espressioni facciali. Uso dei retini globalmente buono, così com’è buona la disposizione delle tavole. Fondali poco presenti, ma realizzati piuttosto bene. Dal punto di vista tecnico il volume presenta una cover in cartoncino molto ruvido mentre le pagine interne, dotate di una certa consistenza hanno un colore tendente all’azzurro.

Postato da Marylain, alle 22 : 06
(permalink) (Doujinshi Database, Tales of Destiny)


2
Flynn Scifo Figure
18 Apr
2012

… E tanto per svenarsi ancora di più, a quanto pare ad Agosto uscirà anche la figure di Flynn Scifo (fa niente che mi viene da dire “Schifo” ogni volta che penso al suo cognome… ).
Le prenotazioni sono già aperte e la statuetta non sembra affatto male – carina l’idea di mettere anche una versione chibi a corredo -:

Solo che, sinceramente, non so se la comprerò (propendo più per un “no”).
Non perché ho qualcosa contro il fratello gemello di Guy, ma perché ho già Yuri in uscita per Giugno e Milla a Settembre e dato che ad Agosto dubito fortemente che lavorerò per via delle vacanze, preferisco non spendere soldi prima ancora di essermeli guadagnati.

Di tutta la nuova roba dei Tales in uscita voi che vi comprerete?

E a proposito di figure, ieri ho saputo dai miei suoceri che Makise Kurisu è arrivata sana e salva a destinazione, il che mi rende decisamente molto felice se non fosse che… hanno dovuto pagare ben 15€ di tasse doganali ed è già la seconda volta che accade, sicché quel risparmio che ho a comprare dal Giappone, me lo “frego” nel momento stesso in cui  devo sottostare a questi soprusi.
Nel frattempo è arrivata la figure di Luke Von Fabre nei negozi.
Stavo per pagarla, ma poi Serchan si è ricordato che aveva bisogno di due Gundam Marker.
Vi giuro: non sapevo nemmeno che esistessero simili cose!
In pratica, da quello che ho capito (e visto dalle immagini nell’e-shop), sono delle sorta di Staedler con un tipo di inchiostro adatto alla colorazione di parti MOOOOLTO piccole dei modelli Gundam. Sono punte decisamente fini dato che già la 0.05 della già citata Staedler risultava essere un po’ troppo ingombrante.
Nel checkout delle penne, però, ho sbagliato e ho messo il mio indirizzo anziché quello dei miei suoceri… speriamo non facciano casino!

Postato da Marylain, alle 17 : 58
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