|
Non volendo divagare in inutili e noiosi preamboli, come il titolo stesso suggerisce, questo articolo tratterà della seconda ed ultima parte della serie in 24 puntate Steins;Gate con particolare enfasi proprio sull’ultimo episodio. Dato il numero a dir poco abnorme di spoiler, onde evitare che ci incappiate per sbaglio, ho deciso di frazionare il post di modo da dare la possibilità solo a chi ha finito di vedere l’anime di visionare, a scelta, la mia recensione.
Vi auguro buona lettura e fatemi sapere i vostri pareri a riguardo, mi raccomando! 

Okay, partiamo dall’assunto che a me Steins;Gate è piaciuto molto e che, alla luce di tutto quanto io abbia visto, mi sentirò di consigliarlo a chiunque chiederà la mia opinione.
Detto questo, però, vorrei muovere delle critiche. Ebbene sì… delle critiche. Perché l’appassionarsi ad una serie non significa affatto chiudere gli occhi su eventuali difetti (che ci sono e ci saranno sempre OVUNQUE perché anche i cartoni sono opera umana e non divina ).
Il backtracking tra le D-Mail è stato caratterizzato da notevoli alti e bassi: da una parte abbiamo gli episodi legati al caso Moeka, di grandissima intensità e drammaticità, mentre dall’altro si ha come l’impressione di essersi persi in un bicchiere d’acqua con l’evento di Ruka.
L’anime dedica una puntata INTERA, con tutto quello che aveva in ballo, ad un improbabile appuntamento nel quale il protagonista fa finta di fare il fidanzato della giovane destinata a tornare maschio. Piuttosto che soffermarsi sulle ripercussioni psicologiche della ragazza, le si regala una sorta di “contentino” e si chiude un episodio che, per contenuti, sarebbe potuto essere riassunto in pochissimi minuti (dal momento che agli autori poco importa della sorte di Ruka, tristemente relegata/o fino alla fine a mero riempitivo).
Il meccanismo narrativo si inceppa ancora una volta, dopo un’altra manciata di dirompenti eventi, verso la fine quando, dopo aver sottolineato il prevedibile, ovvero la scelta di Okarin tra salvare Mayuri o Kurisu, si perde letteralmente tempo con una pesante “shojata” nella quale tutto ciò che viene fatto passare è un ricamo rosa sul camice bianco dello scienziato pazzo e un paio di baci appassionati.
Qualcuno ha “giustificato” questa gigantesca parentesi, sicuramente buona in una serie lunga, ma del tutto inappropriata nel caso di questo anime dove tanto si doveva/voleva dire, ma in 24 miserissimi episodi, dicendo che Steins;Gate è una storia che parla d’amore.
Sicuramente il tessuto narrativo presenta elementi romantici. Indubbiamente la matrice di gran parte delle azioni è il sentimento, ma non facciamoci ingannare e sopratutto non diciamo cavolate immonde: Steins;Gate è una storia che parla di viaggi temporali. Punto e basta.
Anche la puntata nella quale Mayuri fa il suo lungo monologo davanti alla tomba dei suoi è tanto triste quanto ingombrante.
L’anime ha indubbiamente l’enorme pregio di aver retto così tanto, se pur con il suo andamento alquanto altalenante, parlando SOLO di un gruppo di ragazzi fancaxxisti e, ancor più nello specifico, di un giovane che da insopportabile cojonazzo diventa un personaggio con la “p” maiuscola come non se ne vedono da tempo, che gioca (quasi letteralmente almeno all’inizio! ) con i delicatissimi tessuti del tempo.
E tutto questo lo fa senza dover scomodare i “nemici” che vengono solo accennati e sopratutto senza cadere in probabilissimi paradossi e/o incoerenze che, in una trama avente come soggetto questo argomento, possono benissimo capitare.
Tutto ciò fino all’ultima puntata preceduta da un episodio tragico e gestito in maniera a dir poco impeccabile, veicolante sentimenti fortissimi ed intensi quali dolore, angoscia, terrore, seguiti a ruota da un senso di liberazione e di speranza.
Un’ultima puntata che si rende colpevole di aver voluto mettere tutto a posto a scapito di quella stessa coerenza in precedenza così faticosamente ricercata.
Innanzi tutto non esiste, per come la vedo io, una sola ragione logica e/o fisica per cui Suzuha sia scomparsa nella macchina del tempo: se è vero (e non lo è) che la ragazza scompare semplicemente perché non appartiene più a quella linea temporale allora anche lo stesso Okarin, che, evidentemente ha modificato la sua, avrebbe dovuto subìre lo stesso identico destino.
Tra le altre cose ciò che dice il protagonista al se’ stesso del passato a proposito di “vivere le tre settimane più intense della sua vita” getta ancor più confusione nella trama facendo presagire il fatto che, dopo tutto, si venga a creare un loop perenne nel quale abbiamo l’Okarin A (del video messaggio) che dice a Okarin B (quello della linea temporale di Steins;Gate) come fare a ingannare il tempo il quale, gioco forza, andrà a creare infiniti altri Okarin (il primo sarà il C, quello che viene ingannato dalla storia e fugge via come un pazzo) se si da per scontato che le vicende si susseguiranno nello stesso identico modo perché se così non fosse sarebbe stato oltre modo necessario, per come la vedo io, spiegare la differenza tra la linea temporale B e la C.
Dunque il video messaggio verrà inviato anche agli altri Okarin?
O sarà Okarin B a farlo?
E per quale motivo dato che nella sua linea temporale tutto si era risolto?
Questi e tantissimi altri quesiti si accavallano prepotentemente, ma non trovano alcuna risposta perché gli autori hanno preferito forzare la situazione imponendo un happy ending a tutto tondo nel quale la linea temporale B rimane del tutto illesa quando invece avrebbe dovuto avere ripercussioni.
L’alternativa lettura a quella delle linee temporali separate è quella del loop temporale .
Steins;Gate non chiarisce quale strada viene percorsa perdendo di solidità proprio alla fine.
Un vero peccato.
|