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Tanto per tornare un po’ con i piedi per terra, dopo aver a lungo parlato di videogiochi, vediamo di riassumere brevemente che ne è della mia Real Life in quest’ultimo periodo.
Sostanzialmente, dopo essere tornata da Londra ho iniziato a mandare CV a ruota di collo e, nonostante avessi scommesso il contrario, sono riuscita, nell’arco di meno di 10 giorni, a sostenere tre colloqui il che sarebbe anche una cosa positiva se non fosse che, in tutti e tre i casi, mi sono cadute letteralmente le braccia. 
Siccome voglio prendere le cose con filosofia per non stare troppo ad impazzire, ho deciso di riderci sopra e di condividere con voi queste esperienze karmiche.
AGENZIA 1
Il colloquio si teneva in quel di Empoli.
Per raggiungere il posto mi sono letteralmente bagnata da capo ai piedi senza contare che il treno era in ritardo e che mi sono dovuta sorbire un’attesa di più di un’ora alla stazione perché ero arrivata in fortissimo anticipo (colpa del fatto che la tratta Firenze-Viareggio ha un buco di due ore durante il quale non passa praticamente nulla ).
Arrivo, grazie ad una mappa strategica, all’agenzia di mediazione culturale.
Mi aspettavo un ufficio carino e invece… già alle 14:00 nella via circolavano brutti ceffi ed una volta dentro mi trovo in uno… sgabuzzino. Cioè… proprio uno sgabuzzino in cui appena entri ti trovi sulla sinistra un bancone di legno e di fronte a te due porte: una per il bagno e l’altra per un ufficio, anch’esso un metro per un metro.
Il tizio che mi doveva fare il colloquio era un panzone, molto probabilmente straniero perché più di una volta, mentre parlavo, capiva fischi per fiaschi.
Dopo avermi detto che la mia laurea serve solo per tradurre e fare l’interprete (peccato che abbia 18 crediti di glottodidattica, altri 18 in geografia culturale con corsi sul turismo sostenibile e 12 in sociologia, tanto per citare tre materie a caso…) ad un certo punto se ne esce fuori con questa domanda:
“Lei in che cosa sarebbe migliore? Che cosa sarebbe disposta a fare in più rispetto alle altre candidate?”
Sottolineo: “candidate”.
Sono tutte donne? Dovrei dire che cosa posso fare io in più di altre donne?! Ad un uomo che mi guarda con aria strana?!! 
Replico cordialmente:
“Mi rifiuto di rispondere a questa domanda, mi scusi.”
E quello, facendomi un sorrisetto strano mi fa:
“Ma non c’è nulla di male in quello che ti ho chiesto. Ad esempio…” e qui forse voleva distendere l’atmosfera: “… l’altra candidata mi ha risposto che poteva garantire massima puntualità perché abita dietro l’angolo.”
Evidentemente il fattore vicinanza sovrasta qualsiasi tipo di competenza e/o abilità pregressa perché il simpaticone mi fa notare ripetutamente che io vivo troppo lontano quando poi, al termine del colloquio, mi dice che il periodo di prova consiste nel… rispondere a delle domande sul loro sito! 
Cioè, ma se è un telelavoro che te ne frega di dove abito?
AGENZIA 2
Situata a Lucca, ricercava 6 “Data Entry” per un punto commerciale.
Prima di partire mi dico:
“Massì… vediamo il loro sito così so già prima in che ambito lavorano questi.”
Al posto della loro pagina web (che non hanno nemmeno), Google mi riporta, tra le prime voci in assoluto, dei forum nei quali alcuni utenti descrivono la loro (atroce) esperienza con quella che viene definita da molti “una manica di buffoni delinquenti”.
Scuoto la testa, mi rifiuto di pensare che esista davvero un’azienda che alle 8:20 organizza “incontri motivazionali” con tanto di inni di dubbia natura al fine di gasare i dipendenti il cui unico scopo nella vita è andare a far firmare contratti, di altrettanta dubbia natura o liceità, ad ignare persone.
Mi rifiuto e giacché ero già vestita decido comunque di andare a dare un’occhiata.
L’appuntamento era alle 15:30, ma non si trattava di un appuntamento vero e proprio perché a quella stessa ora avevano convocato una ventina di persone, tutte incalcate in una sala d’attesa rosso sangue e tutte con facce sgomente. Quando arriva il mio turno, fortunatamente già preparata, specifico che io sto rispondendo all’annuncio di Data Entry e che per NESSUNA ragione al mondo avrei accettato di fare la venditrice porta a porta (o, tradotto in soldoni, la scassa palle ). Aggiungo che se vogliono possono mandarmi pure il calendario per il giorno di prova, ma che sia un giorno di prova per questo profilo professionale. NON per altri.
La tipa rimane un po’ sconcentrata dalla mia decisione e mi dice che avrebbe mandato per email le date di incontro.
A oggi ancora niente… chissà come mai. 
AGENZIA 3
Un ufficio dell’impiego che cercava una persona da inserire, previo periodo di formazione, nel suo organico, questa volta sita a Monsummano Terme… a pochi chilometri da casa mia.
Telefono per chiedere le modalità di candidatura e loro mi rispondono che devo semplicemente passare lì con il CV per affrontare il colloquio e così faccio la mattina dopo.
La tipa mi guarda sgomenta come se avesse visto un alieno dicendomi subito:
“Ma qui sono già venuti altri candidati.”
Specifico alla signora che avevo telefonato solo ieri della serie: “mica è passato un mese”.
Mi fa accomodare e, ad un certo punto, come un fulmine a ciel sereno mi fa:
“Come mai ha deciso di candidarsi qui dato che non fa parte dell’ambito richiesto?”
Rimango un attimo interdetta, recupero un po’ di amor proprio e rispondo candidamente:
“Mi scusi, ma non cercavate un laureato in campo umanistico?”
“Sì, appunto, ma vedo che lei ha conseguito una laurea in lingue.”
Non ci posso credere. No… mi RIFIUTO di pensare che esista una persona tanto DEMENTE a questo mondo e così faccio:
“La laurea in lingue… fa… parte del campo umanistico.”
“Ah sì?” E’ stata la risposta del mononeurone il quale, per altro, era preoccupata perché abitavo troppo lontano dal posto di lavoro. Sì… 9km che posso farmi con la mia auto è una distanza spaventosa. Mamma mia. Uscirei distrutta da questa esperienza. 
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