15 ANNI DOPO
La neve era caduta per tutta la notte e il paesaggio si era tinto di un candido manto bianco. Chantal si era fermata sulla soglia di casa ed era intenta ad avvolgere un altro strato di sciarpa attorno al collo. I lunghi capelli castani, lisci come quelli di Ludwig, erano raccolti in una treccia e alcune ciocche rosse le circondavano il viso tondo. Indossava un cappotto corto verde, come i suoi occhi, che avvolgeva le curve morbide del suo corpo e un paio di stivaletti alti in tinta. Quando ebbe finito aprì la borsa e prese i guanti abbinati, si stava infilando il guanto sinistro quando una manciata di neve gelida la colpì dritta in testa. Non aveva bisogno di voltarsi, sapeva già chi era la colpevole.
<Greta!> urlò <Sei sempre la solita!>
La risata argentina della gemella vibrò nell’aria, facendo arrabbiare ancora di più Chantal. Greta era leggermente più alta di lei e più snella, ma meno formosa. Anche lei aveva i capelli lunghi, biondi come quelli di Luke e con le ciocche che disegnavano delicati boccoli come quelli di Libertà. Indossava un cappotto lungo azzurro e degli stivaletti bassi in tinta. La maggior parte del loro guardaroba era gestito da Claire, per questo ogni cappotto aveva le sue scarpe, la sua borsa e i suoi accessori.
<E dai sorellina! Te ne stavi lì imbambolata… Eri irresistibile!>
<Lo sai che non mi piace giocare con la neve e poi così si rovinano i vestiti!>
<Bla, bla, bla… Sei troppo chic, hai proprio il sangue francese, sei uguale a zia Claire! Dai sbrigati che perdiamo l’autobus!> disse Greta avviandosi verso la fermata, mentre la sorella la seguiva sbuffando.
Ogni tanto Greta le lanciava un occhiata divertita e lei alzava la testa per evitarla, con l’unico risultato, però, di aumentare il numero delle sue semi-cadute. Arrivate alla fermata dell’autobus Greta fu attratta dal vociare di un bambino che scherzava con i genitori e per qualche secondo si concentrò totalmente su di loro, guardandoli con aria interrogativa finché la voce di Chantal non la riportò bruscamente alla realtà.
<A cosa stai pensando? Hai una faccia…>
<Pensavo… Secondo te siamo strane?>
<Perché?> chiese Chantal sorpresa <Cosa abbiamo di strano?>
<Oh non lo so… Forse perché siamo gemelle ma abbiamo padri diversi? E abbiamo anche due nonne vive e due morte…> rispose Greta in tono ironico.
<Abbiamo anche tre nonni se è per questo.>
<Di cui due morti! E poi ci sono anche zia Claire e zio Marc che si comportano come dei nonni, quindi aggiungine altri due!>
<E allora?>
<Oh niente, pensavo che la nostra “normalissima” famiglia non ha proprio niente di normale… Aggiungici anche il fatto che i nostri padri vivono insieme mentre noi viviamo nell’appartamento accanto con la mamma, che è ancora single… >
<Conosco benissimo la nostra famiglia, ma la preferisco così… Io sono felice e tu?>
Greta la guardò stupita, ma l’ingenuità di Chantal era così genuina e il suo sorriso così raggiante che le venne spontaneo anche a lei sorridere.
<Sono in tanti è vero…> continuò Chantal <Ma ci vogliono tutti bene, quindi dov’è il problema? Meglio una famiglia felice e strana come la nostra ad una triste e normale.>
<Oh Chantal… Sei ancora così piccola…> rispose Greta ridendo.
<Guarda che siamo gemelle.>
<Ma io sono nata per prima, quindi sono più grande ed anche più matura.>
<Davvero? E dimmi sorella maggiore e matura, che regalo hai preso a papà Ludwig per festeggiare il ritorno dal suo primo tour europeo?>
Il viso di Greta impallidì all’istante. Ormai aveva perso il conto di quante volte aveva visto Ludwig uscire di casa con una valigia senza sapere quando sarebbe tornato. La sua band aveva avuto un successo tanto imprevisto quanto esplosivo e nel giro di pochi anni si era piazzata ai primi posti delle classifiche con diversi singoli.
<Ecco… Ancora nessuno, tanto torna dopodomani, no?>
<Veramente torna oggi, la mamma non ti ha avvisata?>
Il silenzio di Greta fu sufficiente come risposta, ma Chantal non si aspettava che la sorella le afferrasse il polso e la trascinasse via correndo.
<Fermati Greta! Dove mi stai portando?>
<Devo comprare qualcosa! Accompagnami!>
<E la scuola? Non vorrai saltarla!>
<Come puoi pensare alla scuola in questo momento?>
Corsero con tutto il fiato che avevano fino alla piazza centrale dove, finalmente, Greta lasciò la presa attorno al polso della sorella per guardarsi intorno. La maggior parte dei negozi erano già aperti, ma non c’era niente che la ispirasse, quindi cominciò a sbuffare e a tormentare uno dei suoi boccoli.
<Non troverai niente di adatto qui.> disse Chantal <Lo sai che papà Ludwig odia i regali comprati, lo fanno sentire in imbarazzo. Dovresti realizzare qualcosa con le tue mani.>
<Ma non c’è tempo! Tu cosa hai preparato?>
<Ho raccolto alcune poesie che ho scritto e le ho fatte rilegare insieme, spero che gli piacciano anche se non sono all’altezza dei testi delle sue canzoni. Ci sono! Tu potresti fargli un disegno!>
<No, io non sono brava a disegnare come papà Luke.> rispose Greta distogliendo lo sguardo.
Chantal sapeva che, per quanto la sorella si esercitasse, si sentiva sempre più incompetente ogni volta che vedeva i lavori di suo padre. Luke, dopo aver abbandonato il posto come grafico pubblicitario, si era dedicato alla sua vera passione ed ora lavorava come illustratore ed ogni tanto riusciva anche a vendere qualche quadro.
<Tu…> disse Chantal appoggiandole una mano sulla spalla <Non sei ancora brava come papà Luke, ma lo diventerai! Ed inoltre papà Ludwig adora i tuoi disegni e te lo dice sempre!>
<È solo gentile, anche troppo! Un giorno o l’altro qualcuno se ne approfitterà di questo suo lato così debole!>
<Veramente è già successo…>
<… Ti riferisci alla mamma, vero?>
<Ovvio, a chi se no?>
Si guardarono per qualche secondo e poi scoppiarono in una risata talmente forte che non riuscirono a trattenere le lacrime, quella stessa risata che splendeva ogni giorno tra le labbra di Libertà. Anche se non aveva ancora trovato una persona da amare, anche se il suo cuore batteva ogni giorno di più per Luke e Ludwig, non aveva mai perso la voglia di sorridere. In questo era uguale a Luna ed ora lo aveva trasmesso anche alle sue figlie.
<Beh immagino che la mamma non si arrabbierà se le spieghiamo la situazione. Dai torniamo a casa, così la aiutiamo anche con la torta!>
Nel frattempo Luna e gli altri erano appena arrivati a casa di Libertà ed erano intenti a svuotare le valigie. Anche Luke aveva interrotto il suo lavoro per dare una mano ed era rimasto impressionato dal numero di valigie di Claire, che erano più o meno il triplo rispetto a quelle di tutti gli altri messi insieme.
<Scusa Claire…> chiese Luke timidamente <Posso chiederti come mai hai portato tante cose?>
<Oh ma solo una valigia è mia, le altre sono tutte per Chantal e Greta!> rispose lei entusiasta.
Luke guardò nuovamente le cinque valigie che aspettavano ancora di essere sistemate. Stava per rispondere quando sentì i passi furiosi di Libertà alle sue spalle e si scansò appena prima di essere travolto dalla sua furia.
<Zia! Hai portato ancora vestiti? Le stai viziando troppo!>
<Non ho portato solo vestiti, ci sono anche borse, scarpe e accessori vari… Se non ci penso io a queste cose tu le faresti andare in giro con vestiti messi insieme senza nessun criterio!>
<E che ci sarebbe di male? Hanno ancora quindici anni, se le viziamo troppo cominceranno a fare di testa loro, magari salteranno la scuola per andare a fare shopping!>
<Sono ragazze responsabili! Non salterebbero mai la scuola per…>
Prima che Claire potesse finire la frase la porta d’ingresso si spalancò e le due ragazze entrarono correndo, passarono in mezzo a loro borbottando un “Ciao a tutti” frettoloso e si rifugiarono in camera. Libertà lanciò un’occhiata di rimprovero a Claire e fece per incamminarsi verso la stanza, ma fu bloccata da Luke.
<Ci penso io.> le disse con un sorriso <Tu preoccupati della torta, Ludwig può arrivare da un momento all’altro.>
<Va bene, ma spero per loro che abbiano una motivazione valida! E se è necessario ti obbligo a rimproverarle!>
<D’accordo, lo prometto!>
Luke si avvicinò alla porta e bussò leggermente, ma non ricevette nessuna risposta. Aprì leggermente la porta e le vide sedute alla scrivania intente a confabulare qualcosa. Si avvicinò in silenzio alle loro spalle con l’intenzione di spaventarle, ma nel tempo le due ragazze avevano imparato a non cascarci più.
<Sappiamo che sei lì papà.> disse Greta senza voltarsi <E sappiamo anche perché sei qui, ma ora non abbiamo tempo!>
<Abbiamo sbagliato, la scuola è importante e non si salta, la mamma è arrabbiata e la zia ci ha portato altre 4 valigie di vestiti.> disse Chantal tutto d’un fiato. <Siamo a conoscenza di tutto, ma ora siamo in piena emergenza, puoi lasciarci sole?>
<Io non ho ancora detto niente!> Si lamentò Luke <Per caso ha a che fare con il ritorno di Ludwig?>
<Esatto! Quanto tempo ti serve Greta?>
<Almeno tre, quattro ore.>
<Bene> Chantal raggiunse Luke a lo afferrò per una mano <Allora se arriva prima portalo nel vostro appartamento e digli che noi non ci siamo, inventati una scusa anche per la mamma e gli altri, non farlo entrare qui per nessun motivo!> urlò prima di spingerlo fuori dalla stanza chiudergli la porta in faccia. Luke fissò la porta perplesso per qualche istante, poi si passò una mano tra i capelli e sorrise.
<Beh, senza saperlo mi avete fatto un favore…> sussurrò divertito.
Raggiunse Libertà in cucina e la convinse a lasciare in pace Greta e Chantal finché non avrebbero finito.
<Credo che stiano preparando qualcosa per Ludwig, cerca di capirle, in fondo sono sei mesi che non lo vediamo.>
<Solo per questa volta! Non mi piace che saltino la scuola, studiare è importante e… Perché mi guardi così?>
<Parli proprio come una maestrina! Diventare un’insegnate ti ha distrutta! Sei ancora tu la ragazza che ha mollato tutto, non solo la scuola…> Luke si interruppe, si avvicinò di più a Libertà e le sussurrò nell’orecchio <Per un mese di sesso?>
Libertà tolse la frusta dalla crema che stava preparando e la indirizzò verso Luke con aria minacciosa.
<Innanzitutto i primi dieci giorni li abbiamo sprecati a scappare via intimiditi, quindi sono stati solo 20 giorni di sesso, inoltre ci tengo a ricordarti che sei stato tu il primo a dire…> si schiarì la gola e pronunciò il resto della frase imitando la voce di Luke <“Non voglio che le mie figlie vadano male a scuola come me e Ludwig, se mai le scoprirò a bigiare sarò il primo ad intervenire”.>
<Sei crudele lo sai?>
<Non sei soddisfatto della tua imitazione?>
<Veramente mi riferivo alla prima parte, ma non fa niente!> disse con aria sconsolata, poi guardò l’orologio. <Credo che Ludwig stia per arrivare, vado a prenderlo.>
<Cioè vai a rapirlo?> rispose Libertà divertita.
<No, prima ve lo faccio salutare! Lo rapirò dopo!>
Quando Luke se ne fu andato Libertà corse a spiarlo dalla finestra, era un piccolo vizio che aveva preso quando era incinta e aveva vissuto nella loro casa. Ogni volta che uscivano correva alla finestra per guardarli immersi nel mondo reale, per avere la conferma che non fosse solo un sogno.
Anche Ludwig, in quel momento, aveva lo sguardo fisso sul paesaggio imbiancato che scorreva oltre il finestrino dell’aereo. Non gli sembrava vero di essere di nuovo a casa dopo sei mesi, aveva vissuto un’esperienza incredibile e visitato alcune tra le più importanti città d’Europa, ma in ogni istante il suo pensiero era concentrato sulla sua casa, sulla sua famiglia. Quando l’hostess annunciò l’inizio della fase di atterraggio il suo manager si voltò verso di lui porgendogli un volantino.
<Quasi dimenticavo Ludwig, questa sera dovreste intervenire ad una serata di beneficienza. Dovrete cantare solo un pezzo, non è molto impegnativo.>
<Cosa? Andiamo Alan, non siamo neanche atterrati! Vorrei stare un po’ con la mia famiglia!>
<Portali con te, sarà divertente! Ti do il permesso di cantare il nuovo singolo!>
Ludwig trattenne il respiro per un attimo e poi lo guardò sorpreso.
<Dici davvero?>
<Sì, ci tenevi a cantarlo per loro, no? E quale occasione migliore che farlo in pubblico?>
<Sei un sadico, ma mi hai convinto! Ci vediamo stasera.>
Mentre recuperava la valigia salutò gli altri ragazzi della band e poi corse verso l’uscita. Sapeva che, oltre il caos dell’aereoporto, avrebbe trovato Luke ad aspettarlo e non vedeva l’ora di lasciarsi stringere nuovamente dalle sue braccia. Oltrepassò le ultime porte scorrevoli e, come previsto, nel parcheggiò trovò Luke, in piedi vicino all’auto, che lo aspettava. Indossava un cappotto nero lungo fino alle ginocchia e un paio di pantaloni dello stesso colore. La neve non accennava a diminuire ed alcuni fiocchi si erano appoggiati sulle sue corte ciocche color oro. Ludwig si avvicinò a lui lentamente e quando gli fu di fronte gli accarezzò la guancia sinistra.
<Dovresti far ricrescere quella ciocca, questa guancia sembra vuota senza di lei…>
<Ancora con questa storia? Ludwig sono quattordici anni che l’ho tagliata! Prima o poi dovrai fartene una ragione!>
<Neanche per idea, insisterò fino alla morte!>
<Saresti capace persino di scriverlo nel testamento! Dai andiamo, ci stanno aspettando tutti.>
Salirono in macchina e Ludwig continuò a prendere in giro Luke per tutto il viaggio. Quando arrivarono sotto casa Luke spense il motore e guardò Ludwig con aria maliziosa.
<Lo sai…> disse <Se non avessi promesso di portarti prima da loro per poterli salutare, saprei benissimo come farti stare zitto!>
<Ma come, alla tua età sei ancora così attivo?>
<Non provocarmi, sei mesi d’astinenza sono duri a qualsiasi età!>
<Allora credo proprio che dovremmo limitarci a dei saluti veloci…> rispose Ludwig avvicinando il suo viso a quello di Luke e sfiorandogli le labbra con le dita. <E prima li facciamo meglio è, su sbrigati!> concluse scansandosi e uscendo di corsa dall’auto.
<Ehi! Perché ti sei tirato indietro? Non mi concedi neanche un bacio?>
<Non mi fermerei al bacio Luke e lo sai meglio di me! Dai sbrigati!>
Ludwig corse fino all’appartamento di Libertà e suonò il campanello. Fu Luna ad aprirgli e appena lo vide gli butto le braccia al collo e lo strinse con tutta la forza che aveva. Ludwig ricambiò la stretta con affetto e solo l’intervento di Steven riuscì a separarli.
<Potremmo avere anche noi l’onore di salutarlo?> aveva chiesto ironicamente a Luna. <O vuoi rapirlo e tenertelo tutto per te?>
<Scusate, avete ragione… Oh ma sono così felice di vederti dal vivo! Ormai è più facile vederti in televisione!>
<Hai ragione, ma adesso finalmente mi aspettano diversi mesi di vacanza. Il nuovo album è già pronto, ma è troppo presto per lanciarlo, quindi ci hanno concesso qualche mese di riposo, anche se ancora non sappiamo quanti.>
<Questa sì che è una bella notizia!> esultò Libertà <Le ragazze saranno felicissime di poter passare un po’ di tempo con te!>
< A proposito, sono ancora a scuola? Speravo di trovarle a casa…>
<Ehm… Mi dispiace, ma saranno di ritorno tra poche ore!> rispose Libertà mentre lanciava uno sguardo d’intesa a Luke. <Perché intanto non vai a riposarti un po’? Appena tornano le mando da voi a chiamarvi per il pranzo.>
<Mi sembra un’ottima idea.> rispose Ludwig <Anche perché questa sera siamo tutti invitati ad una serata di beneficienza. La mia band suonerà un nuovo pezzo e mi farebbe piacere avervi tutti lì.>
<Non avevi detto di essere in vacanza?> chiese Claire stupita <Siete appena tornati come possono chiedervi di lavorare stasera?>
<Non possono rifiutare tesoro.> intervenne Marc <Queste serate sono molto importanti per le band, gli permette di farsi conoscere da un pubblico nuovo.>
<Marc ha ragione e poi si tratta solo di un pezzo, ci sbrigheremo presto, te lo prometto.>
<Guarda che io mi preoccupo per te! Ma mi fa piacere poterti sentire dal vivo invece che alla radio. Ora vai, ci vediamo dopo per il pranzo.>
Ludwig salutò nuovamente tutti e uscì dall’appartamento seguito immediatamente da Luke. Appena entrarono in casa si tolse la giacca di pelle e la buttò sul divano.
<Allora…> chiese Luke togliendosi il cappotto <Cosa preferisci fare? Vuoi mangiare qualcosa?>
Ludwig si tolse le scarpe e le lanciò in un angolo.
<Vuoi fare una doccia?> chiese Luke mentre si toglieva il maglione.
Ludwig si tolse la maglietta.
<Oppure vuoi dormire un po’?> domandò Luke togliendosi le scarpe.
Ludwig lo guardò con aria di sfida e si sfilò i jeans.
<Ti è chiaro il messaggio?>
<Mi era chiaro già dalla giacca lanciata sul divano, ma volevo vedere sin dove arrivavi!>
<Posso andare anche oltre se è per questo!>
Luke lo afferrò per un braccio, lo spinse contro il muro e lo baciò con passione. Si staccò per un attimo, giusto il tempo di sussurrargli <Non vedo l’ora di scoprirlo…>, poi lo trascinò nella camera da letto dove rimasero chiusi per le due ore successive.
Avevano appena chiuso gli occhi, esausti, quando il suono ripetuto del campanello li fece sobbalzare. Luke indossò i primi pantaloni che riuscì a trovare e si trascinò fino alla porta. Quando l’aprì trovò due paia di occhi verdi smeraldo che lo fissavano. Sentì i passi di Ludwig alle sue spalle e riuscì a scansarsi appena in tempo, prima di essere travolto dalla foga di Chantal e Greta che non vedevano l’ora di abbracciarlo.
<Papà!> urlarono in coro le due ragazze saltando addosso a Ludwig.
<Ehi! Eccoli qua i miei angeli! Fatevi abbracciare!>
Restarono abbracciati per diversi minuti, stesi sul pavimento del salotto, mentre Luke li fissava visibilmente emozionato davanti a quella scena.
<Ti abbiamo portato dei regali.> disse Chantal liberandosi dall’abbraccio e porgendogli il libricino con le sue poesie.
Anche Greta, timidamente, gli porse il suo disegno, un ritratto della famiglia al completo.
<Sono stupendi…> balbettò Ludwig emozionato.
Luke si avvicinò per curiosare e rimase colpito dal lavoro di Greta.
<Tesoro stai migliorando sempre più, questo ritratto è fantastico!>
<Lo pensi davvero?> chiese Greta stupita.
<Certo, perché dovrei mentirti? Sei bravissima, temo che un giorno mi supererai!>
Restarono lì, seduti per terra, ad abbracciarsi ed a complimentarsi a vicenda, finché non arrivò Libertà a rimetterli in riga con il suo tono autoritario, ma anche durante il pranzo e per tutto il pomeriggio, non smisero per un momento di ridere. Quella felicità che tutti avevano inseguito per anni ora li avvolgeva totalmente.
La sera arrivò in fretta e Ludwig sentiva un’emozione incredibile scorrergli nelle vene. Il nuovo singolo era molto personale e sapeva che la sua famiglia avrebbe colto tutti i messaggi. Immobile nella penombra del palcoscenico, mentre attendeva che accendessero le luci, cercò i loro volti e quando li riconobbe li fissò uno alla volta. Quando incontrò lo sguardo di Luke lo fissò intensamente, poi le luci si accesero e la melodia cominciò a riempire l’aria, ma era una melodia diversa da tutte le altre precedenti. In quella note si percepiva il coraggio di Luna, la forza di Claire, la pazienza di Marc, la volontà di Steven, la dolcezza di Audrey, la speranza di Greta e di Nathan, i sogni di Chantal, la risata di Libertà, l’amore delle piccole Greta e Chantal. E c’era Luke. Il suo inizio, la sua fine, il centro del suo universo. Per tutti loro la sua voce esplose.
The Place Of Stone
My footprints on the snow walk through the past
Bringing to the light memories I’ve never had
Pieces of life pass in front of my eyes
And in every piece I recognize you
I would like to talk with you, walk with you, do the most stupid things,
I would like to have time in my hands and tore it in pieces,
So I could have back that fragment of you that it has been denied to me.
But this wide universe where you have left me
It’s illuminated by stars that have changed my life .
Although my hand dasn’t remember your embrace
Now I finally can see you in my life.
You are wind, you are light, you are water, you are love.
You are the Moon that has illuminated my way,
The Freedom I breath every day.
You are nowhere, but at the same time you are everywhere,
In my heart, in my blood, in my eyes.
I’ve borrowed your name
And I gave it to an half of my new reason of life,
She is not like us, she walk glad
Proud and sure of herself, with her twin angel
That protect her from the world.
There is a last message I would like you to have
Deceiving myself that those notes could reach you.
In the centre of this universe, I’m not alone like the others,
Inside me, there is another life, without I would not be able to live,
Because I love him and I fed myself of his love since the beginning of my life .
Me and him could run through the furthest ways,
Soon or later they will join again.
We could swim in distant seas and meet again in the same ocean.
He is my breath, my soul, my Sunshine
And I’m nothing without him
Even myself …