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Prima di mettermi a copiare quel poco che avevo scritto della tesi (comincio a capire la tua frustrazione, amika mia), volevo lasciare un paio di aggiornamenti lampo:
- Innanzi tutto, come ho scritto nel commento dell’ultimo post, tutti e tre i pass che avevo a disposizione sono stati distribuiti a Yurai, Kenshin e Drhouse. Se ne dovessi avere altri ve lo comunicherò immediatamente.
- Sempre per quanto concerne RO2, pare che siano up solo i server per vedere i propri personaggi, ma che siano già spenti quelli per entrare nel gioco vero e proprio. Personalmente non riesco ad accedere al Gate of the World e sto chiedendo in giro. Non appena avrò notizie certe ve lo faccio sapere. 
- Per chi invece ha il mio cellulare, sappiate che sono passata a Wind (abbonamento All Inclusive Smart per essere più precisa) mantenendo il numero che avevo in precedenza. Avendo a disposizione 250 SMS al mese riuscirò finalmente a riprendere la mia attività preferita… mandare messaggini a tutta randa! 
BIRTH REBORN – PARTE 3
Insolitamente egli fece cadere quelle stesse braccia sui due lati del collo dell’eterea creatura ed incominciò a baciarla di nuovo, stavolta con maggiore intensità e senza preavviso alcuno da parte sua; sorrise per dividere ulteriormente quella porzione di mondo che stava esplorando grazie alla gentile dolcezza di lei.
Il petto della fanciulla strusciava, roteava e giocava fra i livelli del torace dello spadaccino che si sentiva inondare le concavità della propria bocca con ondate di bollente nettare che sgorgava da tutti i lati, fra la lingua di lei, fra le proprie labbra roventi e fra la carne circostante.
Doveva andare avanti.
Sentiva troppo male e sperava che presto anche la giovane si fosse sentita pronta a sedersi sul letto e concludere quel suo delizioso supplizio.
Ma egli non sapeva nulla dei corpi femminili.
Si fidava unicamente dei propri istinti e dei suoi vigorosissimi sentimenti.
Marian, dal canto suo, si rendeva conto che l’enorme inesperienza del suo partner, invece che fungere da frizione alle sue inibizioni più recondite, era il meccanismo trainante di un misterioso eccitamento, forse dovuto alle sue precedenti scialbe e grige esperienze fatte unicamente di sesso.
Emilio non conosceva nemmeno il modo di abbracciare una ragazza mentre la si bacia, dato che la posizione da lui assunta era utilizzata dall’esclusività del mondo femminile.
Com’era ingenuamente tenero…
Emulava le sue gesta nella speranza di catalizzare tutto l’aroma delle sue sensazioni.
L’enorme gonna, perdendo qualunque tipo di sostegno, cadde procurando un suono sordo sul pavimento marmoreo e fresco.
La paura inebriò i polmoni dello spadaccino tanto da farlo soffocare a tratti; adesso che anche le cosce di lei erano state rese libere dalla castità di quegli enormi drappeggi la gentile creatura avrebbe scoperto, semplicemente sfiorandolo all’altezza dell’inguine, quel cambiamento che da oramai un’ora lo stava torturando, seviziando e lacerando dentro e fuori.
Quale sarebbe stata la sua reazione?
Se fosse fuggita sarebbe stata la fine per lui.
Era come percorrere una strada che adesso si era fatta buia e tenebrosa e che avrebbe potuto nascondere da un momento un baratro dal quale non si sarebbe potuti essere più in grado di uscire nonostante gli incessanti sforzi dell’animo. Adesso le dita di lei percorrevano, ancora una volta quei bordi proibiti di tessuto, ma stavolta le circostanze erano ben diverse, perché Leon lì si era totalmente trasformato e quella trasformazione si faceva più dolorosa, dura e umida mano mano che le lancette dei secondi del vecchio orologio a muro scandivano i secondi.
Trasalì quando la giovane cieca, perché con lo sguardo lo stava fissando nelle profondità dei suoi fluenti capelli corvino si avvicinò a quel punto, portandosi quasi al centro delle sue cosce.
Si sentiva un verme.
Gemette di nuovo, ma stavolta molto più forte che in precedenza.
Tutto ciò seminò un sospetto nella mente della giovane che concluse il lungo spasmo del partner afferrandolo ed abbracciandolo ed il contatto con la pelle le fece scoprire la sconcertante verità.
“Ahhhh!!”
Urlò e fece cadere qualche calda lacrima sul roseo collo di lei.
Marian sentiva chiaramente, nonostante i fuseaux dello spadaccino ed i suoi certi intimissimi velluti, una lunga ed affusolata durezza che pareva pulsare a ritmi esasperati. Riusciva a percepire il suo battito cardiaco che viaggiava molto più veloce di un aereo moderno, il suo respiro irregolarissimo, rumoroso, ed infine il lamento di quello straziante dolore fisico che lo faceva impazzire. Non riusciva ancora a credere che, nonostante quella fosse la sua seconda esperienza, il suo compagno avesse avuto non solo la bontà ed il coraggio nello spirito di attendere con pazienza sino al suo ovvio sfinimento psico-fisico, ma anche il grande auto-controllo nella propria fisicità di mantenere quel gonfiore così a lungo, senza rilasciarlo nella sua continua pressione verso l’esterno.
Era un novellino, ma si era deliberatamente sottoposto ad uno dei peggiori supplizi che un uomo fosse costretto e forzato ad affrontare.
Possibile che l’amore che provava nei suoi confronti fosse così deciso da sopraffare quelle angosciose pulsazioni?
No, non era possibile…
Probabilmente l’inebriante aroma della fusione di quei due corpi aveva finito per confonderla sebbene la sua candida pelle fosse sempre stata molto sensibile e riuscisse a delineare i tratti somatici anche attraverso le vesti.
Confusa e paurosamente eccitata, Marian fece quasi per strappare i fuseaux per gettarli con atroce violenza verso il terreno oramai coperto da numerose stoffe nere e violacee, però si trattenne per quel minimo rispetto che provava nei contorti progetti di quel piccolo demone. Aveva afferrato anche i bordi dei suoi oscuri indumenti intimi, così, se ella avesse agito d’impulso lo avrebbe scoperto in tutta la sua preziosa e pudica nudità in un colpo solo, probabilmente togliendogli quel poco fiato che gli rimaneva in corpo e devastandolo nella gola, nel ventre e, sempre più un giù nel culmine del suo piacere.
Si aspettava qualche mano che la fermasse, qualche parola di rifiuto, invece sentì le parole tremanti e trasalite dal sentimento di lui suonare in questo modo:
“Non fermarti…”
La stava invitando a proseguire.
Anche se la vergogna che avrebbe provato a mostrarsi non solo nudo, ma anche in quelle, inesplorate da lui, condizioni, l’avrebbe rese ancora più piccolo e flebile di ciò che era di già, il solo fatto che la fanciulla lo desiderasse a tal punto, lo lasciavano agonizzare in silenzio, nell’attesa di mostrarsi al 100% per quello che era veramente.
“Ma Emilio… adesso c’è il sole… ti vedrò.”
Preoccupata la servizievole signorina Fustel; com’era cara e gentile con lui; conosceva tutte le sue esigenze e tutti i suoi timori.
“Non m’importa… se vuoi… fallo…”
Non riusciva più a parlare, perché ogni suono prodotto dalla sua bocca umida lo rendevano maggiormente schiavo di quell’agonia.
Le fragili braccia di lei si mossero con acuta lentezza verso il basso, aprendosi un varco.
Il suo sguardo adesso aveva cambiato posizione ed era volto a divorarlo con gli occhi in ogni sua più intima concavità.
Mano mano che gli esanimi pantaloni scivolavano sulla sua carne, Leon si trovava sempre più a disagio, le sue guance erano diventate due tizzoni ardenti dall’incapacità di nascondersi.
Oramai egli non aveva più nulla addosso, mentre il bagliore dei raggi descrivevano con perfetta e minuziosa precisione l’intera zona dell’inguine e anche il suo membro oramai irriconoscibile persino al legittimo proprietario.
“Non mi fissare così… ti prego…”
Pianse dentro di se’ il giovane spadaccino che, giunto in quel punto di non ritorno non sapeva più che fare se non attendere con ansia il verdetto della sua compagna che si espresse in un tono di genuina preoccupazione:
“Dio… come hai fatto stare in queste condizioni per così tanto tempo?”
Scosse la testa sconcertata:
“Finirai per farti del male per colpa mia!”
Iniziò a mostrare disperazione:
“Non puoi resistere ancora… tu…”
“ZITTA!”
Urlò nel modo più atrocemente affranto il ragazzo che, adesso, faceva uso dell’ultimo rimasuglio di sangue freddo che le era rimasto in corpo e con due rapidi gesti sfilò dal corpo della piccola creatura le ultime vesti e la faceva accomodare sul bordo del letto.
Marian si attendeva che il partner concludesse quell’estenuante partita a discapito della sua voglia ed eccitazione che erano alte, ma ancora non al culmine del desiderio più profondo, pur tuttavia, lo spadaccino s’inginocchiò e cominciò a sondarla nuovamente con la lingua, stavolta all’altezza del ventre.
Lei decise di assecondarlo per l’ennesima volta, afferrando da entrambi i lati i lembi di lenzuola ed un angolo del cuscino delicatamente posato accanto ad un altro, ornamentale, pieno di pizzi e merletti, rotondo, che cadde con due tonfi sordi sul pavimento, proprio accanto gli indumenti amorosamente abbandonati. Emilio proseguiva nella sua danza, abbassandosi un po’ col torace sino a toccare la zona alta dell’inguine il quale funse come pulsante d’accensione nella selvaggia creatura la quale
iniziò ad aprire un varco al ragazzo fra le sue candide cosce.
Dove diamine aveva imparato quelle cose?
Eppure lei era certa che il piccolo demonietto non si fosse mai interessato all’amore prima di allora, ma solo all’arte della spada, alla lettura di molti classici della letteratura e alla danza che, tuttavia, eseguiva unicamente in occasioni ufficiali e cerimoniose di corte.
Le punta delle sue dita, così strette e affusolate, si era fatta oramai umida, mentre quelle minuscole mani lo conducevano in un luogo sconosciuto e proibito, lontano ed inimmaginabile ad i suoi occhi, men che meno ineffabile.
La sua vista era già offuscata da una strana fatica e dal dolore fisico che ogni momento che passava, s’imponeva maggiormente su quelle apparentemente fragili membra, pur tuttavia egli riuscì a rimanere cosciente, anche perché sarebbe stata la più ridicola sconfitta, cadere in preda della propria inesperienza proprio in un attimo d’intensa emozione come quella; in tal
modo Leon si morse le labbra, procurandosi un taglio, non appena sentì le forze che lo abbandonavano quasi al termine del suo tormentato cammino.
Riaprì di nuovo la bocca e sfiorò per la prima volta le carni di Marian proprio vicino a quella fessura oscuramente misteriosa.
Un raggelante brivido lo scosse e sentì il suo desiderio quasi scoppiare in mille pezzi, innalzandosi leggermente, mentre la giovane, scivolò leggermente sul letto per permettere una maggiore pressione fra le labbra del compagno ed il suo sesso.
Lo spadaccino si sentì nuovamente le ciglia riempite di coaguli di lacrime, pur tuttavia, mantenne la sua continua delicatezza nelle maniere e proseguì ad ispezionare la zona, coprendo tutte le aree con moti ondulatori, regolari e lievi, mentre lei cominciava a dimenarsi muovendo la testa a destra e a sinistra, assalita dalle sue stesse morbidezze dei capelli e ponendo
l’indice vicino alla cavità della sua gola, quasi strozzandosi.
Che le stava accadendo?
Lei così abituata a gestire quelle situazioni, così freddamente sensuale, così al di sopra di ogni irrazionale movimento, così scrupolosa nel seguire le modalità verso le quali un uomo raggiunge il proprio piacere ed appagamento, proprio lei così solita a quei movimenti di mani e di corpi sulla sua pelle, si faceva abbindolare da quella pallida inesperienza in tal modo
insolitamente accecante e gradevole?
Cos’era quel fattore che era mancato le altre volte ed adesso era intenso ed aromatico?
Per la rabbia di sentire tutta quella seduzione da uno sedicenne impegnato unicamente nelle proprie guerre personali, ella strinse con una forza mai usata prima, la testa di Leon verso la sua bollente carne incrociando le gambe in maniera decisa e definitiva.
Ma, invece di risolvere la situazione, sperando che lui si fosse spostato, sentendosi soffocare e rinunciando all’impresa, non fece altro che peggiorarla perché l’incoscienza, a detta di lei, del giovane lo portò a proseguire imperterrito anche sprovvisto di ossigeno e di linfa vitale.
E non solo… adesso la sua lingua si era perfettamente inserita dentro di lei, si sentiva chiaramente che respirava a fatica e che i gemiti che emetteva erano tali da descriverne l’atroce tortura a cui era sottoposto da molto tempo.
Era tutta colpa sua.
Se si fosse lasciata coinvolgere maggiormente allora lui a quest’ora si sarebbe liberato di
quelle pesantissime catene.
“EMILIOOOO!!!”
Gridò con tutta la voce che le rimaneva in petto per incentivarlo ad unirsi a lei in quello che stava diventando un sentimento ed una fortissima emozione comune.
Il ragazzo risalì con fatica tutto il corpo di lei e, senza nemmeno sapere lui come, dato che non lo aveva mai fatto, sentì il suo membro pulsante entrare perfettamente dentro di lei senza un minimo di resistenza.
Non riuscì che a muoversi su e giù due o tre volte che egli venne lasciando una delicata crema un po’ sulle lenzuola e un po’ sulle pelli candide e roventi di entrambi.
Si accasciò in prossimità del collo di Marian col suo sesso poggiato direttamente a quello della sua partner e fece un lungo, vigoroso, sospiro. Lei crollò impercettibilmente da un lato, aspettando che il membro di desiderio di quel demonietto si placasse e ritornasse alle sue grandezze naturali. Tuttavia così non fu.
Incredibilmente Emilio era ancora di quella insolita partita, quell’Emilio il cui gioco si era fatto estremamente pericoloso.
Come poteva, un essere così apparentemente fragile a contenere una così grande resistenza, forza e durevolezza?
“Ma.. Marian…”
Mentre invocava l’aiuto di quell’angelo sceso dal cielo, due pugni laceravano i tessuti delle lenzuola, espressioni dello spasmo raggiunto al culmine di quella povera vittima della passione. Era incredibile come una dote così ricercata dagli uomini potesse risedere proprio in un giovane e non ancora pienamente formato, ragazzino, il quale, tuttavia, a causa della propria inesperienza ne cadesse come sacrificio all’agrodolce piacere.
“A… aiuto…”
Singhiozzava, si deformava nei tribolanti suoi movimenti che terminavano spesso per intrappolarlo fra i drappeggi, strappandogli la calda ed umida presenza del suo nettare dalla propria pelle devastata da quel volere amare almeno una volta ed essere completamente accettato. Aveva fatto tutto quello che era in suo potere fare, probabilmente anche decisamente molto di più, rendendola partecipe assieme a lui, contemporaneamente, a quel culmine di sensualità; per tali ragioni, la fanciulla ritornò alla sua posizione originaria e sedendosi sul partner si fece di nuovo inondare dal suo membro.
Lo strinse a se’ come meglio poteva, facendo trasalire Leon che quasi stritolava le sue braccia con un devastante abbraccio.
Una crocerossina?
No, era solamente un’egoista, dato che stava provando un, in un certo senso, “sadico” piacere a detrarre energie dalla sofferenza del proprio partner la cui gradevolissima ostinazione sembrava non avere mai termine. Incrociò ancora le gambe a lui, rendendo un tutt’uno le proprie cosce col suo setoso inguine, ma, ancora una volta, lo sforzo non ottenne i risultati sperati.
Così, Marian si voltò dal lato opposto, prima ponendo la gamba sinistra sulla minuscola spalla dello spadaccino oramai pressoché decaduto in quello stato di transito fra l’inconscio ed il reale; solo un labilissimo filo trasparente lo manteneva fra quelle quattro mura, assieme a quell’essere paradisiaco tutto volto a trarlo in salvo.
L’eterea creatura raccolse i due cuscini del letto, mentre proseguiva il movimento ondoso e turbolento fuori e dentro Emilio, ponendosi sempre all’altezza dell’inguine, poggiandosi con il ventre sui cuscini per darsi maggiore forza sulle gambe e per una posizione più comoda ed agibile a quello che aveva in mente di fare.
Il ragazzo si vergognava, nonostante tutto, di toccare spudoratamente le natiche adesso messe in mostra da quello svolazzante e danzante angelo fra le ossa dei dolori e dei tormenti; si limitava, quindi, a sfiorarle appena.
Le forze lo stavano abbandonando sul serio, questa volta, presto sarebbe venuto per… quante volte le era accaduto che il suo membro esplodesse in quell’insolita fontana di piacere?
E, sopratutto, perché accadeva tutto questo?
Perché la sua tribolazione era fisicamente terribile, ma gli risultava, paradossalmente, estremamente gradevole dal punto di vista mentale?
Era impazzito tutto d’un colpo?
Oppure era semplicemente un inesperto, ingenuo novellino che non nulla sapeva dei grandi spostamenti di ormoni?
La sua testa cadde, la schiena s’inarcò, la sua fronte era diventata umida, i suoi capelli corvini lo coprivano da un lato impedendogli di osservare la realtà che lo circondava, le sue membra tremolavano continuamente, il suo respiro era irregolare da oramai un bel po’ di tempo, trasaliva a tratti e gemeva costantemente.
Era peggio di essere ferito in battaglia, di essere squarciato in due con una lama fra fiotti di sangue e morte.
La giovane si accorse che il limite era giunto sia per lei, che, sopratutto, per lui e così, con un movimento brusco ed inaspettato ella venne con forza verso di lui premendo indietro ed entrando con tutta se stessa nel partner. Fece male anche a lei che era solita a trattamenti similari, pur tuttavia si sentì appagata abbastanza da venire con lui per la seconda volta.
E in quell’apice di desiderio, Leon la raggiunse, stavolta interamente nel suo ventre.
Si elevarono due gridi provenienti dalle gole oramai secche dei due ragazzi.
Due gridi che raggiunsero tutte le mura di casa Gilchrist, percorsero corridoi, camere, vasche da bagno, cucine, sale per gli ospiti e tornarono in quella stanza luminosa senza che orecchio indiscreto le udisse almeno in parte.
In un ultimo spasmo, i due corpi si separarono immediatamente, andando a finire ai due lati opposti di quel letto campo di una battaglia mai vista, con le lenzuola ridotte a brandelli, i cuscini pieni di pieghe, le coperte spostate ed inumidite dalla cremosa presenza di un nettare agrodolce.
Era tutto finito, sia per lei che per lui.
E le lancette correvano veloci sull’orologio delineando l’enorme tempo intercorso da quando lo spadaccino aveva varcato la soglia mostrando dal suo cuore, lo speciale regalo alla sua segretamente adorata Marian.
Le due siluette da prima ansimavano copiosamente, poi, piano piano, gradualmente, si abbandonarono al sonno più profondo in quel torrido pomeriggio di presso chè-estate. La giornata scivolò via facilmente ed i sogni di entrambi proseguirono fino a condurli al tramonto di un pomeriggio trascorso nella maniera più insolita sia per lui che per lei. Quando Emilio si destò ebbe come prime percezioni sensoriali una insolita freschezza nella pelle, una sensazione di appiccicaticcio per niente spiacevole, ma ristoratore, ed un massaggio, un massaggio continuo e regolare da una parte ancora a lui sconosciuta del corpo, dato che si
trovava nel pieno della sua dormiveglia, una dormiveglia che avrebbe gradito proseguire ad oltranza se non si fosse svegliato d’improvviso dal violento bussare alla porta dell’ultima persona che avrebbe voluto vedere in quel preciso istante.
Hugo Gilchrist.
Ma non fu solamente questo il suo grande spavento e stupore.
Quando udì quei terrificanti tonfi sul piano legnoso del ciglio, il giovane si alzò di scatto e si vide completamente alla mercè di Marian la quale con amorevole cura, e con una strana confezione a gel le stava spalmando il prodotto sul suo membro con una quasi indifferenza. Sbarrò gli occhi vedendola armeggiare così e con quelle mani piene di gelatina bianco-verdognola.
Le guance del ragazzo arrossirono fino quasi bruciare, mentre, trasalendo, stava quasi per gridare, quando l’abile creatura, con un gesto immediato e preciso, gli si avvicinò, si accostò pericolosamente alla sua carne e gli coprì la bocca con il palmo sinistro, quello su cui il medicinale era meno presente, ma, comunque percepibile nella sua sostanza principale.
“Shhh… stai zitto. Lascia fare a me.”
Gli fece un occhiolino, poi, riacquistando un po’ di dignità, quasi come se l’oscura figura potesse essere in grado di vedere oltre le pareti, sorrise e con un tono quasi sprezzante disse:
“Signor Gilchrist? E’ lei? Cosa desidera?”
Dal canto suo, Leon era terrorizzato: aveva quel palmo che premeva sulle sue labbra, le cosce di lei che premevano sulle sue anche e, quel che era peggio… la mano destra proseguiva nel massaggio rendendolo ancora più coinvolto in quella situazione in cui egli avrebbe preferito mille volte di più sprofondare in un baratro profondo un oblio di incubo piuttosto che passare
ancora un secondo fra quelle quattro mura.
Che cosa sarebbe accaduto se Hugo fosse entrato?
Cosa?
Non riusciva nemmeno ad immaginarselo, e sforzarsi non sarebbe servito proprio a nulla se non a tormentarsi ancora di più di quello che stava già facendo.
Postato da Marylain, alle 08:29 (permalink) (Fanfic, Racconti)
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