|
|
|
| |
|
|
Siccome sono già TERRIBILMENTE indietro con la mia tabella di marcia e dato che voglio rispondere ai vostri commenti altrimenti mi date davvero per dispersa, ho deciso di saltare tutti i vari preamboli e scrivere immediatamente la mia recensione sul film.
Sono andata a vedere Toy Story 3 al multisala Medusa in provincia di Varese.
Sebbene la struttura sia qualcosa di veramente orgasmica (in un unico edificio c’è praticamente di TUTTO… dal negozio d’informatica, alla libreria ai ristoranti multietnici), l’esperienza al cinema non è stata tra le più brillanti.
La sala era tenuta bene, c’erano i poggiatesta e la pendenza era grandissima, ma sfortunatamente il 3D proposto non era questo granché nel senso che la pellicola risultava sfocata. Una cosa davvero strana dato che usavano lo stesso sistema per gestire il 3D del Vis Pathé.
Non so dirvi se era un problema di quel cinema o proprio del film, ma una cosa è certa… tornassi indietro, ALMENO Toy Story 3 lo avrei visto in 2D (mentre non mi pento affatto di aver visionato Dragon Trainers in tre dimensioni).
Un altro problema era costituito dai gagnacci schifosi (aka bambinetti) che hanno commentato qualsiasi cosa, hanno fatto versi inquietanti e mi hanno rovinato in parte la visione della pellicola. 

Okay, solite raccomandazioni di spoiler e andiamo con i miei pareri in merito e a un brevissimo riassunto del film.
Andy ormai è cresciuto e sta per andare al college. Per una incomprensione di fondo i suoi giocattoli finiscono in un asilo privato che si chiama Sunnyside, regno di un orsacchiotto che profuma di fragola di nome Lotso il quale si rivelerà essere crudele e spietato costringendo i nostri a fuggire via per poter tornare (di nuovo) dal loro legittimo proprietario con un finale a sorpresa.
Questo a grandissime linee.
Inizio subito con il dire che la pellicola mi è piaciuta, forse più del secondo capitolo, ma sicuramente meno del primo che trovo ancora insuperabile. 
Non è il film in CG che metterei al primo posto, perché Dragon Trainer è decisamente più bello e divertente e a mio modesto avviso, ma potreste tenerlo in considerazione come una interessante alternativa. 
L’inizio di Toy Story 3 è un tributo molto forte al primo capitolo dato che il gioco che fa Andy è lo stesso del primo Toy Story; io a queste cose ci faccio caso e mi piacciono molto perché danno un bel tocco di nostalgia.
Abbastanza percettibile è anche lo stato di abbandono in cui versano i giocattoli di Andy: costretti a dei sotterfugi per poter attirare la sua attenzione, ridotti a pochissime unità e immersi in una stanza decisamente seriosa, sembrano ormai degli alieni in un ambiente per loro completamente innaturale.
Sembra, quindi, verosimile la loro voglia di tornare ad essere giocati, sopratutto a fronte del pericolo di essere gettati nell’immondizia.

Woody, come era già accaduto negli altri capitoli, funge da Outsider… da personaggio che si distacca dal gruppo pur continuando a preoccuparsi dei suoi amici, dimostrando doti non solo di leader, ma anche umane… o meglio, di giocattolo, dato che il nostro cowboy non si farà scrupoli a salvare la vita a Lotso nonostante le sue cattiverie.
Aprendo una piccola parentesi… diverse persone mi hanno fatto capire che di Toy Story 3 hanno sentito solo del lato divertente.
Personalmente non l’ho trovato così spassoso (tranne per gli interventi di Ken, dei quali parlerò tra poco)… anzi.
Per tutta la pellicola si profila il rischio che Woody si separi per sempre dai suoi compagni, il gruppo viene sbattuto nell’aula dei bimbi più piccoli e sottoposto ad immani torture dai gagnacci, Sunnyside si trasforma in un tremendo carcere, Buzz viene “resettato” e costretto ad agire contro i suoi amici, i giocattoli che tentano di imporsi su Lotso finiscono malissimo, il passato di Lotso, Woody e gli altri che guardano la morte in faccia.
Sicuramente tra un evento e l’altro c’è parecchio humor, ma questo Toy Story 3 l’ho percepito più maturo degli altri.
Ad esempio… in questo capitolo ci sono dei riferimenti sessuali più espliciti che finiscono anche con il toccare, se pur attraverso il burlesco, corde abbastanza complesse quali quelle dell’identità sessuale confusa di Ken che, pur essendo attratto da Barbie, ha una calligrafia da donna e qualche atteggiamento effeminato.
Al di là di questo, sono rimasta sinceramente colpita dalla scena dell’inceneritore.
Quando tutti i giocattoli, vedendo che non c’è più nulla da fare, si tengono la mano, e si guardano… ho visto in loro il volto del terrore, della rassegnazione e del dolore… e non perché non fossero sufficientemente coraggiosi da affrontare la morte, quanto per il fatto, probabilmente, che non erano riusciti a raggiungere Andy e a salutarlo per l’ultima volta.
E’ una scena molto forte preceduta dall’ennesimo tradimento di Lotso, da tanta amarezza ed angoscia.
Non vorrei esagerare, ma vale la pena di vedere Toy Story 3 anche solo per quella scena. 
Bello anche il finale, anche se forse le ragioni di Woody si sarebbero dovute spiegare meglio, nel quale il film pare lanciare un messaggio ben preciso: anche se Andy è cresciuto, non solo tiene ancora ai suoi giocattoli, ma è riuscito a carpire l’essenza stessa delle loro anime.
Postato da Marylain, alle 15:40 (permalink) (Movie e Drama)
|
|
|
|
|
|
|
|
| |
|
|
Ricordo ancora la faccia che ho fatto quando ho visto la locandina di questo film, ma sopratutto quando ho visto il TITOLO del film.
Non potevo non associarlo all’appellativo che la mia best friend aveva dato ad Erlaine (l’unico villain che ho mai rispettato nei Tales of assieme a quel bonazzone di Dhaos, perché sono certa che la bella signora sia saltata addosso a Leon dopo averlo salvato dal passato – azz… devo assolutamente ritrovare quella tavola che avevo disegnato! ).
Da allora è passato un po’ di tempo, tempo durante il quale ho meditato seriamente di andare a vedere il film al cinema, ma poi, incentivato da Serchan, ho compiuto una scelta e ho preferito Prince of Persia.
Nel frattempo, però, recandomi alla libreria del mio paese ho trovato, tra i libri in edizione economica, il romanzo dal quale è stato tratto questo film e mi sono detta:
“Caxxo… si spende 5,9€ per una cispa di fumetto e non 4,20€ per un libro con un po’ di sana cultura al suo interno?!”
Così me lo sono portata a casa e ho iniziato a sfogliarlo.
Tre giorni dopo lo avevo terminato e avrei tanto voluto che fosse più lungo da quanto mi aveva appassionata.
Se dovessi dire in pochissime parole che cosa mi è rimasto del libro sicuramente la risposta sarebbe:
La vita densa di sangue, violenza ed oscurantismo religioso di una donna che ha saputo elevare la fede alla cultura, alla gioia del sapere e al desiderio di fare del bene al prossimo.
Il testo è ricchissimo di avvenimenti, romanzato eppure descritto con una cadenza talmente sostenuta e talmente cruda da renderlo incredibilmente intenso.
Il post che seguirà sarà più una comparatistica tra libro e pellicola piuttosto che una recensione vera e propria, ma all’interno troverete spoiler sia del romanzo che del film per cui vi prego di tenerlo bene a mente. 

Al di là della questione: “Credo in questa storia – Non credo in questa storia”, vediamo di partire con un quadro generale.
Il film, rispetto al libro, non riesce proprio a tenere e non è solo un problema di scene tagliate o di passaggi modificati, quanto per la sensazione di incompletezza che mi ha trasmesso la pellicola.
In altre parole ho avuto come l’impressione che la sceneggiatura non sia stata in grado di carpire la vera essenza dei vari personaggi. A questo aggiungeteci poi una serie di censure morali operate qua e là tanto per rendere il prodotto finale più “politically correct” e siamo apposto.
Per evitare di fare un post più lungo di 437865 videate, ho deciso di non targiversare sulla maggior parte delle scene tagliate, ma di concentrarmi su alcuni aspetti che io reputo più importanti degli altri.
-> La punizione di Giovanna: Verso l’inizio della storia Giovanna viene presa a vergate da suo padre perché aveva osato disobbedire ad un suo preciso ordine. Nel film Giovanna urla di dolore ad ogni colpo. Nel libro la ragazzina continua a pregare ad alta voce e si sforza di non versare una sola lacrima senza, dunque, dare la soddisfazione al tiranno di vederla soffrire. Capirete bene che c’è una differenza sostanziale perché se nel film abbiamo l’idea di una femmina fragile fisicamente, nel testo ci viene ribadito molte volte di come il corpo di Giovanna fosse robusto quanto la sua anima e la sua mente.
Inoltre l’autrice si prodiga a spiegare come la carne della povera ragazzina si fosse completamente lacerata. La descrizione è talmente minuziosa che mi attendevo di vedere delle enormi e tremende cicatrici, mentre invece si sono limitati a mostrare una schiena con tre graffietti.
-> La fuga di Giovanna: Sempre all’inizio della storia Giovanna fugge via di casa. Nel film la madre la sgama, ma non la ferma limitandosi a sorriderle, mentre nel libro la ragazza non ha nemmeno l’opportunità di chiarirsi con l’unico genitore che l’avesse mai amata. Il senso drammatico del non ritorno viene mitigato nella pellicola.
- > Il nome di Gerardo: Giovanna incontra per la prima volta il grande amore della sua vita. Ora… mi spiegate perché CAVOLO hanno “inglesizzato” il nome di questo povero disgraziato?! Se si chiamava Gerardo non vedo una sola ragione per cambiargli nome… SPECIALMENTE in una versione italiana. Quando ho sentito sono rimasta con una faccia tipo questa:
“ “

-> Il marchingegno greco: Giovanna e Gerardo scoprono assieme su una pergamena un marchingegno greco per far aprire automaticamente delle porte. Nel libro Gerardo mette in azione il marchingegno da solo per fare una sorpresa a Giovanna. Nel film il prototipo viene progettato assieme. Non capisco la ragione di questa scelta anche perché così facendo è stata inserita una scena che nel libro non c’era a discapito di qualcun’altra esistente e di notevole importanza che invece è stata tagliata.
-> I CAPELLI DI GIOVANNA: Ma porca paletta. Questo mi fa incaxxare ancora di più! Nel libro viene ripetuto 658947 volte che Giovanna ha ereditato i magnifici capelli biondi da sua madre. Siccome a quei tempi non esistevano le tinte della parrucchiera, Giovanna, quando riceverà la visita dal padre (il quale pensa di star parlando con suo figlio Giovanni), sarà costretta a mettersi il cappuccio per nasconderli. All’inizio nel film Giovanna pare EFFETTIVAMENTE avere capelli biondi, però… herr… quando è ragazzina i capelli si fanno mori chiari e poi da donna diventano quasi neri. Ma che boiata è?! 
-> La strage di Villaris: Nel film Gerardo torna a Villaris e trova moltissimi morti a causa dell’attacco dei normanni. Nel libro Villaris viene completamente distrutta e TUTTI… e quando dico tutti intendo TUTTI muoiono atrocemente nella chiesa in un vero e proprio bagno di sangue. Ancora una volta siamo di fronte ad una barbara scena che scuote anche la vista allenata di un guerriero quale Gerardo, mentre nel film tutto viene raddolcito. Tra l’altro viene completamente tagliata la scena del tremendo stupro di una delle figlie di Gerardo e il suo rapimento.
-> Giovanna nel monastero: Anche qui c’è una sorta di degradazione del personaggio di Giovanna. Nel film la protagonista si ammala e il suo tutore le consente di fuggire via facendole chiaramente capire che lui sapeva del fatto che lei era una donna. Nel libro Giovanna non è così deficiente da farsi sgamare tant’è che NESSUNO nel monastero scoprirà mai la sua vera identità.
-> L’intera seconda parte del film: Se la prima parte della pellicola rispecchia almeno l’andamento del libro, nella seconda parte vengono operati dei tagli ancora più lapalissiani tanto che Giovanna succede a Sergio come papa, mentre nel libro a Sergio si succede Leone al quale poi succede Giovanna. Anche la tanto decantata scena di sesso tra Gerardo e Giovanna viene stravolta degradando ancora il personaggio femminile di Giovanna. Nel film la donna incontra il suo amato, si spoglia… così, all’improvviso manco fosse una prostituta e i due fanno l’amore in un fiume. Nel libro il sesso giunge molto più naturalmente. Durante un’inondazione Gerardo rischia di morire assiderato. Giovanna fa di tutto per scaldarlo, ma rimane senza un fuoco e così è costretta a spogliarsi e a giacere nuda pelle contro pelle con lui. Tra le altre cose se nel film Giovanna non è ancora papessa, nel libro stava già in carica da un bel po’ e la scena dell’incontro con Gerardo si riferisce ad un avvenimento precedente durante il quale Giovanna si RIFIUTA di seguirlo per diventare una donna adducendo chiaramente al fatto che vivere come uomo era più vantaggioso. Nel testo, insomma, appare molto chiaro come sia lei a prendere le decisioni e come Gerardo sia costretto a seguirle e a sostenerle.
-> La gravidanza di Giovanna: Ultima modifica maschilista e perbenista della pellicola. 
Nel film la protagonista rimane incinta e dopo poco ha un aborto spontaneo in una scena in cui lei si accascia al suolo dopo aver lasciato sotto i suoi piedi una striscia di sangue.
In realtà Giovanna è morta a causa di un aborto spontaneo non per effetto di un ineluttabile destino, ma in seguito ad una sua decisione.
Nel libro, infatti, non appena aver scoperto la sua gravidanza, la Papessa non ci pensa su due volte e decide di ABORTIRE preparandosi una tisana che le avrebbe permesso di raggiungere lo scopo. Purtroppo la donna ha solo dei malori molto forti, ma non riesce nell’intento. Sicuramente, a causa di quello che aveva assunto, la protagonista ha un aborto spontaneo qualche tempo dopo e tra l’altro la scena lì è parecchio truce dato che oltre al sangue si vede per terra anche il cadavere di un bambino prematuro.
Insomma… inutile dire che il film, se pur non del tutto da buttare, ha finito con il concentrarsi solo sugli eventi e non sulle incredibili capacità della ragazza.
Ancora una volta mi chiedo, assieme alla mia best friend, perché violentare così un’opera testuale.
A questo punto preferirei che per dei libri lunghi si pretendesse di fare delle trilogie o comunque una serie di film di modo da poter dare ampio respiro a ciò che si voleva dire nel libro… purché si tratti di un semplice riportare e che si sia più fedeli possibili all’originale. 
Postato da Marylain, alle 12:52 (permalink) (Movie e Drama)
|
|
|
|
|
|
|
|
| |
|
|
Prima di iniziare faccio la solita raccomandazione: il post contiene alcuni spoiler ragion per cui se non avete ancora visto Prince of Persia non leggete oltre la locandina!
Era dai tempi del Famicom che non mi avvicinavo tanto a questo titolo… tempi densi di ricordi, quando mio padre acquistò il primo capitolo della saga per poi sbolognarlo a me perché non sapeva giocare ai platform – e tantissimi altri generi, purtroppo! -.
Ricordi divertenti specie quando mio padre, smanettando con i codici di salvataggio, riuscì, non so come, ad ottenerne uno che portava dritto dritto al boss finale! 
Ammetto che quando ho visto per la prima volta il trailer di Prince of Persia non ho certo fatto i salti di gioia.
A parte Silent Hill, praticamente tutti i film tratti da videogiochi sono delle boiate colossali nonché vere e proprie offese alla pubblica decenza e all’onore del gioco.
In alcuni casi, poi, il titolo stesso viene snaturato e trasposto in una maniera che ha semplicemente del vergognoso.
Mai mi potrò dimenticare quella… pseudo-pellicola dedicata a Super Mario.
L’orrore di quei tempi passati mi ha avvicinata a Prince of Persia in punta di piedi, timidamente, ma alla fine penso di aver fatto bene a dare una possibilità a questo film che, se pur con i suoi alti e bassi, è riuscito perfettamente ad assurgere al suo scopo e cioè ricreare l’atmosfera del gioco e, naturalmente, divertire lo spettatore.

Okay, innanzi tutto ammetto la mia ignoranza in merito al videogioco.
Lo conosco per sentito dire, per vie traverse e quindi spero di non deludervi se questa mia recensione non sarà una comparatistica tra la saga videoulica e la pellicola vera e propria.
Avrei tanto voluto dare questo taglio al post in questione, ma non ho proprio gli strumenti adatti per poterlo fare, perdonatemi. 
Velocemente fornisco un sunto della trama del film anche se non credo servirà a molto dato che quasi tutti i miei lettori più assidui sono andati a vederlo.
Dastan, il protagonista del film, un tempo era solo un orfano che vagava per le strade di Babilonia salvo poi essere adottato dal re di Persia che, probabilmente, era rimasto colpito dalle sue straordinarie abilità. Dastan cresce come terzo figlio del re assieme ai suoi due fratelli acquisiti e inizia a compiere grandi imprese militari con loro. Un giorno i tre attaccano la città santa di Alamut pensando che questa stesse distribuendo ai nemici delle armi in gran segreto. Nel fervore della vittoria, però, a causa di un terribile incidente, il re di Persia muore e Dastan viene considerato un traditore ed uccisore del suo grande benefattore. Il giovane, quindi, scappa via assieme a Tamina, la principessa di Alamut e insieme a lei scopre il potere di un pugnale mistico che, grazie ad un meccanismo e a delle sabbie speciali, è in grado di riportare la persona che lo usa indietro nel tempo mantenendo la consapevolezza del futuro.
Il film si snoda rapidamente fino alla fine con un prevedibile happy ending (anche se qualcuno potrebbe vederci un tocco di amarezza).

La pellicola, nonostante tenda ad avere un ritmo fin troppo sostenuto in alcuni punti, si lascia guardare bene e, se pur conservando la struttura tipica di un film d’azione, riesce a ritagliarsi anche degli spazi per alcune interessanti riflessioni.
Una delle tematiche che affronta Prince of Persia è certamente quella dei legami fraterni e familiari.
Il re di Persia è un re illuminato perché crede nel cuore dei figli e in quello del fratello traditore. A loro volta anche i figli avranno modo di comprendersi e di andare oltre l’apparenza credendo nella buona fede di Dastan.
In secondo luogo la pellicola porta alla luce una serie di problematiche temporali ben congeniate.
Al di là di questo credo che un altro punto a favore di Prince of Persia sia il protagonista: un personaggio complessivamente ben realizzato, ma sopratutto coerente con i suoi trascorsi e con l’immagine che ci viene presentata di lui ad inizio film.
Dastan è, di fatti, un ragazzino di strada di nome e di fatto.
E non lo è solo da piccolo, continua ad esserlo anche da giovane.
Il principe, infatti, sceglie l’ingresso secondario, si intorta facilmente un gruppo di ladroni e si ritrova in numerose situazioni comico-farsesche.
Ma Dastan è anche un giovane capace di diventare coraggioso e così, verso la fine, egli si pugnala, uccidendosi di fronte al fratello al solo scopo di dimostrargli che l’arma è effettivamente dotata di un potere sovra naturale e che lui sta dicendo il vero.
Parole così positive non riesco, però, a spenderle per Tamina la quale non riesce a brillare a causa della sua incostanza. La principessa, infatti, passa da momenti in cui pare una donna quasi santa e trascendentale ad altri in cui inganna, come una ladruncola, il povero Dastan.
Anche Dastan, però, ha avuto i suoi momenti no, come ad esempio quello immediatamente successivo alla morte del padre: un paio di lacrimuccie metaforiche e poi è già lì che ride e scherza (e flirta ) con la bella principessa.
Sono rimasta confusa anche da alcune scene nelle quali Dastan, più che muoversi come Prince of Persia, pare essere diventato Altair di Assassin’s Creed.
Vogliamo parlare di quando lui si arrampica fino al tetto più alto del sobborgo con quella panoramica a 360° per poi saltare nel vuoto, ma sopratutto di quando rientra nella folla mettendo su il cappuccio?!
Era proprio necessario scopiazzare situazioni tipiche di un altro videogioco, per altro quasi concorrente?! 
Tornando quasi al punto di partenza, in effetti il difetto più grande di questo film pare essere proprio la velocità con la quale gli eventi si concatenano tra di loro.
Scene che dovrebbero essere drammatiche nonché attimi di climax all’interno della pellicola, si riducono ad alcuni disordinati attimi.
Tra questi abbiamo:
- Il sacrificio di Tamina (viene accennato quando lei cerca di nascondere il pugnale e dopo pochi minuti archiviato perché l’arma viene rubata)
- La morte dei fratelli di Dastan (un secondo dopo che i due scoprono che Dastan non è un traditore vengono assassinati, ma il film non è capace di dare spazio ai loro decessi e qualche fotogramma più tardi il protagonista si sta già muovendo verso un’altra locazione).
Stendiamo, infine, un velo pietoso sulla scena dei serpenti che attaccano il protagonista e gli altri della sua compagnia: ma vi pare che un serpente giri sotto la terra come un verme per poi balzare come fuori come un canguro?!
E vi pare, inoltre, che questo rettile si sarebbe potuto letteralmente ingoiare un pugnale senza ammazzarsi?! 
In definitiva, non si tratta di una pellicola perfetta, ma ha la capacità di incuriosire mantenendo lo spirito del videogioco, il che non è per nulla poco! 
Postato da Marylain, alle 10:36 (permalink) (Movie e Drama)
|
|
|
|
|
|
|
|
| La città verrà distrutta all’alba |
|
|
|
|
| |
|
|
Inizialmente avrei tanto voluto scrivere un post di anime, ma siccome mi è capitato di vedere questo film, ho deciso di rompere un po’ con la monotonia e dirvi quali sono state le mie impressioni subito dopo la visione dello stesso.
Inutile rammentare che, come ho sempre fatto nei miei articoli, è molto probabile che in questo post ci saranno spoiler belli pesanti, quindi consiglio a tutti coloro i quali volessero sorbirsi questo obrobr… herr… questa pellicola, di non proseguire oltre con la lettura. 
Dunque, se dovessi riassumere il tutto in poche parole direi che questo film è una enorme, gigantesca, colossale 
(metto l’iconcina per non risultare troppo volgare, ma il concetto rimane lo stesso).
Generalmente evito di essere così categorica nei confronti di un film, qualunque esso sia tendendo, come faccio di solito, a trovare sempre qualcosa di buono in ciascuna pellicola – come è già accaduto con Alice in Wonderland non molto tempo fa -, ma questa volta, pur mettendocela tutta NON riesco proprio a farcela, mi dispiace. 
Perché mi sono avvicinata a The Crazies (uso il titolo originale sennò non ne cavo più le gambe)?!
Per il semplice fatto che, nonostante abbia una paura matta di malattie, contagi e armi batteriologiche – preferirei morire “contagiata” da un Alien che a seguito di una malattia -, ho sempre seguito con grande interesse questo filone… forse per tentare di scacciare via questa paura recondita che è in me tramite una banalissima operazione di trasposizione del mio Io in un personaggio di finzione che o contrae il morbo o combatte per sconfiggerlo.
Di questo filone gli unici film che ricordo molto positivamente sono stati:
1) Virus letale
2) Io sono leggenda
In particolare, la mia illusione è stata quella di vedere in The Crazies una specie di “sostituto”, degno di questo nome, proprio di Io sono leggenda, una pellicola che, nonostante i suoi limiti, mi aveva globalmente appassionata e commossa (vedi la scena del cane femmina del protagonista ).
Mi è, quindi, risultato parecchio naturale oltre che dannatamente immediato, paragonare questo film al suo “cugino”, ma così facendo mi sono resa conto di quanto fragile e misera sia la struttura dello stesso.

La prima riluttanza che mi sento di avanzare verso questo film è relativa proprio al titolo.: più che The Crazies io lo chiamerei volentieri The Dupes (gli ebeti) data la natura zombifica e deficiente di tutti coloro i quali sono stati colpiti da questo morbo.
Purtroppo anche le persone sane di mente non è che ragionino meglio dei Dupes.
Prendete, ad esempio, il protagonista, David, che, verso la fine del film, riesce ad arrivare sano e salvo ad una stazione di servizio con sua moglie incinta di nome Judy (ci sarebbe da chiedersi come caxxo ha fatto questa donna a non avere un aborto spontaneo dopo tutte le cose che le capitano nel corso della pellicola… forse il feto che aveva in grembo era quello di Chuck Norris?! ). Il baldo David ha la BRILLANTE idea di fare aspettare la sua dolce metà al bar mentre lui va a cercare un mezzo di trasporto che li conduca il più lontano possibile dalla città.
L’avesse fatto un civile posso anche capirlo, ma da uno sceriffo come DOVREBBE essere, questa decisione risulta essere davvero impensabile ed idiota oltre che pericolosa.
Dopo pochi minuti, infatti, si spegne la luce e giungono i tre cacciatori cattivi e pazzi che cercano di ammazzare le prede in circolazione.
E’ vero che il buio fa scena, fa suspance e aumenta l’adrenalina, ma se ci pensate bene… non ha ragione di esserci!
Che senso ha, per dei cacciatori, spegnere le luci quando il buio può decisamente favorire le loro prede?
Non a caso Judy riesce a salvarsi tra i cadaveri e l’oscurità salvo poi essere attaccata di nuovo. 
Ma mentre lei con un solo colpo di pistola ammazza il cacciatore cattivo, il marito… LO SCERIFFO, ci mette 783465 minuti per fare fuori gli altri due.
Tristezza assoluta. 
Senza andare al termine della pellicola, anche tutte le altre scene, che teoricamente dovevano fare paura (o qualcosa del genere), a me hanno rabbrividito solo per l’eccessiva dose di splatter e di trash.

Esempio lampante di quanto appena detto lo possiamo trovare nella scena in cui Judy e la sua cara amichetta Becca, legate su dei lettini da ospedale, vengono abbandonate tra cadaveri, infetti e persone impaurite. Dopo pochi minuti giunge sul posto un tizio con un forcone di quelli che si usano per i campi ed inizia ad “inforchettare” tutti i presenti, salvo poi essere ucciso PROPRIO quando stava per infilzare la bella biondina Judy (ma tu guarda… il solito tempismo da film… talmente prevedibile che ormai è diventato noioso ).
Poco dopo altra scena splatter con tanto sangue e tanta deficenza: la moglie ed il figlio di uno dei Dupe attaccano di sorpresa Judy e piallano con un coltello la mano di David.
Al di là di tutto questo, ciò che mi ha impedito di appassionarmi sul serio a questo film, o per lo meno di vederlo senza provare un certo disprezzo ed una notevole noncuranza è stato il fatto che… NON VIENE SPIEGATO (quasi) NULLA! 
Ora… io non so com’era la versione del ‘73, ma in questa tutto viene terribilmente dato per scontato.
Se in Io sono leggenda si sapeva perché diavolo il protagonista non si fosse mai ammalato e tutte le caratteristiche del morbo (grazie al fatto che lui era un medico), qui c’è un vuoto totale che in un film di questo filone è davvero imperdonabile IMHO.
Viene accennato solo che la malattia era un’arma batteriologica destinata ad un altro paese, che però era caduto l’aereo che trasportava il bacillo e che aveva infettato l’acqua.
Si sa di per certo che David e la moglie hanno bevuto l’acqua, ma non si ammalano.
Ci viene poi detto che il morbo è diventato aereo, ma nonostante il fatto che il protagonista venga in diretto contatto con gli appestati (addirittura c’è uno scambio di saliva e di sangue, pensa te!), NULLA.
Lui è indistruttibile, così come la moglie.
E’ un morbo, insomma, che, da quello che vediamo, non è che fosse così letale o assoluto dato che nel campo viene smistata parecchia gente sana.
E d’altro canto tutti gli effetti che ha sul corpo non sono niente di così sconvolgente o comunque nulla che non si sia già visto, per altro in forme ancora più atroci, in Io sono leggenda.
Anche il contagio dell’amico di lui, Russel, non è riuscito a suscitare in me quella compassione e quello strazio che ho avuto quando ho visto Io sono leggenda.
Anzi… vi dirò… a me Russel pareva più pazzo e scemo prima, quando era sano che non quando contrae la malattia. 
Anche il suo sacrificio (sulla cui utilità ci sarebbe parecchio da discutere…) è stato messo lì al solo scopo di farlo fuori per la fine del film senza un reale sostegno di pathos e di drammaticità della serie:
Russel: Dammi la pistola così almeno faccio un’azione eroica prima della fine della pellicola.
David: … Humm… Okay. Buona morte.
*Russel muore*
David: Judy cara, scappiamo.
Ci sono stati decessi ben più tragici in questo film e di personaggi decisamente minori. 
Non mi metto nemmeno ad elencare le situazioni del tutto irreali che The Crazies propina durante tutto il corso della pellicola perché so che agli americani piacciono queste assurde iperbole di caxxate che qui trovano un apice nella scena in cui i due sopravvissuti vengono letteralmente ribaltati 578436 volte nel camion dopo essere stati coinvolti, di striscio, dall’esplosione di una “simpatica” bomba cicciona che distrugge in un sol colpo tutto il pacifico paesino e… dopo pochi secondi dall’impatto li vediamo uscire tutti interi senza manco il dito del mignolo rotto.
La chiusa, poi, è qualcosa di esilarante.
Viene fatto capire che anche il luogo dove David e Judy si stanno recando verrà presto infettato dal morbo.
Alché giunge, per l’ennesima volta, la domanda:
MA… PERCHE’?! 
Postato da Marylain, alle 17:27 (permalink) (Movie e Drama)
|
|
|
|
|
|
|
|
| |
|
|
La scorsa settimana sono andata a vedere questo film e… solo oggi lo recensisco.
Nonostante il tempo trascorso le immagini di Dragon Trainers sono rimaste talmente impresse dentro di me che sarei quasi in grado di dirvi tutte le sequenze.
Come al solito specifico che quello che sto per scrivere è solo frutto della mia opinione e come tale non vuole essere una verità assoluta.
Tra le altre cose questo articolo non è nemmeno definibile come recensione perché, come potrete vedere, mi sento piuttosto coinvolta emotivamente da quello che ho visto e non riesco ad essere sufficientemente obiettiva in questo caso. Vogliate perdonarmi, ma la vostra Marylain a volte si dimentica di essere bacchettona, scende dalla cattedra e si rilassa ad essere apertamente e spudoratamente una semplice fan. 

(La locandina del film in Giappone. Da notare come il titolo sia completamente diverso e cioè: “Hick to Doragon” che sarebbe “Hick e il drago”. Più semplice, meno “americaneggiante” che risalta più l’affetto in un rapporto del tutto paritario così come, secondo me, il film stesso suggerisce)
Innanzi tutto un brevissimo sunto del film con le solite raccomandazioni di NON leggere oltre questo punto se non avete intenzione di spoilerarvi qualcosa:
Hick è un giovane vichingo che vive nel suo villaggio assieme a suo padre, il capo dei vichinghi (sua mamma è morta – non si capisce perché le mamme debbano SEMPRE schiattare, ma vabbé… ) il cui compito principale pare essere quello di fronteggiare i draghi, temibili creature che si avventano sul bestiame, depredando i beni del paese. Hick vorrebbe partecipare alla caccia al drago, ma gli viene categoricamente impedito di farlo a causa della sua esile struttura fisica e della sua TOTALE incapacità a duellare. Hick, però, non demorde e usando un marchingegno di sua invenzione riesce, una notte, a colpire niente di meno che la Furia Nera, il drago più temuto e meno conosciuto di tutti. Il giovane, emozionatissimo, si dirige nel bosco dove la Furia Nera pare essere precipitata pronto a dare il colpo di grazia alla bestia. Una volta giunto lì, però, il protagonista non solo non riuscirà a uccidere il drago, ma diventerà suo amico e inizierà a chiamarlo Sdentato (per via della sua capacità di ritrarre, a suo piacimento, le zanne della bocca! ). Hick dovrà, dunque, dimostrare sia a suo padre che a tutto il paese che i draghi non sono animali così crudeli come sembrano, ma che, anzi… sono dotati di un grande cuore.
Quando mi sono avvicinata per la prima volta a Dragon Trainers (ho visto una locandina al cinema “ai tempi” di Alice) ho subito provato una sensazione ambivalente: da un lato il fatto che questo film provenisse dai creatori di “Shrek” e “Madagascar” non mi aiutava di certo (perdonatemi, ma non mi sono mai piaciuti), ma dall’altro c’era quel draghetto che, fin dall’inizio, ho trovato semplicemente ADORABILE. 
Così mi sono fatta coraggio, sono andata al cinema con i miei “suoceri” e il mio amore e me lo sono visto tutto.
In 3D.
In una sala finalmente degna di essere considerata tale.
E volete saperlo?
Mi è piaciuto. E pure tanto! 

La prima cosa che mi ha colpita molto positivamente è proprio Sdentato (che comunque, ne devo dare atto… è l’unico drago carino tra tutti quelli creati ): nonostante non dica una parola, come è giusto che sia, è riuscito a comunicare più sentimenti ed emozioni lui che moltissimi altri personaggi di film in CG e non. Sdentato è testardo, quando vuole una simpatica carogna (la scena di lui che fa tutte quelle acrobazie spericolate in aria per la bella vichinga a chiedere scusa ad Hick è qualcosa di troppo lol! ), piuttosto orgoglioso, asociale, ma con un cuore così grande da rendere alcune scene tremendamente commoventi (in primis quella di lui che tenta con tutte le forze di correre in aiuto del suo amico).
Anche Hick non è male, ma devo ammettere che ho finito irrimediabilmente con il vederlo sempre in funzione di Sdentato.
Il film è straordinariamente privo di pressanti moralismi e si vede bene, senza scene assurde o senza personaggi stupidi ed insensati… per non parlare del finale: agrodolce al massimo e sicuramente non l’happy ending forzato di molte produzioni per bambini il che rende questo prodotto, a mio modesto avviso, forse più per ragazzi che per i più piccoli.
Dragon Trainers mi ha fatto divertire tantissimo e mi ha colpita molto più di Alice in the Wonderland e per certi versi persino di Avatar.
Okay, non sarà un film d’autore, ma l’ho trovato valido ed estremamente gradevole.
Quanto, infine, al 3D… ho potuto appurare che gran parte dell’effetto tridimensionale è dato dalla grandezza dello schermo. Dragon Trainers, al Vis Pathe di Firenze, lo danno in sala 12 (per il 3D) e credo che sia la più grande di tutto il multisala. Tra le altre cose ho potuto notare come i film in CG rendano MOOOOOOOLTO di più in questa tecnologia rispetto ai film (e posso ora fare un paragone avendo visto anche Alice in 3D).
Per cui da ora in poi vedrò in 3D i film in CG (penso che il prossimo sarà Toy Story 3 ) e in 2D quelli con attori in carne ed ossa.
Postato da Marylain, alle 21:41 (permalink) (Movie e Drama)
|
|
|
|
|
|
|
|
| |
|
|
Ho deciso di scrivere questo post subito, a poche ore dalla mia visione del film perché mi sono accorta che, aspettando, finisco con il dimenticarmi ciò che voglio dire. Ricordo, comunque, che anche la mia best friend ha fatto una recensione sul suo blog di questa pellicola.
Alla fine sia io che lei abbiamo fatto la nostra prima esperienza del 3D proprio con Alice in Wonderland (quando si dice “le coincidenze!” ) se pur con risultati diversi.
Ed in effetti la mia recensione sarà parecchio divergente con quella della mia best friend, ma mi auguro, in qualche modo compatibile.
La ragione di questa “dissonanza” è molto semplice, in effetti: io provengo da una formazione diversa, ho idee diverse sia sull’opera che sulla produzione del film, così come erano diverse le aspettative che nutrivo per quest’opera.
Siccome ho trovato parecchi spunti interessanti nei commenti sia della mia best friend che di Cely al post che vi dicevo prima, spero non si offenderà nessuno se li prenderò un po’ in esame approfondendo l’argomento con il mio personale punto di vista.
Piccola premessa: Il testo è pieno di spoiler e rappresenta la mia personalissima chiave di lettura. Siete liberissimi di non pensarla come me. Anzi… è anche meglio così almeno si può creare una discussione! 

Visione in “3D”: Quando ho chattato con le Baka Angels ho detto loro che non avrei scritto nulla su questo aspetto. Non che ora voglia fare un trattato filosofico, ma ci terrei comunque a specificare un paio di cose. Per quanto riguarda me e Serchan, posso dire che gli occhiali non mi hanno restituito né immagini sfocate (anzi… alcune erano vividissime! ), né affaticamento agli occhi. La pellicola era stata pensata per il 3D semplicemente perché alcune scene erano state chiaramente progettate per dare un assaggio al pubblico dell’effetto visivo di profondità di campo. E’ certamente vero che, trattandosi, queste, di sale comunque tradizionali, è del tutto impensabile di poter godere di una vera e propria nuova tecnologia. E’ come se si pretendesse di andare veloci con un volante della formula uno posto su una 500. 
Essendo entrata in sala consapevole di questo, di certo non mi sono aspettata chissà cosa. Il prezzo maggiorato poi, non è tanto per la pellicola di per sé, ma per il fatto che ti donano gli occhialini. 
Il film: Anche qui devo dire che sono entrata in sala senza aspettarmi nulla né dalla produzione né tanto meno da Depp. Il risultato è che alla fine mi sono divertita e globalmente il film mi è pure piaciuto anche se, lo ammetto, non sono per nulla una fan di Carroll (preferisco ben altri autori che parlano più o meno delle stesse tematiche di Carroll).
Prima di muovermi sul discorso film, però, farei volentieri una premessa di tipo letterario: il suddetto film è, di fatti, in parte ispirato al “sequel” del noto testo: “Through the Looking-Glass, and What Alice Found There” e al poemetto “Jabberwocky” incluso dentro il suddetto libro.
In particolare il “Jabberwocky” descrive più o meno l’aspetto di quello che, nel film, è proprio il mostro gigante che Alice deve affrontare alla fine in qualità di paladino.
Naturalmente era improbabile, da uno come Burton, avere un film del tutto attinente al romanzo. La sua “firma” l’ho vista in moltissimi passaggi, specie quelli in cui i personaggi si muovo ed agiscono in maniera teatrale. Forse eccessivamente teatrale. Considerando che Carroll ha sempre lavoraro sul nonsense, non trovo poi così insopportabile una Regina Bianca che si muove in quella maniera assurda. Anzi… vi dirò di più, il film mi è sembrato fin troppo serio per essere una rivisitazione di Alice. 
Fermo restando che, a mio modesto avviso, l’analisi di Carroll generalmente verte più sulla decostruzione di alcuni stilemi narrativi, penso che l’elemento della critica sociale sia comunque presente nella pellicola: il ballo iniziale in cui tutti si devono mantenere nei loro schemi, il modo di pensare dei nobili (o ti sposi o sei una zitella come quella lì), la discussione sul corpetto e sulle calze… non sono forse questo un modo per attaccare una società? Gli stessi nobili presenti erano a tratti caricaturali e di rimando alle caricature ben più accennate presenti nel Sottomondo. A parte le due sorelle, anche il bamboccio che vuole sposarsi con Alice, non solo è bruttino ed insignificante, ma è anche sofferente di malattie assurde come la digestione compromessa da chissà quali alimenti.
Il finale, sebbene disorientante, non l’ho trovato così disturbante, sopratutto se accostato al libro. Ed in particolare, non vedo, nella chiusa del testo, nulla che ci possa far credere che Alice diventi una donna qualsiasi… anzi! Penso ci sia più di un riferimento in cui Carroll si immagina Alice sì come una donna, ma come una donna con il cuore di fanciulla ancora intatto. Nella versione cinematografica, dedicata ad un pubblico non certo vittoriano, ma contemporaneo, l’essere fanciulli ed immaginativi di Alice si esplica in una emancipazione totale. Sicuramente, come dice Cely, un atteggiamento del genere non era affatto comune in quel periodo, ma, se pur rarissimo, non era impossibile. Ci sono state donne in quel periodo, che hanno fatto viaggi d’affare in mare ed altre, se pur, pochissime, sono riuscite a non sposarsi e a guadagnarsi da vivere scrivendo o insegnando. Non so se il regista fosse consapevole di questo, ma in base a quello che so, non ho visto la conclusione così impensabile. 

Infine… mi piacerebbe porre l’attenzione sull’intero empasse della trama e sulla scena incriminata già descritta dalla mia best friend. Io penso, anche se non ho tantissimi strumenti per dirlo, che il tutto era voluto. Alice, quando entra nel Sottomondo, ha diversi problemi identitari che le fanno dubitare fortemente di essere lei. Il motivo della scelta, introdotto all’inizio del film, con il fuggi fuggi davanti alla proposta di matrimonio del bamboccio, viene ripreso verso la fine quando la Regina Bianca le chiede cosa ha intenzione di fare (e cioè: se vuole diventare la paladina oppure no). Alice in entrambi i casi fugge.
E fugge, a mio avviso, come riprova proprio di essere Alice e di non essere diventata una persona diversa solo per il fatto di trovarsi lì.
E Alice è insicura, ma al tempo stesso, ricordandosi di quel mondo, e di fronte a una richiesta d’aiuto da parte dei vari personaggi, sa trovare la forza di indossare l’armatura ed impugnare la spada.
Per come l’ho interpretata io, questa è l’ennesima scena, e forse quella topica, che ci dimostra come Alice abbia ancora la sua MOLTEZZA. Per me la moltezza è la capacità di saper prendere delle decisioni anche se non ci piacciono, di saper cambiare, ma di mantenere sempre quello che è il nostro animo, generando, così, un’immagine di noi sempre diversa, ma appartenente al medesimo “prisma”.
E d’altro canto, poi, Alice fa solo questo.
Non combatte in realtà, ma assiste alla lotta tra la spada e il bestione, perché la spada, lo ricordo, era animata da una volontà propria. Non a caso la regia supera l’empasse della bontà di Alice con il fatto che lei si dovrà semplicemente far guidare dalla lama per poi conludere il tutto, riprendendo la medesima scena del gazebo da dove era stata interrotta.
In tal caso Alice riuscirà a dare una risposta.
Anche l’Alice di Burton rientrerà nei canoni della società, ma se il libro da una visione più patriarcale del modo in cui lei manterrà il fanciullo interiore, qui, nella nuova produzione, l’Alice, pur vestendosi con la gonna (nonostante il suo sogno di vedere una lady con i pantaloni), si prenderà una rivincite ed esplicherà la sua immaginazione andando a cercare nel mondo reale l’elemento del meraviglioso e del fantastico attraverso viaggi verso paesi allora lontani e ancora avvolti nel mistero.
Per quanto riguarda gli elementi “violenti” e sanguinolenti, non mi hanno smossa un granché, non tanto perché ci sono abituata, quanto perché sono consapevole del fatto che, complice spesso la Disney che ha sempre abbellito e moralizzato qualunque opera le capitasse sotto mano (in primis Pochaontas che nella versione disneyana rimane lì nel nuovo mondo salvo poi, nel seguito, andare in Inghilterra per essere felice, quando in quella originale l’indiana nel suo viaggio verso l’Europa morirà contraendo una malattia occidentale), le fiabe sono spesso e quasi per antonomasia, il ricettacolo delle peggiori cattiverie e crudeltà che allora non conoscevano censura alcuna. 
La regina Rossa è quasi un’icona del potere vigente e delle regole, se pur assurde, imposte dalla società. Dal momento che lei è deforme (altra caricatura), allora tutti gli altri suoi sudditi lo devono essere. Caricaturali sono anche i servi animali – la caricatura bestiale è l’ultimo livello della deformazione di una persona. Alla fine la Regina Rossa non potrà mai essere amata nella sua rigidità (sulla quale fa perno la stessa Alice), ma può essere solo temuta (vedi: i vestiti dell’imperatore dove il sovrano nudo doveva essere acclamato egualmente perché così vuole la convenzione).
Forse l’unico personaggio di cui non posso dire molto è proprio il Cappellaio Matto sul quale pensavo che Burton avesse posto maggiore attenzione.
Infine, menzione speciale allo Stregatto che personalmente ho trovato de-li-zio-so! 
Postato da Marylain, alle 15:10 (permalink) (Movie e Drama)
|
|
|
|
|
|
|
|
| |
|
|
Come vi avevo anticipato, anche Neuro salta il giro in favore di un film e riprenderà la prossima volta (sempre che, naturalmente, non esca qualcosa di interessante nel mentre ).
Intanto, a parte il discorso dello shell del Nintendo DS, vi volevo anticipare che domani riporterò un paio di notizie interessanti tra le quali:
- La ripresa di un progetto
- Degli inviti che ho ottenuto per la beta di una certa cosuccia
Siccome sono bastarda inside ho deciso di non scrivere altro e di lasciarvi nel dubbio ancora un pochetto. 
Detto questo, sappiate che sto già iniziando a raccogliere idee non solo per il concorso (ho già acquistato uno dei tre premi per i vincitori), ma anche per la struttura del prossimo layout.
Per adesso ho un bel po’ di idee per la mente e forse farei bene a scriverle su di un foglio prima di dimenticarmene.
Ma non adesso… perché il mio tempo lo vorrei dedicare alla recensione di un “film”, se così lo si può definire, che ho avuto il piacere (?!) di visionare in lingua originale.
Vi avverto che la recensione contiene spoiler ed è stata scritta in modo decisamente MOLTO sarcastico. 

Avevo visto il trailer di questa “roba” prima che iniziasse Avatar e non appena ho visto le prime due scene ho fatto a Serchan:
“Oh no! ‘Na specie di The Blair Witch Project!”
E non è che mi fossi sbagliata più di tanto perché il concetto è più o meno quello… se non addirittura peggio!
Ricordo quando, ancora liceale, fui LETTERALMENTE trascinata da alcune mie compagne di classe, che adoravano i film horror, nel cinema del paese.
Fu un’esperienza terrificante, non nel senso che il film mi fece paura, quanto piuttosto che mi frantumò così tanto ciò che non ho, che alla fine quasi mandai a quel paese le altre ragazze per avermi costretta a spendere soldi preziosi della mia paghetta dietro ad una boiata colossale, girata con una normalissima cinepresa, che faceva della soggezione l’unico mezzo per poter suscitare un po’ di paura (nelle menti già fragili di alcuni).
A suo tempo trovai inspiegabile che delle persone, perse in un bosco, più che aver paura di essere braccati da lupi o da animali selvatici, temessero di incontrare una fantomatica strega nascosta chissà dove tra le fronde degli alberi e le ombre dei fusti. Quasi sempre i personaggi urlavano per aver visto… qualcosa che io non riuscivo nemmeno a vedere, comportamento sintomatico che si esplicitava nella sua massima forma nel finale dove un urlo tremendo spaccava il silenzio, mentre davanti a noi si poteva vedere solo una stanza malmessa di un edificio diroccato e completamente abbandonato. 

Katie: “ODDIO MICAH AIUTO!”
Micah: “Cosa c’è caxxo?!”
Katie: “L… la la muffa!!! Sul soffitto laggiù! AHHHHHHHH!”
Micah: “Brutta bastarda! Vieni giù che ti faccio il cu*o! Fancu*! Caxxo! Fuck!”
Ma non è di The Blair Witch Project che vi voglio parlare, bensì di quello che molti considerano essere l’erede di quel progetto.
Il film, come molti sapranno, è stato realizzato con un budget misero e cioè circa 15.000$ (molti dei quali probabilmente usati per acquistare la videocamera, molto professional, debbo dire) ed è stato girato in quella che è la casa del regista stesso.
Katie e Micah sono una coppia di fidanzatini che vivono nella loro casa in piena zona residenziale americana e di notte sentono rumori strani.
E fin qui tutto OK se non fosse che all’inizio del film Micah acquista una videocamera powhissima che decide di piazzare in camera da letto in firewire non per riprendere scene erotiche tra loro due da uppare eventualmente su Youporn o su Megarotic, quanto per cercare di capire chi o cosa da fastidio ed eliminare, dunque, il problema.
Così Micah, non prima di averci mostrato Katie lavarsi i denti, mentre lei tenta di parlare con lo spazzolino in bocca (vi lascio immaginare di quanta intensità sia pregna una scena del genere… ) dei fattacci loro, piazza la videocamera e va a nanna.
La registrazione, verso le 2:00 di notte ci mostra un’immagine TERRIFICANTE e cioè…
una caxxo di porta che si chiude lievemente e altrettanto lievemente si riapre.
(Ma vaff… )
I due si svegliano alle 6:15, ma non per andare a lavoro… nooo! Per restare chiusi in casa a guardare i video registrati e continuare a registrarsi.
Il film prosegue più o meno su questa falsa riga: la notte la coppietta se la ronfa mentre accadono cose sempre più “inquietanti”, mentre durante il giorno i due, anziché andarsi a distrarre in discoteca, in un pub, in una fumetteria, in un sexy shop o in qualsiasi altro luogo di svago, se ne rimangono a casa, a rimuginare sul lampadario che dondola, sulla luce dello sgabuzzino che si accende (perché è risaputo che un’entità maligna ha bisogno di accendersi la luce per camminare… ) sull’ombra che appare sulla porta e su quella stramaledettissima porta che si apre e si chiude in continuazione.
La parte diurna della pellicola è quanto di più squallido ed improbabile possa esistere: è come se piazzassi la videocamera mentre faccio colazione, tutta rincojonita con il pigiama mentre Serchan si gratta le chiappe.
Tra le perle più preziose abbiamo l’entusiasmante (ma anche no ) intervista che Micah cerca di fare con il fantasma chiedendogli di rispondere alle sue domande usando la sua lingua.
Il problema è che la demenza di Micah si esente anche nelle parti notturne nelle quali, tra le grida isteriche di Katie, il ragazzo tutto figo e truzzo manda a fare in cu*o (letteralmente ) l’entità maligna, condendo tutte le battute con “caxxo”, “mer*a” e quant’altro.
Il film ha un crescendo di situazioni sempre più paranormali, proprio come le menti dei due ragazzi che anziché darsela a gambe (cosa che penso qualunque persona sana di mente avrebbe fatto dopo una nottata alle prese con impronte a tre dita lasciate sul pavimento), non solo continuano a filmare, ma in modalità decisamente masochista, si vanno a visitare 7826348 siti di esoterismo, sette demoniache, si leggono altrettanti libri del genere e si comprano (da ebay?! ) nell’ordine: una tavoletta spiritica, una bambola vudù, un capretto da sacrificare, diversi amuleti, pietre, crocefissi, paletti e molto altro ancora…
Peccato che tutte le “geniali” invenzioni di Micah per scovare l’entità e farla sloggiare non solo vadano in fumo, ma finiscano anche per fare incaxxare ancora di più l’essere (che non si sa, poi, come caxxo sia fatto) il quale una notte si porta Katie nello sgabuzzino, gli fa un “bel” succhiotto lampo e poi torna in soffitta bello soddisfatto.
E dopo un paio di nottate (penso… a quel punto avevo perso il conto perché mi stavo seriamente addormentando), Katie si alza, osserva il suo compagno per 367425 minuti e poi scende al piano terra per fare l’unica cosa sensata dell’intero film e cioè… levarlo di mezzo. 
E infondo… tutta le pellicola si può riassumere con lo screenshot che vi ho mostrato nell’articolo.
Non aspettatevi di trovare chissà quale effetto speciale o scena terrificante: le uniche parti pseudo-sensate sono ambientate nella camera da letto di notte… peccato, però, che queste parti siano abbastanza esigue rispetto al resto del film.
Che poi qualcuno ha avuto anche l’ardire di sostenere che come film amatoriale non è male.
Bah… per me c’è MOLTO di meglio: datevi un’occhiata al film di Metal Gear Solid e fatemi sapere se non è CENTINAIA di volte meglio rispetto a questa gloriosa .
Perdonatemi se sono così perentoria… di solito tendo a non esserlo, ma davvero: ci sarebbero stati mille altre modi di rendere più coerente (ed anche dannatamente pauroso) questa pellicola.
E no.
Non credo né che abbia spaventato l’America né tantomeno che abbia terrorizzato terribilmente Spielberg.
Però credo al fatto che il noto regista sia stato costretto a interrompere ad un certo punto.
Sì… perché stava per crollare dal sonno. 
E in barba anche all’entità di Paranormal Activity (io avrei preferito un Sexual Activity, ma vabbé, non si può avere tutto dalla vita. )
Postato da Marylain, alle 22:22 (permalink) (Movie e Drama)
|
|
|
|
|
|
|
|
| |
|
|
Okay… oggi pomeriggio andrò dalla mia relatrice per vedere se la mia scaletta va bene e se posso continuare a scrivere fino a fine Febbraio quando purtroppo mi sa che la stesura subirà un notevole arresto a causa dell’inizio dei corsi (compresi il ballosissimo laboratorio linguistico da 6 miseri crediti che mi riempie più il tempo di due esami da 12 messi assieme ).
Da quello che ho sentito in giro, la docente non ti crea grossi problemi e generalmente ti lascia fare, ma… sapete, mai dire mai, senza contare che il suo assistente, più anziano di lei, tra le altre cose, tende sempre a fare osservazioni e puntualizzazioni quasi come se dovesse decidere lui.
Insomma… non ho ancora imparato a conoscerla sotto questo punto di vista (ci ho fatto solo una relazione nel primo anno), per cui tengo le ditra incrociate e spero in un’approvazione.
Detto questo… siccome non vorrei inserire nei post della Real Life argomenti non attinenti, ho deciso di saltare l’appuntamento con Eden of East e dedicarmi ad un breve Focus On su Avatar.
Non vorrei chiamarla recensione dal momento che non ho esperienza sufficiente in materia per poterla fare, però mi piacerebbe lo stesso scrivere quello che penso del film che ho visto la scorsa settimana, in una giornata freddissima e con un vento pungente.

Arrivati alla biglietteria del Multisala abbiamo subito chiesto due biglietti per Avatar, alché la bigliettaia ci dice:
“In 3D o in 2D?”
E io, sovrapensiero:
“Hum… normale.”
La tipa ci da anche dei buoni per il Film Promo. Praticamente vai a vedere quello che vogliono loro, ma paghi solo 3,5€. Interessata alla proposta vedo quale sarebbe il film promo della settimana prossima. Sherlock Holmes. No, grazie… passo beatamente! 
Entriamo nella sala, ci assettiamo e dopo qualche decina di minuti iniziano le pubblicità che durano un casino di tempo.
Finalmente comincia il film che, nonostante duri 166 minuti, a me non è mai risultato particolarmente pesante, anzi! Non mi sarebbe dispiaciuto se fosse durato qualche minuto in più (/modalità masochista ON!).
La trama del film è davvero molto semplice ed è praticamente un misto tra:
- Balla coi Lupi
- L’ultimo Samurai
- Pochaontas
Jake Sulley è il fratello gemello di un ricercatore, ex marine e paraplegico. Viene chiamato dall’RDA, l’associazione presso la quale lavorava il fratello, perché quest’ultimo è morto e perché i due condividono lo stesso bagaglio genetico. Scopriamo solo dopo che l’RDA sta cercando di estrarre un preziosissimo minerale su un pianeta molto simile alla Terra di nome Pandora. Si dia il caso, però, che gli abitanti di Pandora, detti Na’vi, siano molto grandi e, a detta degli uomini, pericolosi, così il gruppo di ricerca sta cercando, attraverso degli Avatar (Na’vi costruiti geneticamente usando i geni di coloro i quali li useranno) per poter cercare di trattare diplomaticamente con loro.
Il protagonista, essendo il fratello gemello del defunto, è l’unico che può sfruttare il suo Avatar che altrimenti sarebbe andato perso (assieme ai tantissimi soldi spesi per realizzarlo).
In una missione nella flora di Pandora, Jake rimane isolato e durante la notte viene salvato da Neytiri, la figlia del capo di una delle tribù del pianeta.
Di qui in poi abbiamo diverse scene nelle quali Jake inizia ad essere accettato dal popolo nonostante egli, in realtà, sia una spia.
Il finale vede gli umani scontrarsi contro i na’vi… per il famigerato minerale.
Questo, grossomodo, quello che accade.
Di qui in poi le mie considerazioni personali che potrebbero contenere degli spoiler, vi avverto!

Nonostante la trama abbastanza scontata (tranne che nel finale), in tutta franchezza a me il film è piaciuto.
Dal punto di vista visuale nulla da eccepire e considerate che l’ho visto in una sala non propriamente di qualità e in 2D (perché vorrei evitare di sottoporre i miei occhi, già molto stanchi, ad un ulteriore stress ).
Le creature aliene sono molto espressive, il mondo caratterizzato molto bene (anche se mi sarei aspettata più varietà nella fauna del luogo), le ambientazioni sublimi.
Ci sono, però, delle osservazioni che mi viene in mente di fare:
1) Mi pareva di aver capito che Neytiri fosse promessa a quell’altro guerriero della tribù. Quando Jake chiede alla “ragazza” di mettersi assieme a lui e diventare la sua compagna e lei accetta… pensavo che si sarebbe scatenato il putiferio.
2) Il piano di Jake per contrastare i suoi amichetti umani era quanto di più stupido potesse esistere. Praticamente ha mandato allo sbaraglio tutto il pianeta di Pandora contro aeronavi e robottoni supermega blindati ed armati fino ai denti.
3) Il finale mi lascia un po’ perplessa: è vero che i Na’vi scacciano gli umani, ma mi chiedo per quanto tempo riusciranno a mantenere l’ordine prima che arrivi in massa tutta la Terra con missili, bombe e quant’altro.
4) I due personaggi che più mi stavano simpatici ovviamente muiono. 
5) Quando Jake e Neytiri fanno le cose zozzette pensavo che avrebbero unito le trecce… e invece si baciano e basta (sarebbe stato più “alieno” che i Na’vi non sapessero nemmeno che cosa significava il bacio terrestre, mentre nel film pare sia universalmente riconosciuto come segno d’affetto e d’amore ).
6) Alla fine non ho capito come mai la dottoressa Augustine fosse stata “cacciata” e rinnegata dai Na’vi.
Facendo un giro veloce su Wikipedia ho scoperto che molti dei miei dubbi sono spiegati dal fatto che la spiegazione degli stessi faceva parte di scene che poi sono state tagliate nella versione finale del film.
Quindi mi chiedo… perché non fanno come The Abyss e nel DVD mettono pure quelle?! 
Postato da Marylain, alle 10:51 (permalink) (Movie e Drama)
|
|
|
|
|
|
|
|
| [UMS]Lupin III VS Detective Conan |
|
|
|
|
| |
|
|
Tanto per staccare tra una serie e l’altra, ho deciso di buttare giù qualche riga su questo special di due ore creato più per commemorazione che per altro.
Ricordo che dopo questo post inizierà la serie di Tales of the Abyss che avevo annunciato un po’ di tempo fa (anche se non ho ancora pronto il banner vedrò di rimediare quanto prima! ).

Dunque… in primis la trama: non è per nulla facile riassumerla perché in 120 minuti accade davvero di tutto e di più, ma vedrò di fare qualche salto mortale per poterla concentrare il più possibile.
La vicenda è principalmente ambientata nel regno di Vespania (anche se una parte del film si svolge in Giappone) ovviamente inventato per l’occasione, dove si consuma immediatamente un delitto. Durante una battuta di caccia la regina Sakura e suo figlio il principe Gil muoiono. Tutti gli indizi porterebbero a pensare che il figlio abbia accidentalmente sparato alla madre e, nel realizzarlo, si sia tolto la vita.
Il film, in seguito, si sposta sull’erede al trono di Vespania, la sorella di Gil, Mira, che è praticamente uguale identica a Ran. La ragazza viene costretta dal conte Keith a partecipare ad una sorta di party esclusivo che originariamente era stato organizzato per la madre nel suo albergo preferito, Sakura Saku (Il fiore di ciliegio sboccia) ubicato in quel di Tokyo, evidentemente per migliorare i rapporti tra Vespania e il Giappone.
Mira, però, dopo essere stata salvata da Conan in un tentativo di avvelenamento (ZOMG, FINALMENTE Conan riesce a scoprire l’assassino PRIMA del delitto! ), decide di scappare dall’albergo e… GUARDA CASO, voltati un paio di angoli della strada si imbatte proprio in Ran con la quale si scambia di posto in perfetto stile Il principe e il povero. Dopo poco, però, Mira nelle vesti di Ran viene portata via da Fujiko e a nulla vale l’inseguimento folle (e a tratti assurdo IMHO) di Conan per tentare di salvarla.
Intanto Ran decide di sostituire la futura regnante per impedire che si scateni il panico ovunque, ma sfortunatamente Keith non mantiene la promessa e, addormentando la ragazza, la porta di forza a Vespania.
Conan, però, riesce a seguirla sull’aereo, però, essendo salito nella stiva non pressurizzata rischia di morire. 
Allo stesso tempo Lupin si reca a Vespania per cercare di rubare la corona della regina, anche se dopo poco si scoprirà che le vere intenzioni del ladro più famoso del mondo sono ben altre e cioè quelle di mettere le mani su di una pietra speciale situata proprio a Vespania, capace di aumentare al massimo il potere degli Stealth e di dare, dunque, un aiuto fondamentale in qualsiasi tipo di guerra.
Di qui si dipana l’ultima fase del film nella quale tutti i personaggi vengono riuniti a Vespania (compreso Goro, Zenigata e molti altri) dove Conan e Lupin scopriranno chi sta dietro la morte du Sakura e Gil – non ve lo dico altrimenti spoilero.

Come potete notare gli sceneggiatori hanno fatto i salti mortali per poter inserire i vari personaggi (disegnati sia nello stile di Lupin che in quello di Conan, tra le altre cose).
L’impressione che ho avuto quando ho guardato questo special è stata altalenante e mi è davvero difficile dare un giudizio il più possibile definitivo ed obiettivo di questa pellicola. 
L’aspetto grafico non è affatto male, il chara design non si abbandona a sperimentazioni e resta molto fedele all’originale (anche nel caso di Lupin), mentre la vicenda, ricca ed articolata, permette allo spettatore di godersi lo scorrere degli avvenimenti.
D’altro canto, però, ho notato non poche cose che mi hanno fatto storcere parecchio il naso a cominciare dall’omicidio che doveva essere il perno di tutto quanto lo special: mi sarei sinceramente aspettata un caso ben più complesso, mentre invece, già dalle primissime scene avevo immediatamente azzeccato l’identità dell’assassino e a grandi linee anche le modalità con le quali si era sbarazzato delle sue vittime. 
Nel voler, poi, ficcare dentro tutti i personaggi e fornire loro diverse scene (Fujiko con tutta la questione del “rapimento” di Mira, Jigen con il suo ruolo di guardia del corpo della sovrana e addestratore dell’esercito di Vespania, tanto per citarne un paio a caso) secondo me si è finiti per demoralizzare il nucleo principale della trama oscurando di parecchio quelli che sarebbero dovuti essere i personaggi principali ed assoluti, Lupin e Conan.

Inoltre trovo parecchio discutibile il titolo stesso di questo special: quel VS pareva indicare che tra Lupin e Conan si sarebbe dato vita ad una specie di duello tra geni, mentre invece i due personaggi finiscono con il COLLABORARE, se pur quasi inconsapevolmente, alla risoluzione del caso dell’omicidio. 
Insomma… sono rimasta un po’ con l’amaro in bocca anche nel finale nel quale Lupin dimostra di sapere praticamente tutto di Conan Edogawa (sia la sua identità che la questione della medicina)… il problema è che non ci viene assolutamente spiegato come questo sia possibile dato che fino a quel momento pareva che i due non si fossero mai incontrati. 
Alla fin fine non me la sento di scartarlo del tutto, ma in tutta sincerità questo special mi ha lasciata un po’ con l’amaro in bocca (anche nella scena del distributore automatico dove mi sarei aspettata delle battute un po’ più taglienti da parte di Lupin).
Postato da Marylain, alle 22:21 (permalink) (Movie e Drama)
|
|
|
|
|
|
|
|
| |
|
|
Me lo avete chiesto, ve l’ho promesso ed eccomi qui con la mia “recensione” di Angeli e Demoni, quello che TEORICAMENTE dovrebbe essere il sequel de Il Codice da Vinci, mentre invece non lo è. 
Premetto che non andrò molto nel dettaglio, sia per non incorrere in spoiler fastidiosi (molte persone qui non l0 hanno visto, ma potrebbero farlo in futuro), sia perché non è mia intenzione creare un post troppo impegnativo e quindi di difficile lettura.
Se mi è concesso, dunque, cercherò di addentrarmi nella questione usando una terminologia più spicciola e simpatica affinché tutti possano capire un po’ il senso del mio intervento.
Inoltre (mi pare abbastanza scontato, ma preferisco puntualizzarlo comunque), aggiungo che questo post è frutto UNICAMENTE delle mie personalissime opinioni in merito a questo film: non è un giudizio universale, non è legge, è semplicemente la mia parola.
Detto questo iniziamo a parlare un po’ della pellicola di Ron Howard.

Nonostante io e il mio amore siamo andati a vedere il film dopo più di una settimana dalla sua effettiva uscita in un cinema di paese, l’affluenza alla sala è stata abbastanza notevole.
Premetto una cosa importantissima: io i libri di Dan Brown non li ho mai aperti, quindi non posso fare un raffronto approfondito di stile e contenuti tra la versione testuale e quella cinematografica. Mi scuso anticipatamente per questo. 
Globalmente Angeli e Demoni, come avevo anticipato prima nei post della mia Real Life, mi è piaciuto anche se, cinematograficamente parlando, ho preferito Il Codice da Vinci.
Cercherò, dunque, di illustrare un po’ le ragioni che mi hanno spinto ad arrivare a questa conclusione.
In primis, la struttura del film è profondamente diversa, per come la vedo io, da quella del “primo capitolo”: apparentemente sia nel Codice (lo abbrevio così altrimenti impazzisco! ), che in Angeli e Demoni Robert Langdon segue una sorta di traccia che lo deve necessariamente condurre alla verità.
La differenza sta, però, su come sia stata sviluppata questa “ricerca”.
Nel primo film, l’elemento della ricerca dell’indizio per passare a quello successivo è implicito, ma egualmente interessante. Da notare, inoltre come, a mio modesto avviso, nel Codice, il perno principale non è la raccolta delle prove, ma la semplice fuga da una condanna ingiustificata.
Oltre a questo nel Codice, alle parti teoriche vengono concesse spesso delle vere e proprie scene madre (vedi tutta la spiegazione del Priorato di Sion, del passato di Sophie e sopratutto della figura di Maria Maddalena) enfatizzandole e dando loro una notevole importanza.
In Angeli e Demoni non accade nulla di tutto questo. Tanto per dare una spiegazione diretta di come si potrebbe riassumere questo film, potrei dire: “Mettete il Codice e una quest di un MMORPG assieme ed otterrete questa pellicola”.
La struttura, non sto scherzando, somiglia terribilmente a quella di un videogioco. 
Per carità… a me che i videogiochi piacciono, questa soluzione non è che mi faccia schifo, ma a tutti gli altri?!
In questo capitolo Robert non si deve salvare, ma DEVE salvare qualcuno e per farlo deve raccogliere degli indizi in una specie di caccia a tesoro macabra e nefasta.
Così il protagonista deve percorrere tutta la strada degli Illuminati che lo condurrà, assieme a Vittoria, al… BUCO NERO fregato da un sicario al Cerne.
Vittoria e Antimateria… due punti che vorrei approfondire prima di chiudere questo post.
In primis, se devo essere sincera, Vittoria non mi ha detto ASSOLUTAMENTE nulla come personaggio femminile in questo film: è piatta, non ha un background, non fa nulla se non seguire come un cagnolino Robert, non offre profondità all’azione.
Molto meglio Sophie del Codice, IMHO: dolce, eppure determinata, con una grande personalità eppure fragile ed impacciata, con quel suo modo di parlare alla francese, con le sue trovate geniali per salvare Robert, con quel suo tocco rassicurante, con quel suo tragico passato. Per me l’anima del film era proprio lei. 
E per quanto riguarda l’Antimateria, Serchan mi segnala l’evidente incongruenza con la realtà: è oggi FISICAMENTE impossibile ricreare un Buco Nero di quelle ENORMI dimensioni.
Imprecisazioni a parte (che ci saranno state anche nel Codice e che io concedo perché infondo si tratta di un romanzo al quale basta essere verosimile), Angeli e Demoni contiene un numero abbastanza alto di discrepanze con il libro. In primis, da quello che ne so io, Angeli e Demoni è ORIGINARIAMENTE un PREQUEL del Codice, mentre nel film viene spacciato come un sequel (e questa è la cosa più di tutte)
In secondo luogo, ci sono svariate scene che non tornano con quello che mi ha raccontato mio padre (che lo ha letto): per esempio Vittoria nel film non viene imprigionata e addirittura un CERTO personaggio nel romanzo muore e nel film si salva sconvolgendo, poi, tutto il finale che risulta essere diverso tra film e libro.
Insomma, Angeli e Demoni continua a stupire per il modo con cui riesce a ficcare tante nozioni in un film thriller di ultima generazione, ma a tratti mi è parso un po’ troppo “spettacolarizzante”, quasi come se la regia volesse strafare, quasi come se si volesse attirare più persone nelle sale di quante già ne sarebbero venute.
Alla fine mi sento di consigliarlo, ma andateci con la voglia di vedere “un’altra avventura di Robert Langdon” che non ha quasi nulla a che vedere con il Codice altrimenti secondo me finirete per rimanere un pochino delusi.
PS: Se avete domande e/o curiosità, chiedete pure! 
Postato da Marylain, alle 17:02 (permalink) (Movie e Drama)
|
|
|
|
|
Pagina successiva >>
|
|
Ego
GDR preferiti: Final Fantasy 6 e 7, Suikoden 2, Chrono Trigger
Opening preferito: Suikoden 3 (Exceeding Love)
Personaggio preferito: Leon Magnus aka Emilio Katret Gilchrist aka Judas
Ciò che amo: Un sacco di cose... in particolare spendere e spandere ^_^
Ciò che odio: L'ipocrisia, i falsi poveri, i falsi in generale, i vittimisti, i cani che abbaiano eccessivamente, la cannella, il chiodo di garofano, gli insetti che volano, il troppo freddo e il troppo caldo, le delusioni, la solitudine, i PC che non funzionano a dovere, essere al verde, non fare nulla, i nerd, i saccenti.
A cosa sto giocando: Odin Sphere (Power leveling)
Il mio prossimo acquisto: Resonance of Fate
Il mio libro preferito: Cime tempestose, Bimbo non a bordo
Calendario
September 2010
| M |
T |
W |
T |
F |
S |
S |
| « Aug |
|
|
| | 1 | 2 | 3 | 4 | 5 |
| 6 | 7 | 8 | 9 | 10 | 11 | 12 |
| 13 | 14 | 15 | 16 | 17 | 18 | 19 |
| 20 | 21 | 22 | 23 | 24 | 25 | 26 |
| 27 | 28 | 29 | 30 |
|
Ultimi commenti
Desktop
~ Marylain ~
~ Serchan ~
|
|